Moavero Milanesi: «Abbiamo svegliato l'Ue e fermato sbarchi» (Libero)
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Governo Italiano

Moavero Milanesi: «Abbiamo svegliato l'Ue e fermato sbarchi» (Libero)

Data:

16/07/2018


Moavero Milanesi: «Abbiamo svegliato l'Ue e fermato sbarchi» (Libero)

 

L'aspetto più sorprendente di questo governo non sta forse tanto nel fatto che lo tengano insieme due partiti alquanto diversi tra loro, che fino a una settimana prima dal giuramento si davano battaglia dicendosene di ogni.

Ciò che più spiazza è che la faccia nel mondo dell'alleanza M5SLega, forze di rottura, potentemente anti-sistema e critiche verso l'Europa, sia quella di Enzo Moavero Milanesi, attuale ministro degli Esteri. È un indipendente, caldeggiato dal presidente Mattarella e, come lui stesso dice, «chiamato, credo, per le competenze ed esperienze professionali in Europa». Solo che se Conte, pur di diventare premier, è stato tentato dall'arricchire il proprio curriculum internazionale, a Moavero avrebbe invece fatto gioco sbianchettarlo un po'. Già, perché il responsabile della Farnesina era ministro anche in un recente passato. Un dicastero bollente, gli Affari Europei, per conto di uno dei bersagli politici preferiti sia da Salvini che da Di Maio: Mario Monti, del quale Moavero fu anche capo di gabinetto, dal 1995 al 2000, quando il futuro senatore a vita per gentile concessione di Napolitano - che poi se ne pentì amaramente - era commissario Ue a Bruxelles, indicato da Silvio Berlusconi. Ma forse proprio la parabola di Monti sta a dimostrare che gli incroci in politica sono all'ordine del giorno.

Il ministro però non si limita a fare la mosca bianca. «Cerco di mettere le mie esperienze e conoscenze internazionali a disposizione del governo. La compagine è giovane, lo si vede dal dinamismo di alcuni miei colleghi, un contributo di chi ha già fatto pratica può essere utile». Detto, fatto. C'è anche lui, dietro l'ultima svolta dell'Europa in tema di immigrazione: 450 profughi salvati in mare dall'Italia ma non sbarcati, trasferiti su navi sicure in attesa di essere distribuiti tra i Paesi Ue. «Come da precedenti accordi» specifica Moavero, commentando la lettera spedita dal governo italiano agli altri Stati chiedendo impegno, solidarietà e condivisione nell'accoglienza ai profughi.

Ministro, è un guanto di sfida lanciato alla Ue sull'immigrazione?

«Direi che abbiamo risvegliato l'Europa con azioni e proposte motivate e sostenibili. All'ultimo vertice Ue abbiamo, per la prima volta, ottenuto che si mettesse nero su bianco lo schema di una vera politica comune per l'immigrazione. Ricordo che il famoso Regolamento di Dublino riguarda solo il diritto di asilo. La Ue era davvero latitante sull'argomento immigrazione, noi siamo riusciti a far scrivere due impegni basilari: investire nei Paesi d'origine dei migranti, cosa interessante per le nostre aziende e contro i trafficanti di uomini, e costruire centri di assistenza in più Stati Ue e lungo le vie seguite per arrivare da noi. Una duplice azione che ridurrà il flusso dei migranti»

Ottime intenzioni, ma i fatti?

«I trattati europei, per volontà degli Stati, non prevedono strumenti cogenti. Però siamo passati dalle parole agli impegni scritti. Ora dobbiamo passare all'attuazione».

Si dice sia stata una sua decisione non far sbarcare i profughi salvati e inviare la lettera agli Stati Ue...

«C'è un costante, stretto coordinamento, presieduto dal premier Conte, tra i ministri competenti: Salvini, Trenta, Toninelli e io. Sabato abbiamo deciso di inviare una lettera formale ai leader Ue, richiamandoci alle innovative conclusioni del vertice di fine giugno e sollecitandone l'applicazione. Contengono parole esplicite, come condivisione e azioni complementari. Abbiamo chiesto ai partner Ue di passare ai fatti. Il risultato c'è: la responsabilità sui migranti in arrivo dal mare viene suddivisa tra Stati diversi prima del loro approdo e sbarco».

