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Intervista ad Antonio Tajani – La doppia sfida di Tajani: «Vinciamo il referendum e rilancio sulla segreteria» (Libero)

Ministro Antonio Tajani, dopo le comunicazioni del premier Meloni in Parlamento e il Consiglio Supremo di Difesa, che cosa cambia?

«Noi abbiamo lanciato un messaggio alle opposizioni. Continueremo a informarli, anche se non hanno voluto aprire un tavolo. Abbiamo dato massima disponibilità per coinvolgere tutti sulla politica estera. Questa è una situazione che riguarda tutti gli italiani, non è solo una questione di maggioranza».

II Financial Times ha scritto che il governo ha un dialogo aperto con l’Iran per aprire Hormuz alle navi italiane.

«Non c’è nessuna trattativa sotto banco per passare per Hormuz. Smentisco assolutamente».

Cosa farete con i militari italiani impegnati nelle basi in Medio Oriente?

«Stiamo riducendo i contingenti. Ma rimarrà sempre qualcuno a Erbil e in Kuwait, perché noi manteniamo fede agli impegni internazionali».

Sono incuriosito dal suo rapporto con Marco Rubio. Cosa vi dite al telefono lei e il Segretario di Stato americano?

«Marco Rubio ormai lo considero un amico, lo stimo molto, ha un’importante storia politica e lo apprezzo anche come persona. Ricordo quando a Roma siamo stati a cena con le mogli a Villa Madama: fu una serata in cui non si parlò solo di politica, ma si parlò di fede. Rubio è profondamente cristiano, anche da un punto di vista culturale. E mi ha colpito molto».

Anche lei è praticante? Va in chiesa con sua moglie?

«Sì, siamo convintamente praticanti»

Pensa che Marco Rubio sia un utopista o un realista?

«Rubio è un pragmatico ed è leale con il Presidente degli Stati Uniti. Secondo me è un eccellente Segretario di Stato».

In che lingua parla con Rubio?

«In spagnolo, quando siamo io e lui; in inglese quando siamo in contesti ufficiali con le nostre delegazioni».

E lei dove l’ha imparato lo spagnolo?

«L’ho imparato quando ero Commissario europeo».

Rubio ricorda con orgoglio le sue origini italiane, vero

«Assolutamente, è arrivato in visita in Italia con una sorta di albero genealogico. La sua famiglia arriva negli Usa da Cuba ma abbiamo scoperto che hanno origini campane, e anche antenati di Casale Monferrato»

Con Rubio ha parlato anche di Cuba

«Bisogna capire che durata avrà ancora il regime a Cuba»

Con il ministro degli Esteri iraniano avete avuto contatti durante il conflitto

«È un bel po’ che non ci parliamo. Ho sempre cercato di favorire il dialogo con gli americani, soprattutto quando era in corso la trattativa con l’Oman, che faceva da intermediario. Non a caso l’Oman organizzò a Roma uno degli incontri».

In cosa hanno sbagliato gli iraniani?

«Sono voluti andare avanti con il nucleare, è stato un grande errore»

Ha notizie sull’uranio dell’Iran

«Ci sono notizie confermate: gli iraniani di fatto avevano superato la “linea rossa” sull’uranio arricchito, questo vuol dire che guardavano alla bomba atomica. Il mondo non può permettersi di avere un Paese con la bomba atomica che proclama di voler cancellare Israele dalla faccia della Terra».

Ma la guerra era l’estrema ratio, una risposta razionale o una via quasi ineludibile

«Israele considerava il regime degli ayatollah un pericolo per la propria esistenza. E gli Stati Uniti considerano Israele uno dei loro principali alleati. Quindi non possono tollerare che l’Iran abbia l’arma atomica. Detto questo, noi abbiamo sempre insistito sulla necessità di trovare un punto di incontro, di negoziare e di cercare di far prevalere sempre la diplomazia. Poiché americani e israeliani hanno deciso di attaccare, la questione è se è stato rispettato il diritto internazionale oppure no».

Non è stato rispettato. Ma ormai il diritto internazionale non esiste più..

«Chi deve far rispettare il diritto internazionale? L’Onu, ma le Nazioni Unite, nel loro massimo organo politico, il Consiglio di Sicurezza, hanno un Paese che ha violato e continua a violare ogni giorno il diritto internazionale. Purtroppo la situazione è questa. Io sono un sostenitore delle Nazioni Unite, però forse dovevano intervenire in modo molto più deciso quando è scoppiata la guerra in Ucraina. All’epoca avevo proposto di nominare due inviati delle Nazioni Unite, paladini dell’Occidente ma anche amici di Putin: Angela Merkel e Silvio Berlusconi. Forse avrebbero potuto scongiurare la guerra. L’Onu invece è rimasta ferma… Serve che faccia un salto di qualità»

II presidente francese Emmanuel Macron cosa vuole?

