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Brexit e future relazioni UE-Regno Unito

 

Brexit e future relazioni UE-Regno Unito

I – Sviluppi recenti e conclusione del processo Brexit

Dopo la vittoria nella corsa per la successione alla leadership dei Conservatori britannici nel luglio 2019, il nuovo Premier Boris Johnson ha chiesto di rinegoziare l’Accordo di Recesso già concluso nel novembre 2018 per trovare meccanismi alternativi al cd. “backstop” per l’Irlanda/Irlanda del Nord. Dopo la Brexit, infatti, sull’isola di Irlanda si è creato l’unico confine terrestre fra il Regno Unito e l’Unione europea, una situazione capace di compromettere i risultati sinora ottenuti sul fronte della pacificazione fra la comunità unionista e quella repubblicana. La clausola del backstop, contenuta in un apposito Protocollo allegato all’Accordo di Recesso, era pertanto volta ad impedire la creazione di un confine “rigido” fra le due parti dell’Isola, ma proprio la formulazione negoziata e accettata dall’ex Premier Theresa May aveva contribuito all’insuccesso del percorso di ratifica dell’Accordo, per l’opposizione di alcune forze parlamentari che la ritenevano suscettibile di vincolare a tempo indefinito il Regno Unito al territorio doganale UE e di creare uno status separato per il l’Irlanda del Nord rispetto al resto del Regno Unito.

Il 17 ottobre 2019, a pochi giorni dalla data del 31 ottobre fissata per il recesso, i negoziatori UE e UK hanno infine raggiunto un’intesa sui meccanismi alternativi al cd. backstop, immediatamente avallata il giorno stesso dal Consiglio europeo “articolo 50”. Il compromesso che ha portato al nuovo Protocollo sull’Irlanda è basato sull’allineamento regolamentare e doganale dell’Irlanda del Nord con l’UE in cambio della possibilità che l’Assemblea parlamentare nord-irlandese decida in futuro di non prolungare il nuovo regime (cd. principio del consenso). La soluzione trovata trasforma quindi il precedente backstop in principio temporaneo, ma di fatto permanente (in quanto richiedeva il consenso delle parti per il suo superamento), in una soluzione in principio permanente ma potenzialmente temporanea. Si tratta nel complesso di una soluzione creativa per una situazione – quella dell’Irlanda – del tutto particolare. Il sistema così creato è senza precedenti e andrà accompagnato da attente verifiche in fase di attuazione per garantirne il corretto funzionamento.

Il 29 ottobre 2019 è stata quindi adottata una Decisione del Consiglio europeo che, d’intesa con il Regno Unito, ha disposto un’ulteriore estensione dell’art. 50 sino al 31 gennaio 2020, la terza dopo quelle già disposte nei mesi precedenti. Contemporaneamente, il giorno stesso il Parlamento britannico ha approvato la proposta governativa di tenere elezioni anticipate il 12 dicembre 2019. Il risultato del voto ha premiato i Conservatori di Boris Johnson con una solida maggioranza parlamentare, cosa che ha consentito la conclusione positiva dell’iter di ratifica dell’Accordo di recesso nel Regno Unito. Con la parallela conclusione del processo di ratifica da parte dell’Unione europea, l’Accordo di recesso ha potuto entrare in vigore alla mezzanotte del 31 gennaio 2020, assicurando un’uscita ordinata del Regno Unito e ponendo fine al processo Brexit. 

 

II – Processo Brexit: quadro di fondo e tappe precedenti

Con il referendum del 23 giugno 2016, la maggioranza dell’elettorato britannico ha espresso la volontà che il Regno Unito abbandoni l’Unione europea (UE), a distanza di 43 anni dal suo ingresso nell’allora Comunità economica europea.

Su questa base, il 29 marzo 2017 il Governo britannico ha azionato il meccanismo di recesso previsto dall’art. 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE). Da quel momento hanno avuto ufficialmente inizio i negoziati per concordare i termini della Brexit con un Accordo di Recesso, la prevista prima tappa di un complesso processo doveva condurre all’uscita formale del Regno Unito dalla UE al temine del periodo negoziale di due anni, il 29 marzo 2019. Il termine è stato invece prorogato due volte fra marzo e aprile 2019 e quindi esteso per la terza volta a fine ottobre 2019 non oltre il 31 gennaio 2020 (v. supra, Parte I).

La prima fase dei negoziati Brexit si è conclusa il 15 dicembre 2017 e il Consiglio europeo ha conseguentemente certificato il raggiungimento di progressi sufficienti per passare alla seconda fase dei negoziati. Quest’ultima è entrata nel vivo con l’avvio del 2018. Il 19 marzo di quell’anno le parti hanno raggiunto un’intesa sui temi dei diritti dei cittadini, sul regolamento delle pendenze finanziarie, sulla transizione e su alcuni altri aspetti della separazione, arrivando a coprire quasi l’80% dei temi dell’Accordo di Recesso. Grazie agli sviluppi intercorsi tra aprile e novembre 2018 (terza fase negoziale), il 25 novembre 2018 il Consiglio europeo straordinario “art. 50” (a ventisette Stati membri) ha dato il via libera all’Accordo di Recesso e alla Dichiarazione Politica sul quadro delle future relazioni, dopo l’avallo politico sull’intesa da parte del Governo britannico il 14 novembre 2018.

