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Governo Italiano

Intervista

Data:

01/04/2003


Intervista

Per più di un secolo la popolazione civile dell’Afghanistan ha subito diverse guerre, senza che queste conducessero ad una stabilità democratica del paese. Il bilancio: due milioni di morti, una persona su quattro rifugiata interna o esterna, una vittima delle mine ogni quarto d’ora, la distruzione totale di tutte le strutture di base (scuole e ospedali) e delle istituzioni (Giustizia). Un paese che con l’apparire dei talebani, nel 1994, ha vissuto anche l’esclusione totale delle donne e la scomparsa di ogni forma di manifestazione della vita culturale, artistica e sociale. Una nazione ridotta al silenzio dalla morte, dalla censura, dagli spostamenti e dall’esilio di quanti promuovessero la resistenza al regime integralista (responsabile degli attentati alle Twin Towers dell’11 settembre 2001, ndr). Ma Dopo l’intervento militare della coalizione internazionale, che ha deposto la ‘dittatura’ talebana, avviando il processo di ricostruzione del paese, l’Afghanistan vive una nuova stagione. L’Italia, ha risposto con rapidità alla crisi umanitaria alla fine del 2001, e, dopo aver mantenuto gli impegni assunti alla Conferenza di Tokyo, è oggi impegnata nella creazione di basi solide per la neo-costituita Amministrazione afghana. Il sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, Margherita Boniver, in prima linea sul fronte della cooperazione umanitaria, ci spiega come questo progetto sia sostenibile.

D. Quale la situazione in Afghanistan oggi?

R. Rispetto ad un anno fa la situazione è migliorata: l’Afghanistan dispone di un quadro di riferimento per il consolidamento della pace e della sicurezza. Molto tuttavia resta ancora da fare per rafforzare la posizione del presidente Karzai e per estendere il potere centrale nelle regioni. Il governo transitorio di Karzai ha continuato a rafforzare la sua autorità in tutto il paese ed è riuscito a registrare una serie di successi insperati in un paese dalle istituzioni distrutte da 23 anni di guerra e conflitti interni. In questo quadro si pensi all’approvazione del bilancio nazionale per il 2003, al completamento della riforma valutaria e all’attuazione di una serie di programmi nazionali destinati a fornire ai cittadini afghani benefici chiari e tangibili, ad esempio il pagamento degli stipendi e la ricostruzione delle infrastrutture. Nell’ambito degli sviluppi politici, è in fase di definizione il primo draft della nuova Costituzione che dovrebbe essere sottoposta ad una consultazione nazionale anche nelle aree decentrate, nel prossimo aprile-maggio. Essa dovrebbe essere approvata ad ottobre in una speciale riunione della Loya Jirga (sorta di Parlamento nazionale). Si sta anche procedendo, con il fondamentale aiuto delle Nazioni Unite, alla preparazione delle elezioni che sono previste nel giugno 2004.

D. La sfida maggiore con la quale si confronta il governo Karzai?

R. La sicurezza, le cui condizioni devono essere migliorate per permettere il ristabilimento dello stato di diritto in tutto il paese (e non solo nelle zone limitrofe a Kabul) e il rispetto dei diritti umani. A questo fine nella Conferenza di Tokyo dello scorso anno sono stati identificati i cinque settori chiave su cui si incentra la ricostruzione dell’Afghanistan; oltre alla ricostruzione del settore della Giustizia, di cui l’Italia ha assunto il compito del coordinamento, gli Usa si stanno occupando della riforma dell’Esercito, la Germania della riforma della Polizia, il Regno Unito del contrasto al narcotraffico e il Giappone del disarmo delle milizie.

Karzai ha firmato nello scorso dicembre un trattato di Buon Vicinato con Cina, Pakistan, Iran, Tajikistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Ci si augura che con tale trattato vengano meno quelle ingerenze che spesso hanno fomentato in passato questa o quella fazione, con gli evidenti effetti politici destabilizzanti per il Paese. Queste riforme "interne" combinate alla presenza militare di Isaf per Kabul e di Enduring Freedom hanno iniziato a dare i propri frutti e si manifesta in modo sempre più evidente il desiderio di pace della maggior parte della la popolazione. La comunità internazionale è consapevole della necessità di continuare in un impegno visibile e consistente di lungo periodo nel processo di ricostruzione e, in tale ottica, si sta procedendo a dare attuazione agli impegni assunti nel corso della Conferenza di Tokyo sulla ricostruzione, nella quale l’insieme dei donatori ha deciso di impegnare 4,5 miliardi di dollari, subordinando tali aiuti al rispetto degli Accordi di Bonn.

