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Governo Italiano

Intervista al Direttore Generale Vincenzo De Luca - "Quanto conta l’Italia nel mondo. La missione possibile della Farnesina" (Artribune)

Data:

13/07/2016


Intervista al Direttore Generale Vincenzo De Luca -

Vincenzo De Luca è il nuovo Direttore Generale del settore del Ministero degli Affari Esteri che si occupa di promuovere il Sistema Paese nel mondo. E in questa intervista ci dice la sua. Con fiducia. Nonostante il problema delle risorse…

La Direzione Generale che lei presiede da qualche mese si occupa della Promozione del Sistema Paese nel mondo, per i settori dell’economia, della lingua e della cultura, della scienza e della tecnologia. Quali azioni svolge e quali strumenti concreti offre questo comparto del Ministero a chi lavora all’estero in tali settori? Chi beneficia del vostro supporto?
Oltre alla rete diplomatico-consolare di 125 Ambasciate e 79 Consolati articolata su cinque continenti, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale gestisce anche 83 Istituti di Cultura distribuiti in 59 Paesi. Non è solo un insieme di uffici amministrativi, ma una “rete intelligente” fatta di funzionari accuratamente selezionati e altamente formati, che servono l’Italia all’estero. È uno straordinario valore aggiunto. Uno strumento strategico che la Farnesina mette al servizio degli interessi nazionali dell’Italia nel mondo, dei suoi cittadini, dei suoi operatori, dei suoi artisti, delle sue imprese. Interessi politici e di sicurezza, certo. Ma anche economici, commerciali, culturali, e scientifici. Tutela di interessi, tengo a dirlo, che riguardano quasi tutti gli aspetti della vita di ogni nostro concittadino.

A partire dalle imprese, per esempio.
Sì, grazie alla rete estera del Ministero, la Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese fornisce sostegno istituzionale alle imprese: facilita i contatti con gli interlocutori statali e pubblici locali, sostiene la partecipazione alle gare, assiste nella risoluzione dei contenziosi. Inoltre, i rapporti che i diplomatici italiani tessono con i decisori politici ed economici locali permettono di acquisire informazioni attendibili e mirate: sia di orientamento ai mercati, sia di market intelligence su opportunità d’affari, piani di investimento, commesse pubbliche, ecc.
Da anni questa Direzione Generale mette a disposizione di imprenditori e aziende italiani due utili piattaforme informatiche: “InfoMercatiesteri”, per le informazioni di contesto, ed “ExTender”, per le gare internazionali. A queste si aggiunge la newsletter “Diplomazia economica”.
Questo Ministero coordina missioni a guida politica in Paesi esteri, cui partecipano imprese e associazioni di categoria. Organizza inoltre eventi a carattere economico alla Farnesina, come business forum e country presentation, per favorire contatti e scambi di informazioni tra le diverse realtà economiche mondiali e l’Italia.

Quanto alla promozione culturale e linguistica, invece? Perché è ritenuta un’attività strategica?


Perché se alcuni Paesi sono per noi partner strategici, vogliamo che un domani una parte della loro classe dirigente sia italofona e italofila. In questa prospettiva, cultura e lingua sono essenziali. E essenziale la nostra rete di IIC che le promuove, interloquendo con teatri, conservatori, enti lirici, orchestre sinfoniche, compagnie di danza, organizzatori di festival, fiere del libro, atenei. E poi con i dipartimenti di italianistica, di architettura e di storia dell’arte. Rientra nel loro raggio di azione anche chi promuove l’Italia in campo editoriale, cinematografico, artistico, scientifico. Gli IIC lavorano per riunire i ricercatori italiani in loco, incoraggiandone incontri e associazionismo per favorire scambi di esperienze. Collaborano poi con le locali associazioni dei docenti di italiano, attori essenziali per la promozione della nostra lingua all’estero.