«Non servono fughe in avanti. Deve prevalere il consolidamento delle relazioni tra gli Stati europei. È quello che stiamo facendo con la Germania, per cercare di avere un’Europa più coesa in grado di svolgere un ruolo politico».

Le piace il cancelliere tedesco Friedrich Merz?

«Sì, è un uomo di grande esperienza».

Forse è il dialogo più forte tra Roma e Berlino a dare fastidio a Parigi

«Ma se è così, è sbagliato, perché noi non vogliamo escludere nessuno. Esiste da sempre un forte rapporto tra Italia e Germania; un asse rafforzato nel tempo dalle relazioni tra la Cdu e la Democrazia Cristiana. Ed essendo oggi Forza Italia parte del Partito Popolare Europeo, il legame tra Germania e Italia passa anche da lì».

Ha citato la Democrazia cristiana. Mi hanno detto che vuole riunire i centristi, vuole rifare la Balena bianca?

«La Dc non esiste più, ma tocca a Forza Italia assumere quel ruolo di “centro di gravità permanente” della politica italiana che un tempo era dei democristiani».

Che fa? Cita Franco Battiato?

«Certo, Battiato non era mica uno strimpellatore qualsiasi: era un filosofo, un uomo di cultura, diceva tutto quello che pensava».

Torniamo al “grande centro”: è di centrodestra?

«Assolutamente sì. Berlusconi voleva che Forza Italia fosse il centro del centrodestra. Il centrodestra è un’alleanza politica, non è un cartello elettorale. La sinistra fa delle alleanze elettorali: a volte si mette d’accordo, a volte no. Noi andiamo avanti sempre uniti».

Ma non è che fa il nostalgico sul centrodestra a trazione Berlusconi

«No, io guardo al futuro e penso che dobbiamo rinforzarlo questo centrodestra. E il centrodestra si rinforza al centro. C’è una destra conservatrice con Giorgia Meloni, e c’è la Lega. Noi dobbiamo andare a prendere quell’elettorato che non vota o che è stato abbandonato dalla sinistra. Anche perché, ormai, il centrosinistra è morto e sepolto, c’è solo la sinistra».

Qualcuno della sinistra l’ha chiamata per passare con voi?

«Qualcuno è già passato con noi, come Caterina Chinnici. Anche molti esponenti del Movimento 5 Stelle»

E qualcuno del Pd

«Alcuni ex Pd come Nicola Caputo, che prima era passato in Italia Viva. Erano tutti ex democristiani: non sono venuti in Forza Italia perché abbiamo offerto qualcosa, ma perché sono centristi rimasti orfani del centrosinistra dove Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni lottano per occupare spazio a sinistra. Questo meccanismo lo vediamo anche applicato al referendum: quanti sono i centristi di sinistra che votano Sì?».

Vincerete il referendum

«Io sono convinto di sì. Però tra la convinzione e la vittoria bisogna lavorare molto. Noi faremo tutto ciò che è necessario per cercare di vincere, portare a votare gli elettori e difendere il voto ai seggi»

In cantiere avete un evento proprio per rilanciare il centro, giusto?

«Il 24 aprile faremo un grande evento dedicato ai 50 anni del Partito Popolare europeo. A Roma, a Palazzo delle Fontane, dove abbiamo celebrato i 30 anni di Forza Italia»

Chi ci sarà?

«Abbiamo invitato Lupi, Cesa, Steger, la Fumarola, il Movimento Cristiano dei Lavoratori. Intanto cominciamo a rilanciare i valori del popolarismo europeo, poi si vedrà. Il mio messaggio è questo: confrontiamoci sui valori».

Cosa succede se perdete il referendum?

«Che l’Italia perde un’occasione importante, ma non succede niente per il governo che verrà giudicato nel voto dell’anno prossimo. Questo referendum è la punta dell’iceberg di un cambiamento che mira a rendere più moderna l’Italia. Ci sono molte cose che devono essere cambiate: la giustizia, la burocrazia, troppe tasse. Siamo un Paese che potrebbe volare, ma ha troppo piombo sulle ali. Questa è una prima riforma per rendere l’Italia più moderna e europea. Sbaglia chi pensa che sia una riforma fatta contro i giudici. È una riforma per i cittadini, al contrario di quello che dicono i sostenitori del No. Questa è una riforma per liberare i magistrati da qualsiasi condizionamento politico. Diciamoci la verità: le correnti sono nate per dare rappresentatività ai partiti all’interno della magistratura. Nel 1946 Togliatti, da ministro della Giustizia, applicò quanto insegnato da Antonio Gramsci: cercò di occupare tutti i luoghi del potere, fra gli altri la magistratura. Per questo nacque Magistratura Democratica, la corrente dei magistrati del Partito comunista».

L’impegno di Marina Berlusconi in questo campo è ovviamente nel segno del padre.

«È una persona che crede nel cambiamento, in una giustizia giusta, nelle riforme. Il suo sostegno, il suo apporto alle nostre battaglie di libertà è prezioso per tutti noi di Forza Italia. Marina è espressione dei valori che suo padre ha indicato a lei come a tutti noi».

