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Tajani «Napoli e il Mezzogiorno centrali nell’Europa. Ora più investimenti» (Il Mattino)

Ministro degli Esteri Antonio Tajani, leader di Forza Italia, oggi lei chiuderà a Napoli la campagna elettorale. Perché Napoli?

«Perché Napoli è sempre stata una città-simbolo per Forza Italia. Il presidente Berlusconi aveva un rapporto particolare con Napoli, la considerava la sua seconda città, amava definirsi “un napoletano nato al nord”. Ma soprattutto perché Napoli è la capitale del Mezzogiorno, è una grande città europea con un ruolo centrale nel Mediterraneo. Una città che soffre di problemi antichi, aggravati da molti anni di cattivo governo da parte delle giunte di sinistra in Comune e in Regione, che hanno saputo fare soltanto polemiche e proclami. Ma anche una città capace di produrre delle eccellenze in tanti settori. Noi crediamo in Napoli e su Napoli vogliamo investire, come hanno sempre fatto i nostri governi. Voglio ricordare che il governo Berlusconi fu l’unico a risolvere, almeno in quell’epoca, il tema dei rifiuti che deturpa nel mondo l’immagine di una città bellissima, e che se l’alta velocità ferroviaria è arrivata a Napoli e a Salerno il merito è dei nostri governi. Noi in Campania abbiamo una classe dirigente di qualità, che si candida a governare la Regione per imprimere un vero cambio di passo a Napoli e al suo territorio».

Il Sud è sempre stato elettoralmente un bacino importante per Forza Italia. Quali le proposte per rendere il Mezzogiorno protagonista in Europa?

«Ci impegneremo perché l’Europa guardi con sempre maggiore attenzione al Mediterraneo, e nel Mediterraneo al nostro Sud come protagonista decisivo. Per fare questo bisogna continuare a investire con risorse europee in infrastrutture, porti, autostrade, ferrovie, reti informatiche. Bisogna valorizzare anche con l’aiuto dell’Europa le eccellenze agricole e rilanciare il turismo. Bisogna riportare al Sud la ricerca e i centri decisionali. E c’è naturalmente il grande tema della legalità. È un lavoro che dovremo continuare ad affrontare con metodo e rigore».

L’obiettivo di queste elezioni è superare la Lega, confermare e migliore il risultato delle Politiche 2022 o andare in doppia cifra e diventare il primo partner di Fdi nel centrodestra?

«Il mio unico obiettivo di queste elezioni è eleggere un buon numero di deputati di Forza Italia attivi, competenti, capaci di andare in Europa a difendere gli interessi dell’Italia e della stessa Europa. Sono sicuro che avremo un buon risultato, ma la competizione non è con i nostri alleati. Fra la Schlein e la Meloni c’è uno spazio molto grande, quello del centro moderato, liberale cristiano, riformista che solo noi possiamo rappresentare».

Dopo le Europee ci sarà un rimpasto nella compagine di governo? Sono un tagliando per la coalizione?

«Non ci sarà nessun rimpasto, nessuno chiederà nulla in più e di sicuro Forza Italia farà valere i maggiori consensi ottenuti solo per rendere più efficienti e veloci le politiche di tutto il Governo».

Tajani presidente della commissione Ue è solo una suggestione?

«Sì, è una suggestione. Sono lusingato dal fatto che si parli di questa eventualità. Ma il mio dovere è quello di stare in Italia. Sono ministro degli Esteri e ritengo di dover mettere a disposizione dell’Italia la mia trentennale esperienza europea e internazionale. E poi c’è Forza Italia che guido solo da qualche mese, non posso tradire il mandato che mi ha affidato il congresso»

Forza Italia è partito ancorato al Ppe, Meloni e Salvini non vogliono alleanze e “inciuci” in Europa con i Socialisti. Il centrodestra unito in Italia rischia di andare in frantumi in Europa. C’è questo rischio? Direbbe sì a un patto con i Conservatori?

«Lo abbiamo già fatto nel 2017, quando sono stato eletto da Popolari, Liberali e Conservatori come Presidente del Parlamento Europeo, battendo il candidato dei socialisti. Questa è la maggioranza che lavoriamo per riproporre in Europa, che ovviamente non può comprendere l’estrema destra come i Lepenisti francesi o i tedeschi di AFD. Saranno gli elettori a decidere quale maggioranza è possibile, quindi votare per Forza Italia significa anche rafforzare questa prospettiva».