Seguite anche i processi di internazionalizzazione delle Regioni e delle altre Autonomie territoriali: mi interessa una sua opinione sul Sud Italia, che – pur avendo un potenziale di “esportabilità” altissimo – resta in una condizione grave di disagio economico e isolamento. Che progetti seguite con e per le Regioni del Sud?
Penso innanzitutto al progetto Signa Maris che coinvolge la Farnesina e la sua rete diplomatico-consolare e il MiBACT. L’iniziativa, avviata nel 2015, ha promosso itinerari turistici connessi alla nautica diportistica in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il progetto è finanziato nel quadro comunitario del Programma Operativo Interregionale 2007-2013 e punta a valorizzare le potenzialità di queste regioni nel settore, in collaborazione con Assocamerestero. Inoltre, anche se non è diretto solo alle Autonomie territoriali del Mezzogiorno, segnalo il prossimo roadshow per le Città metropolitane, che ha fra i suoi obiettivi informare gli enti locali degli strumenti per incoraggiarne l’internazionalizzazione.

Parlando di internazionalizzazione, impossibile non fare riferimento alla rete. Le aziende italiane, ma soprattutto i musei e le istituzioni culturali (specie se non parliamo di grandi realtà), non sono messi bene. Il suo dipartimento dà un supporto anche in al senso?
L’attività di promozione integrata non può prescindere dal web. Così è per il Ministero, come per la sua rete estera. Vorrei fare un esempio di come lavoriamo alla Farnesina e nella rete diplomatico-consolare italiana. L’Ambasciata d’Italia a Mosca ha creato il portale “La Tua Italia”. Il sito, che si auto-finanzia con sponsor privati e con inserzioni pubblicitarie di operatori, alberghi e aziende turistici, informa l’utenza con oltre 400 articoli in italiano e in russo sull’offerta turistica in Italia. Inoltre, fornisce servizi online ai turisti russi in tema di visti: compilare la domanda di visto; prendere appuntamento con i nostri uffici consolari in Russia; pagare le percezioni consolari. Infine, sul sito gli utenti prenotano app e “carte sconto” messe a disposizione da Regioni e Città italiane per ottenere sconti nei musei.

Dal suo punto d’osservazione privilegiato qual è, oggi, l’immagine del nostro Paese nel mondo? Rispetto alla stabilità e alla credibilità politica, ma anche al posizionamento internazionale in termini di economia e cultura.
L’esperienza che ho maturato all’estero e in Italia mi porta a condividere appieno le parole di saggezza e orgoglio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica di quest’anno: l’Italia è molto migliore di come noi italiani spesso la dipingiamo. Aggiungo io: nei contesti internazionali si è valutati in base alla sostanza, ai risultati. Impressioni e luoghi comuni lasciano il tempo che trovano. Sono il nostro contributo alla Comunità internazionale e alle sue cause più nobili in ambito bilaterale e multilaterale e la nostra solidità economica che si riverberano positivamente sulla credibilità dell’Italia. Sul rispetto delle cancellerie. Sull’immaginario dei cittadini di altri Paesi.
Per questo, oggi, l’immagine dell’Italia nel mondo si sta arricchendo. Perché siamo seri, leali, affidabili. Senza smettere di essere ingegnosi e creativi.

Conta ancora il mito del lifestyle italiano?
Certo. Ma alla tradizionale attrazione verso lo stile e il “vivere all’italiana”, di cui c’è sempre più domanda, si è ormai affiancato un crescente interesse per l’Italia che innova, che crea. Imprese e prodotti d’eccellenza italiani sono richiesti in un numero crescente di settori, ma anche nei comparti tradizionali c’è sempre più un occhio di riguardo per strumenti e metodi di lavoro innovativi di imprese italiane. Si sta ormai creando uno stretto binomio tra innovazione e tradizione, che caratterizza il prodotto Made in Italy e la sua riconoscibilità all’estero. Su questa nuova, positiva dinamica abbiamo il dovere di costruire. E rafforzare il nostro capitale di credibilità. Perché in campo internazionale la credibilità è moneta pregiata.