D. I primi risultati del processo di democratizzazione?

R. "Il 2002 ha segnato la riapertura dell’anno scolastico dopo l’interruzione di più di cinque anni decretata dai Talebani e che circa il 30 per cento degli studenti sono di sesso femminile, come pure un terzo degli insegnanti. Si può inoltre rilevare che nel settore dei media, il Paese è passato da una situazione di totale assenza di informazione all’attuale dinamismo: nel giro di un solo anno più di 170 testate hanno iniziato a funzionare, insieme ad un settore radio-televisivo in continua espansione".

D. Il nostro paese interviene con contributi propri agli aiuti internazionali? E cosa realizza, o contribuisce a realizzare, a sostegno delle fasce più deboli?

R. "Il governo italiano si è attivato fin dall’inizio per riportare la stabilità in Afghanistan dopo gli eventi bellici della fine del 2001, quando il nostro paese stanziò 43 milioni di euro. Altri 47,7 milioni di euro sono stati impegnati nel bilancio del 2002 e per l’anno in corso ne sono programmati altri 47. Questi interventi diventano operativi principalmente attraverso le agenzie multilaterali già operative nell’area e alcuni di questi programmi sono particolarmente diretti a fronteggiare le emergenze della popolazione. Mi riferisco ai 6,5 milioni di euro dati all’Unicef per vaccinare contro il morbillo quasi quattro milioni di bambini afghani, alla riapertura di scuole, alla fornitura di kit scolastici. Grazie al contributo dall’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) è stato possibile ristrutturare la clinica infantile di Kabul. E poi ancora nel 2002: il finanziamento alla Fao ha permesso l’acquisto di strumenti indispensabili all’agricoltura, dai macchinari ai fertilizzanti, dalla vaccinazione del bestiame alla bonifica di migliaia di ettari di terra. Ovviamente abbiamo partecipato anche interventi di assistenza socio-sanitaria, alla costruzione di edifici antisismici e alla riabilitazione di infrastrutture pubbliche".

D. L’Italia ha assunto la responsabilità di coordinare gli interventi per la riabilitazione del settore Giustizia dell’Afghanistan. Un ulteriore passo verso la democrazia?

R. L’Italia ha accettato l’oneroso compito di "Lead country" per la ricostruzione della Giustizia in Afghanistan nella consapevolezza che solo il ripristino dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani possano permettere al Paese di riuscire ad ottenere quella credibilità esterna destinata a favorirne anche la ripresa economica ed uno sviluppo sostenibile, senza dover continuamente dipendere dall’aiuto esterno. Il nostro compito consisterà, oltre che nell’identificazione delle iniziative da attuarsi, di concerto con le autorità afghane, in un’opera di coordinamento delle sinergie delle comunità internazionale.

Tra i primi risultati c’è la definizione di un piano d’azione per i progetti prioritari da realizzare entro quest’anno che prevede fra l’altro la ricostruzione di alcune infrastrutture essenziali, corsi di formazione - o di riqualificazione - per giudici, avvocati ed operatori del settore, ristrutturazione del sistema penitenziario e della giustizia minorile e molti altri. Si può ora passare alla fase operativa, dell’attuazione dei progetti e dei programmi più urgenti e in questo quadro la recente nomina del presidente Di Gennaro come "Special Advisor del Governo Italiano per la ricostruzione del settore Giustizia in Afghanistan" si rivela particolarmente tempestiva. Oltre ai 5,6 milioni di euro già inizialmente impegnati, l’Italia ha deciso di stanziare altri 20 Meuro per il biennio 2003-04.

