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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

02/12/2009


Dettaglio intervento

Ringrazio gli organizzatori ed i due co-Presidenti in particolare, Luisa Todini e Vladimir Medvedev -, il Ministero dello Sviluppo Economico che ha con noi co-patrocinato quest’evento e tutti gli sponsor che ne hanno reso possibile lo svolgimento (in particolare Eni e Finmeccanica) ; saluto infine tutti i presenti, ed in particolare i Presidenti delle Commissioni esteri della Duma e del Consiglio della federazione russa.

Sono particolarmente lieto di poter partecipare a questa nuova edizione del Foro di Dialogo:

ritengo il Foro di Dialogo che precede il Vertice intergovernativo di domani un’importante opportunità di confronto tra le società civili dei nostri due paesi. Un’opportunità per conoscersi meglio ed allargare i nostri orizzonti, come dimostra la ricchezza dell’agenda del Foro.

Vorrei svolgere qualche breve considerazione politica sul rapporto dell’Italia con la Russia e del ruolo dei nostri paesi nell’Europa di oggi.

1. Perché la Russia è così importante per l’Italia? Perché il governo italiano investe così tante energie nel rapporto con la Russia?

La stampa riduce semplicisticamente l’importanza della Russia al fattore energetico. Credo che questa sia una semplificazione che, anche attraverso un’informazione più accurata, dobbiamo contribuire a superare. Sia ben chiaro: la Russia è per noi, come per l’Europa un partner energetico indispensabile, anche se non il solo. La Russia è il principale produttore mondiale di gas e, da quest’anno, anche di petrolio. Ma non è soltanto - il nostro - un rapporto di compravendita di energia. La Russia è per noi un interlocutore politico privilegiato, sul piano complessivo, inclusa la sicurezza. Il multilateralismo efficace basato sulle Nazioni Unite - nostro principio guida in politica estera - non può ovviamente realizzarsi senza la piena inclusione e il coinvolgimento attivo della Russia nelle decisioni.

Nè possiamo parlare di sicurezza europea senza il coinvolgimento del nostro più grande vicino.

Consideriamo inoltre la Russia a pieno titolo un paese culturalmente europeo, una civiltà europea pur con le sue specificità e le sue tradizioni che ammiriamo e rispettiamo. ‘La Russia si orienta sempre più verso l’Europa: è questo il fattore cruciale della sua storia’, diceva il grande storico francese Braudel. E credo che la storia russa degli ultimi tre secoli, da Pietro il Grande ad oggi, abbia confermato il forte orientamento europeo della Russia. Mi sembra importante sottolineare questo carattere prevalentemente europeo della Russia soprattutto in un momento in cui l’attenzione del mondo si sta rapidamente spostando - forse anche troppo - verso il Pacifico.

Vi è infine - last but not least – il ‘fattore umano’, che lega i nostri due paesi, quella sintonia di sensibilità e sentimenti che gli interscambi umani

e artistici hanno consolidato nei secoli e che nessun muro è riuscito mai a interrompere.

Il nostro è insomma un rapporto profondo, che va al di là dei governi e della politica, al di là anche del fattore energetico e affonda le radici profonde nel capitale di simpatia e comprensione tra le nostre società, le nostre genti.

2. Il nostro rapporto con la Russia si articola su tre livelli:

a) quello bilaterale,

b) quello europeo ,

c) quello globale.

Tre livelli tra loro complementari, che si integrano a vicenda.

Il livello bilaterale: Abbiamo un partenariato strategico (Vertici intergovernativi annuali: il prossimo domani 3 dicembre : il livello di presenza governativa da ambo le parti dimostra l’ampiezza e la profondità del nostro partenariato);

abbiamo un partenariato forte nel campo dell’energia (South Stream, ENI, ENEL. E si sta inoltre aprendo anche la prospettiva della collaborazione in campo nucleare: è stata firmata l’anno scorso un’intesa tra il nostro Ministero per lo sviluppo economico e l’Agenzia russa Rosatom) ;

siamo nelle prime posizioni tra i partners commerciali della Russia e siamo presenti con i nostri investimenti in tutti i principali settori dell’economia russa (e viceversa sta crescendo la presenza di aziende russe in Italia).

In Russia operano stabilmente oltre 500 imprese italiane , attive nei comparti ad alto contenuto tecnologico, nelle telecomunicazioni, nel settore dell’auto, in quello bancario. Il nostro dialogo economico si sviluppa regolarmente e positivamente attraverso il Consiglio per la Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria.

