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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

10/09/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Gentile Ministro,

Gentile Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia,

Eccellenze,

Signore e Signori,

desidero esprimere la mia profonda gratitudine per l’adesione che avete dato alla Conferenza internazionale Italia-America Latina su conservazione, tutela e uso dei beni culturali, promossa e organizzata dal Centro Internazionale Alti Studi Latinoamericani (CIASLA) di Udine, con il patrocinio del Ministero Affari Esteri, della Regione Friuli-Venezia Giulia e della Fondazione CRUP, e in collaborazione con l’IILA.

La conferenza di Udine si tiene dopo una serie di iniziative organizzate a livello internazionale allo scopo di trovare un modus operandi sulle tematiche relative alla rivitalizzazione e allo sviluppo sostenibile delle città storiche, alla conservazione e alla valorizzazione del tessuto e dei valori culturali integrati nel territorio, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e dei settori pubblici e privati.

Si auspica che da questa conferenza emergano indicazioni, proposte e raccomandazioni condivise da tutti voi, che possano essere inserite in un documento che vorremo chiamare “Carta di Udine 2009”, e che ci auspichiamo venga sottoscritto anche da tutti i nostri Governi, affinché adottino (a livello legislativo, amministrativo, tecnologico-scientifico e operativo) le misure più idonee per una politica, per una formazione e per una gestione dei beni culturali che, oltre a preservarli nel modo più idoneo per essere tramandati intatti anche ai nostri posteri, creino i necessari presupposti per instaurare una dinamica armoniosa, interattiva e intelligente con l’uomo, l’ambiente e il territorio, atta ad accrescere nel mondo la consapevolezza che la cultura e i beni culturali sono il vero motore della pace, dello sviluppo equo e sostenibile, del benessere e della ricchezza delle nazioni.

Tale iniziativa costituisce un’importante fase preliminare in preparazione della IV Conferenza Internazionale Italia America Latina, che avrà luogo a Milano il 2 e il 3 dicembre 2009, nella quale una delle sessioni di lavoro è dedicata proprio al patrimonio culturale, all’innovazione e alla ricerca, nonché al rafforzamento della cooperazione in tali ambiti tra governi, università e istituzioni e tutti gli altri attori che operano sia nel settore.

Ritengo quindi che questa di Udine sia una tappa fondamentale nel lungo percorso di riflessione effettuato dai Paesi depositari del patrimonio culturale mondiale, dagli organismi territoriali, nazionali e sovranazionali competenti e dagli specialisti del settore; percorso che ha avuto inizio nel 1931, con la Carta di Atene, che è poi proseguito con la Convenzione dell’Aja del 1954, che ha conosciuto un primo traguardo con la Carta di Venezia del 1964, che ha portato 3 anni dopo all’emanazione delle Normas de Quito.

Tali norme hanno costituito un punto di riferimento importante, essenziale per il mondo latinoamericano sul tema della conservazione e dell’uso dei monumenti e dei luoghi di interesse storico, artistico e architettonico e dei centri storici. In questa direzione si è posta gran parte delle attività congressuali e degli incontri che periodicamente si sono svolti in diversi Paesi, latinoamericani e non: la Convenzione sulla protezione del Patrimonio mondiale, Parigi 1972; la Declaración de Santo Domingo, 1974; la Conferenza Generale UNESCO, Nairobi 1976; la Carta Internacional sobre turismo cultural, México 1999, per citare alcuni fra gli accordi più significativi in favore del patrimonio culturale, esteso anche al rapporto con il paesaggio e agli altri beni che appartengono alla cultura popolare.

È rimasta tuttavia dominante, anche perché più pressante economicamente e perché in alcuni casi dettata dall’emergenza, la visione commerciale e turistica, a detrimento del coinvolgimento della società sottesa a tali beni. Ed è proprio su questo punto, cioè sul rapporto tra il patrimonio culturale e la società che ne è depositaria, e non solo con questa, che noi intendiamo focalizzare la nostra attenzione in occasione di questo importante convegno internazionale di Udine.