Fra Draghi, von der Leyen, Letta e Metsola, chi vedrebbe alla guida della Commissione?

«Il Trattato dice che il Consiglio europeo sceglie il presidente della Commissione tenendo conto dei risultati delle elezioni europee. Dunque il prossimo presidente della Commissione sarà di sicuro un esponente del Ppe. Draghi non è candidato a fare il presidente della Commissione europea perché nessuno lo ha candidato, lo hanno fatto i giornali».

Gli attacchi della Lega a Mattarella sono solo squilli di campagna elettorale?

«Cerco sempre di tenermi fuori dalla polemica politica fine a se stessa, mi piace più parlare di come risolvere i problemi degli italiani. Il presidente Mattarella ha ragione. Il capo dello Stato ha detto quello che siamo: noi siamo italiani e siamo europei, le due cose sono intrecciate nelle nostre vite, nel nostro passato e nel nostro futuro».

Ma condivide il riferimento alla sovranità europea fatto da Mattarella? Gli Stati nazionali sono sempre più a sovranità limitata?

«No, gli Stati nazionali rafforzano la loro sovranità con la dimensione europea. È la sola che può tutelare i nostri valori e la nostra identità. L’Italia con i suoi 60 milioni di abitanti sarebbe soltanto l’ennesima provincia della Cina. Come potremmo confrontarci a livello internazionale con Cina, India, Usa, Russia e con un continente in crescita come l’Africa che nel 2050 avrà 2,5 miliardi di abitanti? Da soli siamo troppo piccoli».

Armi a Kiev e appello Nato: l’Italia è prudente e lei al G7 di Capri ha lavorato molto per evitare l’escalation. Ci avviamo a un’ulteriore fase di stallo del conflitto con l’Italia isolata rispetto a Francia e Germania?

«L’Italia non è per nulla isolata: abbiamo scelto un atteggiamento cauto e prudente, ma coerente. Confermo che non manderemo un solo soldato italiano a combattere in Ucraina e che non autorizzeremo l’uso delle armi in territorio russo. Non siamo in guerra con Mosca. Ma non smettiamo certo di difendere l’Ucraina: anzi offriremo altra protezione con una importante batteria Samp-T per difendere le città dagli attacchi missilistici».

Condivide le preoccupazioni espresse dal premier sull’illegalità nel settore immigrazione?

«Nel decreto flussi c’è qualcosa che non ha funzionato, ci deve essere la longa manus della malavita organizzata perché con il dl flussi c’è stata una richiesta di andare a lavorare in Campania ma poi non ci sono stati i contratti previsti. Si è cercato di far venire manodopera che poi non si sa cosa faccia. Se c’è come sospettiamo la longa manus della malavita, l’antimafia deve intervenire».

Medio Oriente: lei ha dato pieno sostegno alla mediazione Usa. Ci sono le premesse per una tregua più stabile?

«Noi abbiamo sempre detto che l’origine di tutto è l’attacco di Hamas. Pensiamo altresì che ci sono troppi morti, troppi civili colpiti. Io credo che la tregua sia necessaria, per evitare una escalation pericolosa, per porre fine al dramma umanitario a Gaza, per liberare gli ostaggi, per garantire meglio la sicurezza stessa di Israele, che per noi è molto importante. Per questo appoggiamo l’iniziativa americana».

Tra circa una settimana il Summit G7 di Egnazia: ci saranno il Papa, Zelensky, Erdogan ma non la Cina. Su quali dossier spingerà l’Italia?

«La presidente Meloni guiderà una serie di riunioni in cui l’Italia proporrà ai suoi partner discussioni sui temi più urgenti ma anche sulle prospettive strategiche per la politica internazionale. Innanzitutto le due crisi più pericolose, guerra in Ucraina e a Gaza. Sull’Ucraina il G7 sta provando a convincere i paesi del mondo che bisogna fermare l’offensiva russa. Ma non ci riusciremo solo con le parole: Putin deve essere fermato anche con lo strumento militare. Su Gaza, lo ripeto, lavoriamo contro ogni escalation, perché israeliani e palestinesi possano vivere in pace nella sicurezza e nell’immediato per il soccorso alle popolazioni civili vittime innocenti di questa tragedia».

  • Author: Lorenzo Calò
  • Header: Il Mattino

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