Come finirà? Non tutti gli Stati hanno aderito...

«E’ molto positivo che alcuni abbiano aderito. Questo è un caso diverso da quelli della nave ong Aquarius e della Lifeline, che furono gestiti in una logica emergenziale. Ora stiamo agendo a valle di precise indicazioni del Consiglio Europeo, dunque in un quadro istituzionale strutturato, seppure volontario»

E i respingimenti in mare di Salvini? L'accordo raggiunto a Bruxelles non ne parla?

«Le iniziative del ministro dell'Interno non contraddicono gli accordi europei. Questi richiedono una condivisione degli sforzi tra i Paesi. Dal vertice è venuta fuori una linea di direzione politica della Ue finalmente chiara e noi sollecitiamo i partner ad applicarla con lealtà».

La Ue però è alla frutta, sbaglio?

«La verità è che da decenni il processo di unione è rallentato da tutti i governi, Germania e Francia inclusi, che non hanno alcuna volontà politica di procedere verso la federazione, preconizzata dai fondatori negli anni '50 e '60. Oggi la Ue è in mezzo al guado che, come abbiamo imparato dai film western, è la posizione peggiore».

C'è un modo per uscirne?

«L'Europa deve chiedersi se per affrontare il futuro sia più conveniente la dimensione nazionale o una federazione in stile Usa. Se si scegliesse la seconda opzione, andrebbero interpellati i cittadini con un referendum».

Che cosa ha frenato il processo di unione?

«La crescente sfiducia tra gli Stati ha fatto sì che si perdesse la vocazione a privilegiare l'aspetto comunitario. Sono aumentate le incomprensioni. Per esempio, noi e i nordici abbiamo visioni molto diverse: noi parliamo di migranti nel Mediterraneo, loro di navigazione nel Mar Artico. Ci sono troppe sclerosi e perfino impressionanti analogie tra la decadenza dell'Impero Romano e quella della Ue: la litigiosità intestina, l'adagiarsi sull'acquisito benessere, la difficoltà a rinnovarsi, il tema dell'invasione».

Per fortuna che c'è la Nato?

«Sono reduce dal vertice di Bruxelles con Donald Trump e le garantisco che la Nato terrà.  E’ essenziale per la nostra sicurezza ma oggi non è solo un'alleanza militare: porta innovazione tecnologica e collaborazione contro il terrorismo internazionale».

Trump però batte cassa...

«Ha le sue ragioni, gli Usa pagano molto più degli altri alleati, comunque sarà una cosa progressiva. Certo, ora che però non c'è più l'Urss, l'Alleanza deve riequilibrasi. Basta concentrarsi solo sullo scacchiere Est, anche quello Sud, nel Mediterraneo, va presidiato. E quello che l'Italia ha chiesto e conseguito al vertice».

Già ma costa. Abbiamo un contrasto con la Ue sulla tenuta dei conti: Bruxelles ci chiede una manovra di una decina di miliardi, Salvini valuta di aumentare il debito per favorire la crescita, come finirà?

«L'Europa dà indicazioni di questo tipo a tutti, non solo a noi. L'Italia ha un debito elevato, lascito degli anni '70 e '80, quando crebbe molto la spesa pubblica, anche per via del terrorismo. Ma non c'è alcun problema d'insolvenza, anzi il debito inizia a calare. In autunno ci presenteremo con un piano per la legge di stabilità e ne discuteremo con l'Europa. La svolta arriverà dagli investimenti, specie privati. Grazie al nostro risparmio, abbiamo molta ricchezza da impiegare».

Sono parole che preludono a una patrimoniale?

«Niente affatto, per quanto mi riguarda. Al contrario, vanno stimolati gli investimenti dei privati perché ciascuno possa contribuire allo sviluppo del Paese. Una libera scelta di fiducia, denari nostri ma non pubblici, non drenati prima dalle tasse e poi ridistribuiti, né frutto di nuovo debito. Serve una grande mobilitazione collettiva, che sia garanzia della massima onestà e fiducia nelle istituzioni finanziarie e nelle imprese».