Ad oltre quarant’anni dalle Normas de Quito, le nuove sfide del mondo globalizzato impongono una nuova metodologia operativa rispetto a quella realtà dei grandi complessi archeologici e dei centri urbani. Occorre non lasciarsi più condizionare dall’emergenza dello sfruttamento ai fini della sopravvivenza e della valorizzazione a beneficio del turismo culturale ma che vi sia una visione più moderna e lungimirante del patrimonio culturale come retaggio della storia che crea un’interazione dinamica e innovativa con la società civile, contribuendo attraverso una sempre rinnovata ricezione a stimolare la cultura e la conoscenza di tutti noi, non solo di chi ne dispone in modo diretto e immediato, ma di chi può anche fruirne attraverso le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Lo scopo di questa interazione dinamica tra il bene culturale, l’uomo e l’ambiente è anche quello di continuare a generare nel tempo nuovi capolavori, nuove opere artistiche, materiali e immateriali, favorita dalla maggiore e migliore conoscenza e rispetto per le diverse culture e per le loro molteplici espressioni culturali, tradizionali o locali.

Per favorire per un sempre rinnovato arricchimento delle espressioni artistiche, evitando le ineguaglianze nel settore culturale a favore dei Paesi economicamente più potenti, la Conferenza Generale dell'UNESCO ha approvato il 20 ottobre 2005 la Convenzione sulla Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali, ratificata dall'Italia il 31 gennaio 2007, che insieme alla Convenzione per la Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo del 2001 e alla Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Intangibile del 2003, costituiscono il bagaglio di strumenti legali che tale importante organismo internazionale ha inteso creare per rispondere meglio alle sfide del nuovo mondo globalizzato.

Solo con la cultura si ha vero progresso civile, sociale e politico. Intatti, se è pur vero che le risorse naturali creano ricchezza e benessere per la nazione e la società che le possiede, se non esiste la cultura che ne permette uno sfruttamento intelligente e prolungato nel tempo, queste risorse prima o poi si esauriscono e il paese e la sua gente diventeranno sempre più poveri. Come dice un famoso proverbio “per far diventare ricco qualcuno non occorre regalare il pesce ma insegnargli come pescarlo!”

Noi vogliamo con questo convegno porre al centro del nostro interesse la collaborazione reciproca e interattiva da parte di tutti gli Stati tutori della civiltà per la conservazione e la salvaguardia del patrimonio artistico ed archeologico dell'umanità affinché si crei, ove non esista, o si salvaguardi, ove sopravvenga un rischio, un giusto e sano equilibrio fra l’uomo, la cultura, il patrimonio culturale, l’ambiente e lo sviluppo economico al fine di evitare ogni tipo di speculazione a detrimento del benessere individuale e sociale e si favorisca uno scambio di esperienze, responsabile e consapevole, di chi ci vive accanto o da chi lo vive da lontano e forse non potrà mai fruirlo direttamente.

La cultura e i beni culturali rappresentano – insieme alle invenzioni e ai brevetti – un patrimonio di ricchezza, una risorsa strategica per lo sviluppo sociale ed economico e per il miglioramento della qualità della vita di un Paese. Come hanno opportunamente sottolineato di recente il politologo Francis Fukuyama e l’economista David Landes i due aspetti sono inscindibili perché si autoalimentano e fanno la differenza nel successo delle nazioni.

Se da un lato il bene culturale rappresenta la traccia visibile del lascito culturale, dell’identità e della civiltà di una nazione o di un popolo, ed è qualcosa di tangibile che resta immutato e che va quindi conservato e tutelato perché non deperisca nel tempo, la cultura è invece qualcosa di dinamico, di intangibile che subisce contaminazioni, cambiamenti, evoluzioni e talvolta anche involuzioni a causa dell’ambiente, delle persone e dell’interscambio dinamico che si crea o si distrugge fra questi elementi, dell’apertura o della chiusura che si instaura verso questi elementi.