E’ vero, la crisi economica globale ha inciso anche sul nostro interscambio : ma siamo fiduciosi che già nel 2010 potremo registrare una inversione di tendenza positiva. La ripresa è già in atto in Italia e in Russia e farà da traino anche alla ripresa del nostro interscambio. Le nostre economie sono del resto strutturalmente complementari ed hanno bisogno l’una dell’altra. Dobbiamo perciò lanciare un convinto messaggio di fiducia agli ambienti imprenditoriali dei nostri due paesi;

abbiamo inoltre una stretta collaborazione in campo culturale (2011 : anno della cultura Italiana in Russia e della cultura russa in Italia).

Insomma quello tra Italia e Russia é un partenariato ‘modello’ a tutti i livelli e di cui siamo giustamente fieri;

b) Il livello europeo del nostro rapporto è per noi non meno importante: crediamo che la collaborazione della Russia con le istituzioni euro-atlantiche sia un moltiplicatore del nostro rapporto bilaterale ed un irrinunciabile fattore di stabilità.

L’Unione europea è diventato il principale partner commerciale della Russia. Oltre il 50% dell’export russo è destinato all’Ue. Ma dobbiamo e possiamo essere più ambiziosi.

Abbiamo bisogno di un nuovo Accordo di Partenariato tra la Russia e l’Ue che faccia compiere al rapporto euro-russo il necessario salto di qualità sul piano politico. Abbiamo superato - e l’Italia ha dato come noto un contributo fondamentale - la fase più critica del rapporto euro-russo legata al conflitto georgiano.

Si tratta ora di dare una cornice stabile e di alto profilo al rapporto Ue-Russia. L’Italia sosterrà pienamente gli sforzi della Presidenza spagnola che si prefigge l’obiettivo della conclusione di tale accordo entro il prossimo semestre. Ma, ripeto, non deve essere un accordo al ribasso. Vogliamo un accordo che faccia dell’Ue un interlocutore politico e di sicurezza privilegiato della Russia. Occorrerà naturalmente che l’Ue metta da parte le proprie differenze interne e si coalizzi intorno a questo obiettivo. Auspichiamo che l’entrata in vigore(ieri) del Trattato di Lisbona dia slancio alla volontà politica dei 27 e ne rafforzi la determinazione a voler conferire all’Ue la capacità di porsi come attore politico nei confronti dei principali players globali, tra cui la Russia.

Naturalmente l’economia resta una base importante del rapporto tra la Russia e l’Ue: dovremmo tendere, non appena la Russia entrerà nel WTO, verso la creazione di un’area di libero scambio euro-russa. E’ questo il modo per sfruttare appieno le potenzialità delle nostre economie.

Ed infine, il terzo pilastro ( oltre alla sicurezza e l’economia) del rapporto euro-russo su cui puntare è costituito dal fattore umano: dobbiamo ambire a creare uno spazio umano ‘comune’, che includa nel tempo - quando le condizioni saranno soddisfatte - l’abolizione del regime dei visti. Dobbiamo investire maggiormente sul capitale umano, sulla formazione ed interazione tra le giovani generazioni, sui nuovi talenti.

Altrettanto cruciali, nella dimensione europea del nostro rapporto con la Russia, sono il rilancio del Consiglio NATO-Russia (una creatura dell’Italia!) e la creazione di un’architettura di sicurezza europea inclusiva della Russia. La guerra fredda è finita da tempo e dobbiamo guardare avanti per affrontare insieme i problemi comuni nello spazio euro-asiatico.

Il ‘reset’ dei rapporti russo-americani offre oggi una nuova finestra di opportunità per affrontare insieme i problemi della sicurezza europea. L’impegno del nuovo Segretario della NATO Rasmussen va anch’esso nella direzione di un nuovo rilancio del dialogo tra la Russia e l’Alleanza atlantica. Rilancio a cui l’Italia ha direttamente contribuito ( ricordo la presenza del nostro PdC a Corfù in giugno al NATO-Russia Council).

