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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

11/09/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Sono molto lieto di essere oggi a Sanremo e di poter presenziare ai lavori dell’annuale Tavola Rotonda dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo, in una fase così significativa di trasformazione e di rilancio delle sue attività.

A nome del Governo e del Ministro degli Affari Esteri Frattini, vorrei rivolgere a tutti i presenti, ai rappresentanti dei Governi esteri e delle Organizzazioni Internazionali, alle Autorità civili, militari e religiose, ai qualificati esperti provenienti da diversi Paesi del mondo, un caloroso saluto e un vivo augurio di buon lavoro. Un saluto particolare vorrei dedicare al Presidente dell’Istituto, l’Ambasciatore Moreno che dal suo arrivo a Sanremo ha dato un nuovo e vigoroso impulso alle attività già di rilievo dell’Istituto.

In un’epoca in cui il moltiplicarsi delle situazioni di conflittualità e di confronto armato ripropongono in tutta la sua complessità ed attualità il problema dell’applicazione e del rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario e dei diritti dell’uomo, il Governo italiano valuta infatti appieno l’importanza ed il significato dell’impegno profuso dall’Istituto di Sanremo nel campo della formazione, della ricerca e della promozione delle leggi fondamentali dell’umanità. Un’istituzione che si appresta a compiere i quarant’anni di vita, che ha dimostrato di sapersi rinnovare ed adattare ai tempi, che ha acquisito a livello internazionale la meritata fama di “centro di eccellenza”.

L’Italia è lieta di accogliere l’IIDU sul proprio territorio. Il Governo si sente fermamente impegnato a sostenerne le attività. La Liguria, il Ponente ligure, Sanremo debbono avere piena coscienza dell’importanza di tale presenza in una regione che da sempre è naturale crocevia di scambi e di incontri tra i popoli.

Il nostro auspicio è che il nucleo dei Governi e delle Organizzazioni Internazionali che oggi sostengono attivamente l’Istituto possa ulteriormente ampliarsi, nella condivisa consapevolezza dell’insostituibile contributo che esso arreca alla ricerca di un nuovo, più forte consenso sui principi umanitari, in un’ottica di attenuazione delle sofferenze e di emancipazione dagli abusi che caratterizzano gli odierni conflitti armati.

Da parte italiana è stata in questi anni salutata con favore la crescente attenzione riservata dall’Istituto a discipline che, in un mondo globalizzato, appaiono vieppiù correlate e strettamente collegate al diritto internazionale umanitario. Mi riferisco al diritto internazionale delle migrazioni, al diritto internazionale dei rifugiati, ai diritti umani nel senso più ampio del termine. Ne sono un esempio il Seminario sulle migrazioni nel Mediterraneo svoltosi a Sanremo lo scorso dicembre – che il Ministero degli Affari Esteri ha voluto co-sponsorizzare insieme al Ministero dell’Interno – e l’interessante e attualissima conferenza sugli aspetti giuridici, politici e di sicurezza della pirateria internazionale, che l’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario ha organizzato congiuntamente con l’Istituto Affari Internazionali a Roma nel giugno scorso ed alla quale ho avuto il piacere di partecipare.

Vorrei inoltre sottolineare l’importante collaborazione dell’Istituto nel quadro della nostra Presidenza del G8, in particolare per quanto riguarda il fondamentale dossier del peace-keeping. L’Istituto ha infatti ospitato due incontri degli esperti G8 sul tema, le cui discussioni hanno contribuito all’elaborazione del rapporto sui progressi delle attività di peace-keeping e di peace-building, presentato ai Capi di Stato e di Governo al vertice de L’Aquila. Mi sembra significativo che nel rapporto il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario vengano considerati componenti essenziali di un approccio di ampio respiro alla gestione ed alla prevenzione dei conflitti armati.

Tra i segreti del successo dell’Istituto di Sanremo vi è sicuramente l’eccellenza dei rapporti che sa intrattenere con alcuni attori chiave del settore: valga per tutti l’esempio del Comitato Internazionale della Croce Rossa, di cui è espressione la presenza a questa Tavola Rotonda del Presidente Kellenberger come “key- note speaker”. Un sincero ringraziamento vorrei inoltre rivolgere al Professor Fausto Pocar e al Dottor Robert Geiss che, rispettivamente per conto dell’Istituto e del CICR, hanno messo a punto l’agenda dei lavori.

Ricorre quest’anno il sessantesimo anniversario delle Convenzioni di Ginevra. Nell’occasione, il Presidente Kellenberger ha richiamato l’attenzione, nel quadro delle celebrazioni ufficiali, sulla perdurante validità e il carattere universale di tali strumenti, la cui messa in atto ha concorso a salvare migliaia e migliaia di vite umane. Egli non ha sottaciuto, tuttavia, l’opportunità che alcuni concetti siano meglio definiti, che alcune regole di base siano rafforzate, che certe interpretazioni siano ulteriormente affinate per meglio garantire la piena applicazione ed il rispetto di un corpus iuris di crescente rilevanza, in una fase di rapida evoluzione degli scenari di sicurezza internazionale.