Il bene culturale ha infatti bisogno della cultura per essere opportunamente conservato, tutelato e valorizzato nel corso del tempo. La tutela, la conservazione e la valorizzazione di queste risorse implicano un ampio spettro di discipline e di tecniche, alcune specifiche, altre mutuate da altri settori di ricerca: sono infatti coinvolti i problemi della conoscenza (storica e materiale) dei manufatti, le tecniche di diagnostica e di monitoraggio dei fenomeni di degrado che li riguardano, le scelte operative da mettere in campo per la loro conservazione.

Nel rapporto bene culturale, società e territorio trovano inoltre campo di applicazione le discipline della pianificazione territoriale e paesistica, quelle della programmazione economica e gestionale degli interventi, le attività per la catalogazione, analisi critica, divulgazione delle conoscenze e quella per la valorizzazione del patrimonio storico artistico.

Si può quindi sostenere a buon diritto che la problematica dei beni culturali, e cioè l’equilibrio tra le ragioni della tutela del patrimonio storico artistico e le ragioni altrettanto importanti dello sviluppo economico del paese è la materia politecnica, interdiscipliare e interculturale per eccellenza, poiché richiede l’utilizzo di conoscenze, di competenze e di strumentazioni altamente tecnologiche, con conseguenti utili ricadute per lo sviluppo del settore scientifico e tecnologico e di conseguenza anche di quello industriale ed economico.

Com’è noto, l’Italia è considerata da tutti leader nel settore, perché detiene nella superficie di circa 301.302 kmq oltre il 30/40 % del patrimonio culturale dell’umanità. L’Italia è stata inoltre uno dei primi paesi al mondo a svolgere un’azione organica e rigorosa di tutela del proprio patrimonio artistico, avviando anche un’adeguata formazione nel settore che va dalle tecniche più innovative di restauro alla gestione dei beni e siti culturali.

È difficile esprimere in numeri il nostro patrimonio culturale, fatto delle rinomate città d’arte che tutti conoscono e anche di una miriade di borghi nei quali la stessa struttura urbana è bene culturale, come lo sono in senso stretto gli edifici e soprattutto le chiese presenti in forma artistica fin nei più sperduti paesi di montagna. Un inventario di questi beni sarebbe prezioso per creare quei circuiti turistici che il progetto pilota del Museo Diffuso si propone di attivare collegando i vari musei mediante percorsi nei quali si potrebbero inserire anche altre presenze artistiche e storiche.

Nonostante tutte le ricchezze che fanno dell’Italia un esempio a livello mondiale per la salvaguardia e tutela del proprio patrimonio culturale e paesaggistico, occorre dimostrarsi modesti e virtuosi e non dimenticare la grande lezione che ci viene dalla Storia di importanti civiltà come l’impero mussulmano o quello cinese che per arroganza culturale, mancanza di tolleranza, carenza di formazione e di interazione con la propria società civile e con il resto del mondo sono poi implose su se stesse. Occorrerà un grande lavoro da parte loro per ritornare ad essere grandi sotto questo profilo, come lo sono stati fino al Medio Evo.

La crisi economica internazionale ha fatto emergere la necessità che non basta avere ricchezze e tesori d’arte per promuovere l’industria turistica ma che occorre anche farle meglio conoscere e soprattutto creare attorno un indotto che favorisca l’ubicazione del bene nell’ambiente circostante, l’accoglienza del pubblico e il godimento in tutti in sensi del corpo e dello spirito da parte di quest’ultimo bene culturale e ambientale. Da qui nasce anche l’esigenza di valorizzare non solo il bene materiale ma anche il bene immateriale (lingua, musica, gusto, ecc.) la sua creazione e la sua storia. Occorre inoltre fare formazione continua e di alto livello ed avere capacità di attrazione anche nei confronti dei giovani talenti che provengono da altri paesi.

