Ministro Antonio Tajani, dopo 25 anni di negoziati viene ratificato l’accordo Ue-Mercosur, la più grande area di libero scambio al mondo con 800 milioni di persone, tra l’altro con quattro paesi storicamente legati all’Italia.
È il più grande accordo mai negoziato dall’Unione, un fatto che possiamo certamente definire storico, per l’Unione Europea, per l’Italia e per una parte molto importante del continente latino americano, cui siamo profondamente legati. E non solo per gli aspetti di natura commerciale, ma anche per quelli politici. Giustamente viene ricordato che la presenza di vaste collettività italiane in questi Paesi è significativa e rappresenta una carta in più che potremo giocare. L’accordo è anche frutto del lavoro che abbiamo fatto in stretta sinergia con la premier Giorgia Meloni – che oggi nella conferenza stampa ha parlato dell’intesa e ha ribadito che non ci sono mai state preclusioni ideologiche – e il ministro Francesco Lollobrigida. Possiamo ribadire, e lo abbiamo già fatto nelle fasi che hanno preceduto il via libera definitivo, che si tratta di un successo per l’Italia.
L’intesa prevede la liberalizzazione per linee tariffarie che rappresentano oltre il 90% dell’export UE, compresi settori nei quali si concentrano forti interessi commerciali italiani, quali automotive, macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici. Ma contiene anche clausole di salvaguardia e contingenti di importazione.
Certamente, questo è stato un elemento decisivo. Grazie all’azione negoziale svolta dal Governo, sono state inserite robuste clausole di salvaguardia e contingenti di importazione per prodotti sensibili (si tratta del primo accordo Ue che preveda l’applicazione della salvaguardia anche per i prodotti la cui liberalizzazione è già limitata da contingenti). Viene prevista la tutela di numerose Indicazioni Geografiche europee, fra le quali 57 italiane: l’elenco quindi è lungo ma ci sono dentro tutte le eccellenze del nostro agroalimentare. In particolare, per il settore agricolo saranno attivate misure supplementari volte a tenere conto delle diffuse sensibilità delle filiere agricole. Riguardano un regolamento Ue per una robusta applicazione delle salvaguardie per i prodotti agricoli, il riconoscimento di queste norme da parte dei Paesi del Mercosur (che attendono il testo finale per esprimersi), l’inasprimento di norme su pesticidi nei prodotti importati (per cui è stata già avviata una valutazione di impatto) e il rafforzamento dei controlli sanitari e fitosanitari annunciato dalla Commissione europea.
Per le imprese cosa cambia, in concreto?
Innanzitutto cambia qualcosa di importante per il Sistema Italia: alla fine del periodo di “rodaggio” l’Italia guadagnerà 14 miliardi di export in più. Infatti solo l’eliminazione degli elevati dazi del Mercosur consentirà agli esportatori dell’Ue di risparmiare oltre 4 miliardi di euro di dazi doganali all’anno. Poi le esportazioni – ricordiamo che l’Italia ha un avanzo commerciale verso l’area Mercosur, 7,7 miliardi di export contro 6 miliardi di import – saranno facilitate da procedure doganali più semplici e agevoli. In generale le imprese dell’Ue potranno presentare offerte per gli appalti pubblici in condizioni di parità con le imprese del Mercosur. Inoltre sarà previsto un accesso preferenziale esclusivo ad alcune materie prime critiche e a determinati prodotti “verdi”. Ricordo quali sono le tariffe attuali: ricambi auto (35%), macchinari (20%), prodotti chimici (18%) e prodotti farmaceutici (14%).
L’accordo può avere anche una lettura politica: ci si avvia verso l’eliminazione di dazi in una fase storica che vede il ritorno, da parte degli Usa di Trump, dei dazi sia verso l’Ue che verso altri grandi mercati. Con conseguenze non solo commerciali, anche politiche, visto anche l’attuale quadro geopolitico e l’interventismo di Washington nell’area.