Sa di velleitario...

«E già successo negli anni Cinquanta e Sessanta. ll punto è ritrovare fiducia in noi stessi, come l'avevano i nostri nonni, pur devastati dalla guerra».

Perché gli italiani hanno votato in massa M5S e Lega?

«Perché in questi partiti hanno visto la loro stessa voglia di cambiamento, declinata in maniera immaginativa. Credo che gli elettori abbiano inteso scardinare il sistema e puntare su quanto di più nuovo hanno ritenuto di avere davanti. Forse non siamo più quelli del Gattopardo».

Com'è vissuto l'antieuropeismo della Lega sovranista e dei grillini? «Antieuropeismo? Badiamo al concreto: da anni l'Europa ci chiede di semplificare le e regole, rendere scuola, giustizia e pubblica amministrazione più efficienti, fare le riforme fiscale e del lavoro, tutelare l'ambiente. Sono tutti punti fondanti del nostro governo. La narrativa sui sovranisti antieuropeisti è fuorviante».

Da fuori pare che M5S e Lega marcino paralleli ciascuno lungo la propria strada. Da esterno che però sta dentro, lei come li vede?

«Si comprendono bene, meglio di quanto non si dica. Intendono realizzare il contratto di governo. Non vedo particolari lacerazioni, sulle scelte importanti il governo è unito. Salvini e Di Maio possono essere in una naturale competizione, come leader di partiti, ma è un contesto emulativo a chi fa di più piuttosto che uno scontro sterile».

Quanto durate?

«Mi auguro a lungo, perché agli italiani serve stabilità. Le scadenze future non vanno viste come una minaccia alla durata dell'esecutivo. Le elezioni europee del 2019 possono essere un momento di verifica della sintonia con gli elettori, non di rottura».

Qualche politologo ha scritto che M5S e Lega finiranno per unirsi in un unico partito populista...

«Su molti temi non sono distanti, ma la risposta spetta ai due vicepremier».

Domanda banale, ma com'è fare parte prima del governo più europeista e poi di quello più antieuropeista della storia italiana recente?

«Sono diversissime le fasi politiche. Monti ha dovuto affrontare una situazione terribile, il Paese era aggredito dalla speculazione e rischiava la bancarotta. In una Ue pervasa da asimmetrie, la crisi finanziaria ed economica scoppiata negli Usa ha colpito l'euro, mettendo in pericolo la sua stabilità. La lentezza nel trovare una soluzione efficace a livello Ue ha deluso i cittadini. La crisi ha iniziato a finire quando, grazie proprio all'azione del governo italiano, è intervenuta la Banca Centrale Europea, imponendo una nuova politica monetaria anche a chi, come la Germania, recalcitrava».

Sulla base della sua esperienza a Bruxelles mi sta dicendo che la Ue ha aggravato la crisi degli Stati rischiando di far fallire l'Italia?

«Dico solo che se gli Stati dell'Unione fossero stati più compatti e decisi dall'inizio della crisi, sarebbe stato molto meglio. La Ue è una strana creatura incompiuta, onnipresente se deve dirti come si impacchetta il burro, latitante davanti a problemi giganteschi come le migrazioni».

Parlava di fasi diverse: quindi adesso non rischiamo il fallimento come invece sostengono gli avversari di questo governo?

«Ci sono emergenze, ma diverse da quelle del 2011. Oggi non si tratta di cercare di salvare il Paese ma di propiziarne il rilancio. I tempi restano complessi. La globalizzazione mette tutti in concorrenza tra loro, la rivoluzione tecnologica permette di spostare miliardi con un click, il cambiamento climatico spinge le popolazioni a muoversi: questi tre elementi ci pongono davanti a sfide e opportunità. Penso che ora le scelte vadano fatte non per scongiurare il peggio, come toccò a Monti, quanto per fare un salto di qualità positivo. E tempo di investire e osare per costruire un domani migliore».


Testata:

Libero

Autore:

Pietro Senaldi

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