Quand’ero Ministro dei Beni Culturali in Italia, all’inizio degli anni Ottanta, era stato coniato il termine giacimenti culturali proprio per simboleggiare che i beni culturali costituivano per l’Italia una ricchezza, una risorsa strategica per lo sviluppo economico del paese, come ad esempio il petrolio, di cui l’Italia è molto scarsa, mentre è molto ricca di marmo, che è la materia di base per la creazione delle opere e dei monumenti artistici. Se il marmo e la roccia hanno costituito un elemento di debolezza per il mio Paese, impedendo una veloce ed agevole costruzione delle strade, delle ferrovie e delle autostrade, l’uso geniale di tale materia grezza da parte degli artisti e degli artigiani italiani ha fatto invece sì che l’Italia diventasse - nell’arco di questi ultimi 3000 anni di storia - il paese più ricco di opere d’arte e d’ingegno.

Anche su questo settore, l’Italia non deve dimenticare il proprio passato, lo spirito del rinascimento. Nel rinascimento l’Italia era composta di tanti Stati e staterelli, debolissimi politicamente ma grandissimi economicamente e artisticamente, tanto da divenire oggetto del desiderio di importanti re e imperatori. Caterina de’ Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico, e poi Maria de’ Medici figlia di Francesco I Granduca di Toscana, divennero due regine di Francia, che hanno fatto grande la storia del paese d’accoglienza, proprio grazie alla loro cultura e alla potenza che veniva dalle loro famiglie che, oltre ad essere banchieri, erano anche grandi mecenati dell’arte e che hanno lasciato a Firenze e alla Toscana le opere che tanti ci invidiano ancor oggi nel mondo.

Come abbiamo poc’anzi raccontato, anche se l’Italia ha avuto successo nel passato e nel mondo contemporaneo grazie alla propria cultura e alla ricchezza del proprio patrimonio culturale e artistico, non dimentichiamoci che il più grande nemico del successo è proprio il successo stesso, come la più grande nemica della ricchezza è l’eccessiva ricchezza.

Occorre quindi fare qualche passo indietro per una riflessione attenta, rigorosa e innovativa su tutto quello che abbiamo fatto finora - Italia e America Latina - per la tutela del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico, errori compresi, consapevoli che tali immense ricchezze non appartengono solo a noi ma all’intera umanità e noi abbiamo il diritto/dovere non solo di preservarle ma anche di valorizzarle a beneficio di tutti e di renderle più accessibili e fruibili.

Proprio di recente, con il DPR n. 91 del 2 luglio 2009, il Governo italiano ha posto mano alla riorganizzazione del Ministero per i Beni e le Attività culturali per rendere più efficiente, efficace ed economica l’azione di valorizzazione del patrimonio culturale nazionale, creando una direzione generale apposita. In tale contesto, il Ministero degli Esteri e il Mistero dei Beni culturali hanno avviato anche un’ampia azione di coordinamento, attraverso apposite intese e incontri di lavoro, per meglio valorizzare e rendere quindi più conoscibili, accessibili e fruibili ai cittadini italiani e stranieri le ricchezze artistiche e paesaggistiche dell’Italia – riconosciute come patrimonio dell’intera umanità – e rispondere quindi in modo adeguato grazie all’uso delle nuove tecnologie, delle metodologie del management e del marketing, delle sinergie strategiche tra pubblico/privato e rispondere quindi in modo adeguato alle esigenze della nostra società contemporanea e del nuovo mondo globalizzato.

La grande politica si fa anche con i piccoli passi e questo convegno internazionale costituisce una tappa fondamentale per il rilancio a livello internazionale della cultura del mondo latino, che costituisce il denominatore culturale comune che ci unisce da secoli e che ha visto l’Italia compartecipe con voi in modo ugualitario, anche attraverso l’emigrazione italiana in America latina, nella salvaguardia di buona parte del patrimonio culturale mondiale e per il progresso morale, economico e civile del nostri popoli.

L’Italia intende con questa iniziativa, e con la IV Conferenza Internazionale che avrà luogo a Milano il 2 e il 3 dicembre 2009, rinnovare il proprio impegno nei confronti dell’America Latina per mettere in comune le nostre reciproche esperienze e percorrere insieme il cammino per meglio proteggere e promuovere le diversità delle espressioni culturali e ricordare al mondo che non c’è pace, giustizia, sviluppo e benessere senza la cultura.


Luogo:

Udine

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