Partiamo da un dato: l’Italia e l’Europa sostengono da sempre il libero commercio fondato su regole comuni. L’espansione della rete di accordi di libero scambio della Ue è per noi un obiettivo strategico per il nostro export. Stiamo lavorando per diversificare i mercati di sbocco. E quindi guardiamo anche ad altre aree come il Messico e l’India. Dall’inizio del mio mandato ho svolto molte missioni in questi paesi e sono stati organizzati business forum ormai con migliaia di imprese italiane. Sono intese indispensabili per garantire all’Italia crescita e prosperità. Questo è un tassello importante della strategia del Governo per raggiungere entro il 2027 l’obiettivo di 700 miliardi di export (ora 623, ndr), che si aggiunge alla riforma appena partita ed operativa del Ministero degli Esteri. Oggi questo ambizioso obiettivo è più raggiungibile. E permetterà alle nostre esportazioni di essere sempre di più uno strumento fondamentale per la crescita economica del paese e per politiche industriali ed agricole sempre più efficaci.
L’accordo ridurrà i dazi sulle materie prime critiche e sui prodotti derivati, incentivando le esportazioni del Mercosur nell’Ue e riducendo i costi delle importazioni per l’Unione. Una lettura è che l’intesa offre una via d’uscita dalla dipendenza dalla Cina, soprattutto per i minerali critici.
Un dato è fondamentale: un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche rappresenta un elemento essenziale delle transizioni verde e digitale dell’Ue. Offrirà una maggiore sicurezza e prevedibilità delle catene di approvvigionamento e garantirà uno dei più rigorosi standard di sostenibilità negli scambi e negli investimenti relativi alle materie prime critiche. Per quanto riguarda la Cina, resta certamente un partner importante e una fonte di approvvigionamento su cui intendiamo continuare a contare. Ma i fatti degli ultimi anni ci ricordano che la sicurezza economica è assicurata meglio da una strategia di diversificazione. Per questo l’America Latina può avere un ruolo fondamentale. Non solo il Mercosur ma anche il Cile, i Paesi andini e l’America centrale. Con ciascuno di loro la Ue ha firmato accordi che possono aiutare a mitigare certe dipendenze strategiche.
Torniamo sul tema agricolo, visto che si è arrivati all’accordo dopo molto tempo soprattutto per le resistenze del settore agricolo, e alcuni paesi non hanno dato l’assenso per questo.
Un risultato che è stato ottenuto è che la Commissione UE ha inoltre annunciato, sempre rispondendo a specifiche richieste dell’Italia, misure ulteriori a sostegno dell’agricoltura europea e in particolare finanziamenti aggiuntivi per il settore, misure di allineamento degli standard sanitari, fitosanitari e di benessere animale sui prodotti importati, il rafforzamento dei controlli in dogana per assicurare il rispetto dei livelli di protezione dei consumatori attualmente in vigore all’interno del Mercato Unico. Nel complesso, quello che si verrebbe a creare è il più strutturato sistema di tutela e salvaguardia mai messo in piedi dall’Unione Europea in connessione con un accordo di libero scambio. L’Italia è stata decisiva nel lavoro con la Commissione: posso dire che nessun altro accordo commerciale firmato dall’Unione presenta un livello di protezione così ampio e strutturato per tener conto delle sensibilità agricole.
Un elemento che per l’Italia è stato fondamentale è stato la garanzia di indicazioni geografiche per evitare imitazioni.
Mi sono sempre battuto per tutelare il Made in Italy, in questo caso come nella lotta all’Italian sounding”. È stato un impegno costante sin dall’inizio del mio mandato: con questo accordo otteniamo, come detto, la protezione di 57 Indicazioni Geografiche italiane attualmente prive di qualsiasi tutela in quei Paesi. Si tratta di un altro grande risultato, che ci permetterà di difendere e promuovere ancor più e meglio le eccellenze dei nostri territori.