Condivido da parte mia tale analisi, convinto che ulteriori sforzi vadano messi in atto per diffondere in maniera più capillare le norme essenziali del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani e per rispondere agli interrogativi che la sua applicazione suscita nelle nuove forme di conflitto armato cui oggi assistiamo.

Anche qui, l’Istituto di Sanremo – che negli anni settanta ha discretamente ed efficacemente concorso alla risoluzione di alcuni nodi chiave del negoziato di Ginevra sui Protocolli Addizionali – ha per la sua specifica esperienza e competenza un ruolo da svolgere, potendo contribuire attraverso i suoi esperti a quell’opera di chiarificazione richiesta da più parti su specifici aspetti delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli Aggiuntivi.

Come ci ricorda il tema degli odierni lavori, i conflitti di oggigiorno non sono più, nella grande maggioranza dei casi, conflitti tra Stati.

Il grosso delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani concerne conflitti che si svolgono all’interno di uno Stato, dove gruppi di insorti si oppongono a forze armate regolari, in cui una molteplicità di attori diversi dello Stato opera, nel bene e nel male, sullo stesso terreno, dove alto è sempre il rischio che gli scontri assumano una dimensione transfrontaliera.

Sono questi i conflitti asimmetrici del 21° secolo, che possono aver come protagonisti, isolatamente o congiuntamente, movimenti eversivi, gruppi terroristici, signori della guerra, formazioni armate organizzate di diversa matrice e natura.

Nel contrastare questi fenomeni, l’Italia crede nell’importanza di un approccio coordinato e multilaterale. In questo quadro sosteniamo il ruolo centrale svolto dalle Nazioni Unite e partecipiamo attivamente ai competenti tavoli dell’Unione Europea e degli altri fora interessati.

Proprio in questi settori abbiamo colto l’occasione della nostra Presidenza per rafforzare il ruolo del G8 come “fucina” di iniziative e di impegni politici da realizzare sia a livello nazionale che nel quadro multilaterale, in seno ai consessi internazionali di volta in volta competenti, in primis le Nazioni Unite.

E’ infatti crescente la varietà di fattori che possono incidere negativamente sulla stabilità internazionale. Fattori che un tempo erano considerati di rilievo esclusivamente interno, come è il caso della criminalità organizzata e dei traffici che essa gestisce, ma che oggi invece non possono essere gestiti se non anche attraverso un forte coordinamento delle politiche degli Stati.

Colpisce e preoccupa, inoltre, come spesso questi fattori inter-agiscano e si rafforzino a vicenda. Basti pensare a come il terrorismo tragga risorse ed alimento dalla criminalità organizzata, ed a come questi fattori risentano di una forte recrudescenza in periodi di grave crisi economica.

L’inter-relazione tra questi elementi può dunque avere effetti seriamente destabilizzanti, sul piano regionale o addirittura su quello globale. Sicché, da un lato ci dobbiamo impegnare per neutralizzare gli effetti negativi di questi fenomeni ma, dall’altro, dobbiamo essere consapevoli che la soluzione definitiva di certi problemi si avrà solo con la rimozione delle loro cause profonde.

Per meglio mettere a fuoco questi fenomeni, lo scorso aprile la Farnesina ha organizzato una “Conferenza sui fattori destabilizzanti”, che ha raccolto le esperienze e le riflessioni maturate a livello operativo ed accademico non solo all’interno del Gruppo G8, ma anche in Paesi africani, asiatici e latino-americani, nonché nelle Agenzie specializzate del sistema ONU e nelle principali organizzazioni internazionali e regionali.

I risultati della Conferenza – da cui sono emerse valide indicazioni su come ci si dovrebbe muovere in questo nuovo quadro così complesso – si sono dimostrati estremamente utili nei negoziati che hanno portato all’adozione di importanti documenti, sia alla riunione dei Ministri degli Esteri G8 di Trieste che al Vertice de L’Aquila. Documenti che contengono forti impegni politici con riferimento alle sfide globali alla sicurezza.

Ad esempio, con riferimento alla lotta al terrorismo, i Leader G8 hanno adottato una dichiarazione “ad hoc” nella quale è stata posta particolare attenzione alla lotta alla radicalizzazione ed al reclutamento, alla prevenzione del finanziamento del terrorismo e all’importanza del coordinamento nelle attività di assistenza tecnica e di capacity building. Ma il principale impegno assunto nella Dichiarazione – e mi fa molto piacere poterlo dire proprio qui a Sanremo – è relativo alla necessità di contemperare l’efficacia degli strumenti di lotta al terrorismo internazionale con il necessario rispetto della legalità internazionale e dei diritti umani. Principale esito operativo in questo settore è infatti l’incarico dato dai Leader agli esperti G8 di approfondire gli aspetti relativi alla salvaguardia dello stato di diritto, e più in particolare dei diritti fondamentali della persona, nella lotta al terrorismo. Nella dichiarazione i Leader respingono “l’idea di un trade-off tra la sicurezza e i principi fondanti delle nostre democrazie” e chiedono agli esperti di contribuire al processo, già avviato in ambito ONU ed UE, di miglioramento delle garanzie di “trasparenza” e di “giusto processo” nel quadro della definizione e del rinnovo delle liste ONU ed UE di individui e gruppi collegati al terrorismo (cui come noto viene imposto un serio regime sanzionatorio).