Il discorso è in fondo semplice : la NATO di oggi non guarda più alla Russia come un nemico, ma come un partner. La NATO è concentrata non più sul contenimento della Russia, ma sulle nuove sfide e minacce - il terrorismo, la proliferazione nucleare, l’Afghanistan -. Sfide e minacce che sono le stesse anche per la Russia e dove quindi la cooperazione tra noi è naturale e reciprocamente vantaggiosa. L’Afghanistan è oggi la sfida comune più importante: e la stabilizzazione di questo dififcile paese non è interesse solo dell’Occidente, ma certamente anche della Russia. Proprio per adattarsi a queste nuove sfide la NATO sta discutendo un nuovo Concetto Strategico alla cui elaborazione auspichiamo la Russia stessa (come detto da Rasmussen) - possa offrire un suo contributo costruttivo. Insomma, vi sono le condizioni perché la Russia possa oggi guardare alla NATO con lenti diverse, come un fattore di stabilità e allo stesso tempo un’opportunità per risolvere sfide comuni.

Una nuova architettura di sicurezza europea, come proposto da parte russa, per dar vita ad uno spazio di sicurezza paneuropeo - obiettivo che condividiamo ( mio articolo con Lavrov) - non può certamente nella nostra ottica fare a meno della NATO, ma dovrà riconoscere il ruolo centrale di quest’ultima nell’interesse di tutti, della Russia inclusa, così come delle altre istituzioni esistenti. Riteniamo che le proposte russe in materia di architettura siano una buona base di partenza per le discussione. L’Italia ha anch’essa nel quadro del ‘Processo di Corfù’ presentato le sue proposte, tra cui la creazione di un meccanismo di ‘early warning’ per la prevenzione delle crisi ( per evitare un’altra crisi come quella georgiana).

E’ importante, nella discussione sulla nuova architettura europea, che vengano inclusi i paesi del ‘vicinato comune’. L’Italia è uno dei pochissimi paesi europei ad avere un eccellente rapporto con Mosca, ma ottimi rapporti anche con tutti i paesi del ‘vicinato comune’( vedi Belarus, Moldova): crediamo quindi di poter avere un ruolo centrale nella costruzione di uno spazio di sicurezza europeo inclusivo anche dei paesi del vicinato, ma non concepito contro la Russia.

c) Infine il livello globale della nostra cooperazione.

Siamo - Italia e Russia- membri del G8, del G20, condividiamo una ‘fede comune’ nelle Nazioni Unite che però dobbiamo mettere in grado di decidere ed essere efficaci. Il futuro di Italia, Europa e Russia è di condividere il ruolo di ‘responsible stakeholders’ del mondo globale. Il potere deve essere accompagnato dalla responsabilità. Stati Uniti, Europa e Russia devono utilizzare la loro influenza per contribuire alla soluzione delle sfide globali’, dal terrorismo, alla non proliferazione, all’ambiente, alla lotta alla povertà.

Abbiamo, sul fronte delle sfide globali, due test immediati davanti a noi, sui quali la collaborazione tra Italia, Europa e Russia é assolutamente fondamentale: l’Iran e Copenaghen.

E’ nel nostro comune interesse convincere l’Iran ad accettare le proposte della comunità internazionale. Un Iran nucleare non gioverebbe alla sicurezza di nessuno, e certamente nè della Russia, né dell’Europa. Dobbiamo mantenere aperta la porta del dialogo, ma essere allo stesso tempo compatti nella nostra fermezza.

Soltanto questa compattezza potrà convincere Teheran che non vi è alternativa alla collaborazione e che la strada del confronto non paga.

Sull’ambiente abbiamo tutti l’interesse ad un successo a Copenaghen per il raggiungimento di un accordo che preveda parametri ambiziosi e vincolanti di riduzione elle emissioni. L’Europa si è messa sulla giusta strada. Auspichiamo che gli altri principali players globali, tra cui la Russia, seguano il nostro esempio. Dobbiamo superare gli egoismi nazionali, guardare avanti ed assumerci insieme e con coscienza le responsabilità per la vita delle future generazioni.

La cooperazione per far fronte alle sfide globali e costruire insieme ‘ i beni pubblici globali’ nel mondo del XXI secolo: è questo il ruolo principale che Europa e Russia, superata la guerra fredda, possono e devono giocare insieme. E’ una proposta che lancio qui e che potremmo approfondire neio contatti con i nostri partner euro-atlantici a russi: la creazione di un ‘Foro di dialogo sulle sfide globali’ Stati Uniti- Russia- Eurooa, che includa non solo politici e diplomatici, ma anche esperti e società civile, perché da esso possano scaturire idee innovative sulle sfide principali del nostro tempo.

Credo che anche da questo Foro bilaterale possano scaturire idee e proposte interessanti su tutti questi temi

Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro!

Luogo:

Roma

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