Nonostante gli sviluppi positivi legati all’intesa del novembre 2018 sull’Accordo di Recesso e la Dichiarazione politica sul quadro delle future relazioni, tra il gennaio e il marzo 2019 il Parlamento britannico ne ha respinto per tre volte la ratifica, contribuendo ad innescare un processo politico interno che ha infine portato alle dimissioni del Primo Ministro conservatore Theresa May il 7 giugno 2019 e all’ascesa del nuovo Premier Boris Johnson.

 

III – Prossimi passi: apertura del negoziato sulle future relazioni tra UE e Regno Unito

A partire dal 1° febbraio, data di uscita del Regno Unito dall’UE, e sino al 31 dicembre 2020 si dispiegherà il cd. periodo transitorio, durante il quale il Regno Unito – pur formalmente uno Stato terzo – continuerà ad essere vincolato dal diritto UE, senza poter però partecipare alle Istituzioni e ai processi decisionali dell’Unione.

Il periodo transitorio coinciderà con il periodo per negoziare le future relazioni tra Unione europea e Regno Unito. Il negoziato sarà aperto ufficialmente con una decisione del Consiglio dell’Unione europea che approverà contemporaneamente il testo con le direttive negoziali cui la Commissione europea – in qualità di negoziatore unico per conto dell’Unione – dovrà attenersi nel negoziare con Londra i termini della nuova relazione. Rispetto al carattere "speciale" della precedente fase basata sull'art. 50 TUE, quello che si apre adesso è formalmente un ordinario – seppur certamente assai rilevante – negoziato di associazione con uno Stato terzo, le cui basi giuridiche sono gli artt. 217 e 218 del TFUE relativi agli accordi internazionali tra l'UE e Stati terzi/organizzazioni internazionali.

Il negoziato inizierà contemporaneamente su tutti i dossier e sarà improntato agli stessi principi del precedente negoziato ex art. 50 TUE (integrità del mercato unico europeo e delle “quattro libertà”; equilibrio tra diritti e obblighi; no ad una “Europe à la carte”; difesa dell’autonomia decisionale dell’UE). Vi sono tuttavia alcuni settori tematici che, per la loro rilevanza, riceveranno verosimilmente un’attenzione speciale nel corso del negoziato. È il caso in particolare del commercio, dove vi è l’ambizione a concludere un Accordo di libero scambio che preveda zero dazi e zero restrizioni quantitative, ma che dovrà essere accompagnato da rigorose disposizioni a tutela della cd. parità di condizioni in settori quali gli aiuti di stato, la fiscalità e le tutele ambientali e social, per prevenire rischi di concorrenza sleale da parte delle imprese britanniche. Altri elementi essenziali del saranno del nuovo partenariato saranno la sicurezza interna ed esterna.

 

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APPROFONDIMENTI 

I – Diritti dei cittadini

L’intesa sui cittadini contenuta nell’Accordo di Recesso garantisce i diritti acquisiti di milioni di cittadini UE alla data di fine del periodo di transizione (31 dicembre 2020), accordando inoltre un ampio periodo di tempo per richiedere il c.d. “Settled Status” , il nuovo certificato di residenza permanente per i cittadini UE residenti in Regno Unito: il periodo di transizione (dalla data del recesso al 31 dicembre 2020) più un ulteriore “periodo di grazia” di sei mesi (sino al 30 giugno 2021). Si tratta di un risultato non scontato, raggiunto soprattutto grazie all’iniziativa italiana.

Il Governo italiano è impegnato a dialogare e vigilare insieme all’UE con le Autorità britanniche affinché le procedure amministrative agevoli e semplici che il Regno Unito si è impegnato a garantire ai nostri cittadini siano effettivamente applicate, nell’ottica di risparmiare ai nostri connazionali inutili oneri e aggravi burocratici per il riconoscimento dei loro diritti acquisiti nel Regno Unito. In questo senso, il tema delle modalità pratiche di riconoscimento del c.d. “Settled Status” continua ad essere seguito e approfondito da parte italiana, in particolare nell’ambito dell’apposito “User group” dell’Home Office, a cui partecipa attivamente la nostra Ambasciata a Londra insieme ai rappresentanti degli altri 26 Stati membri e della Commissione europea.

Dei circa 370.000 italiani che risiedono ufficialmente nel Regno Unito, più di 291.000 hanno ottenuto il diritto di residenza permanente/Settled Status. La rete diplomatico-consolare italiana nel Regno Unito è da più di un anno impegnata in una capillare azione informativa verso i connazionali in tutto il paese, sia attraverso i media nazionali sia attraverso iniziative ad hoc organizzate sul territorio con la collaborazione di associazioni e enti locali.

A livello nazionale, il Governo ha adottato misure legislative per assicurare, tra le altre cose, la tutela dei diritti dei cittadini britannici residenti in Italia e soprattutto il rafforzamento della nostra rete consolare nel Regno Unito e dell’assistenza nei confronti della consistente comunità italiana ivi residente. Sono infatti state avviate le procedure per la riapertura del Consolato a Manchester ed inoltre, per consentire ai Consolati Generali a Londra ed Edimburgo di far fronte al considerevole incremento della richiesta di servizi da parte dei connazionali, è stato disposto un piano di rafforzamento delle capacità delle Sedi che si può considerare del tutto straordinario.

Italia e Regno Unito hanno portato avanti e continuano ad avere un intenso e proficuo dialogo sulla necessità di garantire in concreto i diritti acquisiti dei cittadini UE in Regno Unito e britannici nell’UE, con particolare riguardo alle categorie più vulnerabili.

 

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Per saperne di più

I cittadini, gli operatori economici e i soggetti interessati ad approfondire le questioni legate alla Brexit a alla nuova fase del negoziato sulle future relazioni possono consultare:

 

 

 


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