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Tajani: non si fermano i migranti coi muri (La Nazione)

Delle nuove misure per l’immigrazione il governo italiano discuterà lunedì a Palazzo Chigi, quando lui sarà in missione negli Stati Uniti. Ma per il ministro degli Esteri nonché vicepremier, Antonio Tajani, la strada per affrontare un «problema epocale» è una e una soltanto: «Diplomazia, diplomazia, diplomazia».

Ma come? La Lega sostiene che la soluzione diplomatica è già fallita.

«La diplomazia non fallisce mai. Gli slogan non servono a nulla, bisogna conoscere i fatti. E i fatti ci dicono che l’Africa è una polveriera: dalla Guinea alla Somalia buona parte di questo continente è in subbuglio. Ci sono colpi di Stato, guerre, carestie che spingono le persone a fuggire. E certo, il terremoto in Marocco e la devastante alluvione in Libia aggravano la situazione. Di fronte alla disperazione, non ci sono muri o barriere che tengono: basta guardare quello che succede in America. Occorre invece affrontare il problema alla radice per fermare periodiche ondate di migranti che non siamo in grado di sopportare. Serve una strategia eu Se non interveniamo con fermezza, a Lampedusa tra sei mesi siamo punto e a capo ropea, mondiale. È necessario anche l’intervento dell’Onu».

Cosa dovrebbe fare l’Europa? E l’Onu? Dovrebbe mandare i caschi blu?

«Dovrebbero dare un sostegno economico, politico, di presenza, aiutare a combattere il cambiamento climatico. È chiaro che non penso all’intervento di truppe: per affrontare il problema dell’immigrazione serve realismo. L’Europa può fare una nuova operazione Sophia, noi possiamo aprire centri di trattamento e verificare se chi arriva in Italia ha diritto a restarci come stabiliscono le direttive Ue, ma non siamo di fronte a un problema di ordine pubblico. Non nego che a Lampedusa ci sia, intendiamoci, ed è giusto lanciare un segnale di fermezza. Ma se non interveniamo a monte tra sei mesi stiamo da capo a dodici. Serve una visione di lungo periodo».

Come la mette con la Tunisia? La premier si è spesa molto, ma se l’Europa non tira fuori un euro diventa complicato.

«È vero, l’Europa deve accelerare l’applicazione del Memorandum ma è colpa anche della sinistra che cerca di mettere i bastoni tra le ruote. È inammissibile che al Parlamento europeo blocchino l’accordo firmato da Ursula von der Leyen, utile a fermare i flussi migratori. Anche a Bruxelles ci deve essere coerenza. La questione è seria e non può essere presa sottogamba né possiamo fare demagogia o dichiarare guerra all’Africa».

Dunque: niente interventi della marina militare italiana per impedire gli arrivi?

«Anche l’operazione Sophia prevedeva pattugliamenti in mare, ma ripeto non è un’operazione di polizia che risolve il problema. Certo, occorre agire con determinazione, dobbiamo velocizzare i rimpatri ma tutto ciò resta un palliativo. II problema non è fare campagna elettorale, ma prendere il toro per le corna. Ho appena parlato con la mia collega francese Catherine Colonna, ci vedremo insieme a tutti i ministri degli Esteri Ue a New York lunedì, alle Nazioni Unite. Non c’è alternativa alla politica e alla diplo * mazia per contenere il collasso del Sahel».

Dietro le polemiche nella maggioranza sull’immigrazione ci sono le elezioni europee e gli equilibri successivi nell’Europarlamento. Come rappresentante del Ppe, quale maggioranza auspica?

«Quella che mi ha eletto alla presidenza del Parlamento europeo: una maggioranza fatta da liberali, popolari e conservatori».

Resta contrario all’abbassamento al 3% della soglia di sbarramento nella legge elettorale europea?

«Assolutamente sì. Forza Italia si presenterà con il suo simbolo, pronta ad aprire le porte a singoli o gruppi che orbitano nell’area cattolica e popolare».

Condivide la proposta di riforma del patto di stabilità della commissione Ue?

«La proposta è migliore del patto che è stato sospeso durante il Covid, ma si può migliorare, come chiede pure la Francia, escludendo le spese provocate non da mala gestione ma da scelte europee come quelle per la guerra in Ucraina o per il New Deal».

La Bce ha criticato molto severamente la tassa sugli extraprofitti, ma Forza Italia già prima aveva chiesto di modificarla. Cosa succederà in Aula?

«Noi abbiamo presentato alcuni emendamenti, la premier ha detto che è disponibile a correttivi senza modificare il principio che, in un un momento di difficoltà, pure le banche devono fare la loro parte. Siamo d’accordo sul principio, ma il testo va scritto meglio per tutelare risparmiatori, piccoli istituti di credito e sistema economico-f nanziario».

In cassa ci sono pochi soldi: per la manovra sarà necessario contrattare un nuovo aumento di deficit con l’Europa?

«Intanto, vediamo i conti: poi si parlerà con l’Europa. L’inflazione non l’abbiamo provocata noi, ma la guerra. Noi vogliamo mantenere il taglio del cuneo, ridurre le tasse su tredicesime e premi di produzione, nonché sugli straordinari di medici e infermieri. Sono categorie indispensabili per tagliare le liste d’attesa, devono essere incentivati a fare gli straordinari».

Per trovare soldi è disposto anche a vendere i porti?

«Ma no, figuriamoci: il demanio non si può vendere. lo dico invece che si possono privatizzare i servizi: quelli portuali, di raccolta dei rifiuti, il trasporto pubblico. La nostra linea, del resto, è meno Stato, più impresa».

 

  • Author: Antonella Coppari
  • Header: La Nazione
  • Place: Roma

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