A proposito, questo governo come sta lavorando rispetto al potenziamento del Made in Italy all’estero? I fondi e le strategie previsti dalle ultime finanziarie sono sufficienti? Si tratta di operazioni di facciata o c’è anche del concreto?
Il potenziamento del Made in Italy è una priorità del Governo. Lo dimostrano le politiche dinamiche intraprese negli ultimi anni. Penso all’istituzione della Cabina di Regia per l’Italia internazionale, presieduta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero dello Sviluppo Economico. Penso alle risorse messe in campo dall’esecutivo con il piano di promozione straordinaria del Made in Italy. Oltre 261milioni di euro nel triennio 2015-2017 per sostenere il rafforzamento del Sistema Italia sui mercati esteri con azioni-chiave: la creazione di un logo unico per i prodotti agricoli e agroalimentari rappresentativi del patrimonio enogastronomico italiano di qualità; le campagne di comunicazione per contrastare l’ingannevole prassi commerciale dell’Italian sounding; il potenziamento dell’attività internazionale delle fiere italiane; i roadshow per attrarre investimenti in Italia; gli strumenti per rafforzare l’internazionalizzazione delle PMI, colonna vertebrale dell’apparato economico nazionale.

Parliamo d’arte contemporanea. La collezione della Farnesina è un gioiello, che si sta via via incrementando. Molte sono le opere di altissimo pregio e ultimamente si sta provando a spingere anche verso le nuove generazioni. Come pensate di incrementarla e rilanciarla? Chi se ne occupa?
Grazie al Comitato Scientifico istituito nel 2013 [composto da Gabriella Belli, Direttore dei Musei Civici di Venezia; Fabio de Chirico, Direttore Servizio I – Arte e Architettura Contemporanee, MiBACT; Luigi Ficacci, Soprintendente Province Lucca e Massa Carrara; Gianfranco Maraniello, Direttore del MART di Rovereto; Anna Mattirolo, storica dell’arte, MiBACT; Angela Tecce, Direttore del Polo Museale della Calabria, N.d.R.], nell’ultimo triennio abbiamo integralmente riprogettato la Collezione Farnesina.
Abbiamo acquisito nuove opere in comodato: protagonisti della scena italiana della seconda metà del Novecento (Burri, Accardi, Sanfilippo, Vedova, Turcato) e altri più recenti (Zorio, Piacentino, Mochetti, Salvadori). Abbiamo realizzato nuovi allestimenti (I piano; II piano, dedicato agli Anni Ottanta e Novanta; IV piano, dedicato alle giovani generazioni). Abbiamo introdotto e migliorato gli standard di musealizzazione (nuova illuminazione progettata ad hoc, nuove didascalie). Abbiamo inoltre realizzato numerose esposizioni itineranti all’estero: Messico (2013), Svezia, Germania, Macedonia (2014), Balcani (2015). E altre ne abbiamo in cantiere per il 2016-2017. Oltre ai progetti di circuitazione internazionale, è poi in corso uno studio su nuovi spazi per mostre da realizzarsi alla Farnesina e nuovi allestimenti per i piani III e V.

E nel futuro?
Nel prossimo triennio vogliamo accrescere la Collezione con nuovi comodati. E vogliamo utilizzarla come strumento per organizzare convegni, incontri con artisti, dibattiti. Crediamo che la Collezione Farnesina abbia natura di organismo vivo, capace di sollevare domande e riflessioni sui temi dell’attualità contemporanea. E far parlare dell’Italia e della sua straordinaria produzione artistica di oggi.
All’estero, tra l’altro, alcuni IIC dotati di foresterie, quali quelli di Londra e Parigi, hanno da anni avviato progetti di residenze per gli artisti, che sono ospitati per un periodo con l’obiettivo di presentare un’opera al termine del soggiorno. Durante la permanenza vengono aiutati dagli IIC ad allacciare legami con il mondo culturale locale e a promuovere le proprie creazioni.