Mi dia una ragione secca per andare a votare.

«Cambiare l’Italia. Cominciando dal diritto dei cittadini a sentirsi garantiti e non perseguitati quando entrano in un tribunale».

A un certo punto c’era chi sosteneva che lei avrebbe dovuto smettere di fare il segretario di Forza Italia, ma nessuno le ha lanciato una vera sfida. Tajani è un uomo solo al comando?

«No, solo al comando assolutamente no. Ci sono quattro vicesegretari, tre capigruppo, una classe dirigente eletta al congresso che lavora alacremente e i risultati si vedono. In ogni elezione noi cresciamo, dalle europee alle regionali. Quando corri troppo, rischi di crescere e poi di precipitare; io preferisco crescere ogni elezione un punto alla volta. E la cosa che notiamo è che questa crescita è determinata dagli elettori più giovani. Io sono un grande sostenitore dei congressi: abbiamo fatto i congressi comunali, provinciali. Quest’anno faremo i congressi regionali e all’inizio della campagna elettorale faremo il congresso nazionale per scegliere il segretario del partito che dovrà portare Forza Italia alle elezioni. È giusto che chi dovrà guidare Forza Italia alle elezioni abbia un mandato pieno dalla base»

Lei mi sta dicendo che alla vigilia delle elezioni farete un congresso per dare il mandato al segretario. Lei si candiderà alla guida del partito?

«Io mi candiderò. Sono sempre favorevole al confronto democratico con chi mi critica o ha idee diverse dalle mie. Il segretario di Forza Italia non è l’erede di Silvio Berlusconi. Il segretario di Forza Italia è un uomo o una donna che ha il dovere morale di tenere vivi i valori e i principi di Berlusconi. Io devo fare un partito completamente diverso da quello di Berlusconi. Quando c’era il suo carisma a risolvere tutti i nostri problemi, poteva esserci anche una classe dirigente nominata. Ora che lui non c’è più, serve una classe dirigente scelta dalla base. C’è una grande partecipazione: siamo arrivati a 250.000 iscritti, veri. Le nostre manifestazioni sono sempre super affollate e con tantissimi giovani».

Si aspetta molti concorrenti nel partito?

«Non lo so ma, nel caso, ben vengano».

Nella Democrazia Cristiana c’erano tante correnti. Lei a quale personaggio democristiano si ispira

«Io più che fare una nuova Dc vorrei allargare il perimetro centrista anche ai riformisti, ai liberali, ai socialisti. Vorrei dare sostanza politica a quello che diceva Berlusconi: un partito cristiano, liberale, riformista, garantista, atlantista, europeista».

Quindi un centro non scudo-crociato.

«Non scudo-crociato. Che si ispiri ai valori del popolarismo europeo sì, ma che sia anche riformista e garantista. Vogliamo allargare anche ai radicali di Pannella, tant’è che il Partito Radicale collabora con noi, anche se non sono Popolari, su temi come la giustizia, i diritti della persona, le carceri».

Sta già lavorando al manifesto politico della sua candidatura a segretario?

«Sì, sto pensando a come aggiornare e rinforzare quello che ho presentato quando mi sono candidato. Sarà anche un manifesto dove proporrò alcune riforme importanti per l’Europa. Anche se i miei alleati non sono d’accordo, credo che non si possa fare a meno di avere un’Europa politica più forte, con anche istituzioni rinnovate».

Ieri c’è stata una manifestazione a Milano per il Sì al referendum.

«Esatto, mentre questa mattina saremo a Roma. “Una freccia per il Sì” è un evento che abbiamo voluto per unire idealmente l’Italia per sostenere la riforma della giustizia. Vogliamo ribadire che è una riforma di civiltà per cambiare questo Paese».

Le è piaciuto l’intervento di Meloni all’evento milanese di Fratelli d’Italia sul referendum?

«Sì, abbiamo tutti la stessa posizione, è una riforma condivisa e inserita nel programma del centrodestra».

L’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, un uomo di sinistra con una storia familiare importante nel mondo della giustizia, ha annunciato che voterà Sì al referendum. Avrà un peso?

«Con Giuliano Pisapia abbiamo lavorato insieme quando ero presidente della commissione Affari costituzionali del Parlamento Europeo e lui ne era membro. È un giurista e quindi comprende quali sono le ragioni della riforma. È uno dei tanti autorevoli esponenti della sinistra che hanno compreso cosa è in gioco, non si va a votare sul governo, ma per riformare la giustizia. E con lui ci sono tanti: penso a Augusto Barbera, fra i giudici penso a Antonio Di Pietro. Dobbiamo riportare il dibattito sui contenuti: la sinistra, sapendo di perdere questo referendum, cerca di buttarla in caciara parlando di politica. Ma non si voterà sul governo. D’altronde, per anni hanno detto che bisognava fare la separazione delle carriere, e il sorteggio».

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