In quest’azione di contrasto alle nuove minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, operano – accanto agli eserciti governativi e alle forze internazionali di pace – con un’agenda non sempre prettamente riconducibile all’interesse umanitario una miriade di attori: organizzazioni non governative, gruppi di volontariato, società paramilitari, rappresentanti dei media, compagnie di sicurezza private. A questo proposito, sono lieto di annunciare che l’Italia ha recentemente deciso di sostenere il Documento di Montreux sulle buone pratiche e gli obblighi giuridici internazionali relativi alle operazioni condotte da parte delle imprese militari e di sicurezza private in situazioni di conflitto armato, promosso dal Governo svizzero e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, cui va il mio ringraziamento per tale opportuna iniziativa.

La presenza sul terreno di un così variegato e composito numero di attori mette il diritto internazionale umanitario di fronte a nuove prove, suggerisce un’attenta riflessione sulla adattabilità delle diverse norme ad ogni specifica situazione, postula l’individuazione e la condivisione di parametri e livelli di garanzia minimi applicabili in ogni circostanza. L’Italia, che è presente attraverso le proprie Forze Armate nelle principali missioni internazionali di pace, conosce bene queste sfide.

Tra le missioni più significative, l’Italia prende parte, sin dal 2002, all’impegno della comunità internazionale in Afghanistan, Paese segnato da decenni di violazioni dei diritti umani. Tale impegno si è andato articolando in più forme, innanzitutto attraverso la Missione ISAF in quadro NATO. La missione ISAF, oltre alle nuove sfide poste alla sicurezza internazionale, deve confrontarsi con le tattiche asimmetriche dell’insorgenza afghana che colpisce con attacchi improvvisi, sempre più insidiosi, che fanno un numero crescente di vittime civili. UNAMA ha pubblicato in luglio un proprio rapporto sulle vittime civili (Mid Year Bulletin on Protection of Civilians in Armed Conflict, 2009) che registra un vasto numero di episodi ma anche le iniziative adottate dall’Alleanza Atlantica per prevenire il ripetersi di altre tragedie. In termini politici resta centrale proteggere la popolazione, sostenere la governance e l’avvio di progetti di sviluppo.

Sempre nel contesto dello sforzo per contrastare le nuove minacce alla sicurezza, vorrei ricordare l’impegno dell’Italia per promuovere una risposta multilaterale contro il fenomeno della pirateria al largo delle coste somale, basata sulla dissuasione militare e sul rafforzamento delle capacità dei Paesi della regione nel settore della sicurezza marittima. Come Presidenza G8 abbiamo sostenuto il ruolo del Gruppo di Contatto sulla pirateria, istituito nel gennaio scorso ai sensi della Risoluzione 1851 del Consiglio di Sicurezza. Il Gruppo di Contatto ha favorito il coordinamento tra le missioni navali UE, NATO e della Combined Task Force, promossa dagli Stati Uniti, con le altre unità presenti nell’area a titolo nazionale (Russia, Cina, India, Giappone, Malaysia) e promosso misure di assistenza tecnica per lo sviluppo di capacità nella regione nel settore della sicurezza marittima. L’Italia ha attualmente impegnate due fregate in teatro, una nella Missione UE Atalanta ed una nella Missione NATO Ocean Shield.

Proprio con la partecipazione a questo tipo di missioni internazionali, il nostro Paese ha acquisito un importante capitale di prestigio. Perché i nostri soldati sono innanzitutto operatori di pace. Perché la tutela dei diritti umani e delle popolazioni civili è una preoccupazione prioritaria costante.

A questi ideali di solidarietà e di fratellanza – che sono alla base del disegno di Henri Dunant e della nascita della Croce Rossa Internazionale maturata 150 anni fa sul campo della battaglia di Solferino – l’Italia intende continuare ad ispirarsi nel far fronte ai propri obblighi internazionali in tema di sicurezza e di ricerca della giustizia e della pace.

E’ con questo impegno che intendo rinnovarvi, a nome mio personale e del Ministero degli Affari Esteri, un buon lavoro. Confido vivamente che da questa Tavola Rotonda possa scaturire ancora una volta un costruttivo dibattito: che possano germogliare proposte concrete, intese a favorire un più efficace rispetto del diritto internazionale umanitario in situazioni spesso inedite, a rendere i conflitti - ove possibile - più umani.

Luogo:

Sanremo

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