I contributi saranno orientati soprattutto a fornire assistenza tecnica, attrezzature e formazione per la riattivazione del sistema giudiziario. I bisogni del settore sono enormi e il compito che ci siamo assunti è immenso, ma se riusciremo ad aiutare questo paese martoriato, che ha rappresentato per troppi anni la terra di nessuno e il punto d’approdo di tutti i terroristi e tagliagola del mondo, a ritrovare un minimo di stabilità tale ricompensa appare di gran lunga sufficiente a compensare la difficoltà dell’impresa.

D. Il sostegno italiano alla neo-costituita Amministrazione afghana che tipo di interventi prevede?

R. "Nel settore delle infrastrutture, l’Italia ha manifestato il proprio interesse a finanziare, con un dono dell’ammontare indicativo di 38 milioni di Euro (di cui 12 per il 2003 e 26 per il 2004), il tratto Kabul-Bamyan (ca. 140 Km) sulla direttrice stradale Kabul-Herat. Sono stati inviati dei tecnici italiani per studiare la fattibilità del progetto, per la cui realizzazione si prevede un contributo bilaterale diretto al bilancio del Governo afgano con gli opportuni meccanismi di assistenza tecnica e di monitoraggio.

Per quanto riguarda lo sviluppo rurale, l’Italia è intervenuta sia sul canale multilaterale, che su quello bilaterale. In particolare, l’Italia ha finanziato dei programmi attraverso Undp (United nation development program) e della Fao nonché diverse attività bilaterali, sia di supporto ai Ministeri maggiormente coinvolti nello sviluppo delle zone rurali, sia con un programma diretto sul territorio (valore totale ca. 8 milioni di Euro, su due anni, attualmente in corso) con un approccio integrato e multisettoriale (irrigazione, nutrizione, sanità, educazione). I finanziamenti sui due canali sono stati erogati prioritariamente dapprima nella Piana di Shomali, in prossimità di Kabul, e poi nelle province sudorientali, che rischiavano di restare indietro nel cammino dello sviluppo, in risposta alle pressanti richieste delle autorità locali.

Nel settore sanitario, l’Italia ha finanziato la riabilitazione della clinica materno-infantile di Kabul, realizzata tramite settori specializzati delle Nazioni Unite e con la partecipazione di Organizzazioni non governative italiane. A questi interventi si devono aggiungere le componenti sanitarie dei programmi integrati di sviluppo rurale e di emergenza finanziati dall’Italia. Tra le iniziative di prossima attivazione, infine, figura un contributo di 750.000 Euro all’Oms per la campagna di lotta alla tubercolosi".

D. Come garantire l’esito positivo del processo di ricostruzione?

R. Affinché il processo di ricostruzione possa poggiare su solide basi ed essere sostenibile è necessaria una significativa partecipazione afghana all’identificazione delle strategie e dei programmi di sviluppo e un ampio coinvolgimento di tutti i settori delle comunità coinvolte, in particolar modo di quelli che maggiormente hanno sofferto a causa dei conflitti e delle imposizioni del regime talebano. In altre parole il processo di ricostruzione deve essere caratterizzato da una "Afghan ownership" sia al livello del governo centrale che a quello delle comunità locali, favorendo il raccordo tra i due livelli, in modo da rafforzare - in un contesto frammentato come quello afgano - l’autorità del governo centrale, valorizzare le risorse locali e promuovere il principio della convivenza pacifica tra le numerose etnie che compongono il paese. In particolare, è necessario rafforzare attivamente la partecipazione delle donne alla vita sociale e politica a partire, naturalmente, dal godimento di quei diritti, istruzione in primis, di cui il regime talebano le aveva private.

In quest’ottica, gli interventi di cooperazione debbono essere quanto più possibile programmati con la partecipazione dei beneficiari, integrati e focalizzati su un ambito territoriale, in modo da poter rispondere alle priorità complessive di una determinata comunità in tutti gli ambiti dello sviluppo (rafforzamento delle istituzioni di governo, ripresa economica, educazione, salute,etc.).Questi principi guidano l’azione dell’Italia, sia nell’identificazione delle iniziative bilaterali, che nella selezione delle iniziative multilaterali da finanziare.


Luogo:

Roma

Autore:

Mikaela Zanzi

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