Un grosso limite di questa collezione è costituito dall’assenza di fondi per nuove acquisizioni. A oggi si tratta unicamente di prestiti temporanei. Sarebbe invece importante creare un nucleo stabile e sostenere così, nel concreto, gallerie ed artisti. È una strada percorribile?
La Collezione Farnesina è nata nel 2001 come strumento di promozione della ricerca artistica contemporanea italiana. Essa si è da subito configurata come un organismo mutevole, sviluppatosi proprio grazie al comodato d’uso gratuito, che ha consentito un regolare avvicendamento delle opere, oggi più di 450.
Il comodato d’uso garantisce flessibilità alla Collezione e rispecchia la vivacità dei rapporti tra la Farnesina e gli artisti o i loro eredi, così come la collaborazione con prestigiose istituzioni museali, gallerie e fondazioni, che dimostra un segnale forte di fiducia nell’azione del nostro Ministero.
Oggi, in una congiuntura caratterizzata dall’esigenza di equilibrio dei conti pubblici, il comodato d’uso gratuito è uno strumento essenziale che consente al Ministero di promuovere l’arte contemporanea italiana utilizzando in maniera mirata e attenta le risorse finanziarie a disposizione.

Spesso i Ministeri non dialogano a sufficienza tra loro. E questo è un limite. Voi avete, rapporti, progetti, protocolli d’intesa in corso, con dicasteri che si occupano ad esempio di cultura?
Siamo al lavoro con MiBACT, MIUR, RAI e Società Dante Alighieri su un protocollo per la promozione integrata del turismo all’estero. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento delle nostre azioni in vista del varo del Piano Strategico per il turismo, che punterà a orientare le scelte degli operatori del settore verso l’innovazione e l’impiego delle tecnologie digitali e verso la valorizzazione di territorio e patrimonio. Il fine ultimo è il rafforzamento del “marchio Italia” nel mondo in tutte le sue declinazioni: economica, culturale, scientifica, linguistica, ecc.
La Farnesina avrà anche un ruolo di rilievo nello studio dei mercati turistici esteri di maggior interesse e nell’attività promozionale, in raccordo con la nuova struttura dell’ENIT.
Il MiBACT ha poi alcune competenze in materie che hanno anche un chiaro riflesso internazionale. Penso alle borse di studio per giovani artisti, alla collaborazione tra musei e al loro finanziamento: per questo, negli ultimi anni, la Farnesina ha molto rafforzato la collaborazione con il MiBACT, in direzione di una promozione integrata della cultura italiana nel mondo.

 Nel 2014 scoppiò la polemica in seguito all’annuncio del governo di voler chiudere alcuni IIC ritenuti improduttivi. Gli intellettuali si mobilitarono, ma qualcuno – tra cui Artribune – sostenne quella decisione. È infatti vero che, a fronte di diversi Istituti ben diretti, che funzionano a dovere, altri non tengono il passo, lasciando spazio anche a iniziative deboli, attività di profilo non internazionale, se non vere e proprie “marchette”. Qual è oggi la situazione? Come stanno lavorando gli Istituti? I fondi sono sufficienti?
Come ho accennato prima, l’esigenza di contenimento del bilancio pubblico ha imposto sacrifici dolorosi. E gli IIC hanno fatto la loro parte, con una considerevole riduzione delle loro risorse finanziarie e umane. Non appena vi saranno le condizioni, queste risorse andrebbero aumentate per consentire agli IIC di rafforzare ancora di più la loro funzione di “hub culturale” dell’Italia nel mondo.

I direttori, scelti non per concorso ma per nomina diretta, sono sempre in grado di operare con eccellenza, dal punto di vista dei contenuti, ma anche del fundraising? O esiste un problema proprio a livello delle nomine e del personale?

I direttori di chiara fama – al momento 7 – stanno lavorando egregiamente. I loro risultati sono la miglior prova della bontà del sistema di selezione con avviso pubblico introdotto dalla Farnesina per assicurare trasparenza al processo di nomina.
Il livello di promozione culturale resta molto elevato, sul piano della qualità e della quantità. E questo nonostante i responsabili siano spesso da soli in ciascuna sede a gestire una macchina complessa a cui si chiede sempre più di aprirsi a tutti i settori delle industrie creative e coordinarsi con gli altri attori del Sistema Italia.
 I nostri dirigenti e i funzionari di carriera, me lo lasci dire, stanno davvero facendo miracoli.


Testata:

Artribune

Autore:

Helga Marsala

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