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Tajani: “L’Italia non può stare fuori dal processo di ricostruzione di Gaza. Io disponibile ad esserci» (Corriere della Sera)

ADDIS ABEBA – «Non possiamo restare fuori dalla ricostruzione di Gaza, anche questa è una chiave di lettura a proposito della nostra presenza da osservatori nel Board. E poi è giusto esserci perché è un’ulteriore conferma dell’impegno del governo per stabilizzare il Medio Oriente». Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani rilancia la scelta di Giorgia Meloni annunciata ad Addis Abeba: l’Italia non rinuncia a far parte del Board of Peace. Che tante polemiche ha scatenato sino ad ora, soprattutto per alcuni nomi già inseriti nel livello operativo. E, soprattutto, perplessità che la stessa Meloni aveva ammesso quando ha precisato — dopo i contatti con il Quirinale — che «al momento la nostra Costituzione e i trattati internazionali non lo consentono».

È una domenica particolare. In Etiopia è quasi l’ora di pranzo, a Roma questa inedita giornata politica è iniziata presto e sarà lunghissima. Il titolare della Farnesina dice al Corriere di essere disponibile ad andare giovedì alla Casa Bianca, ma premette che «con la Premier non abbiamo ancora deciso, dipende dal livello degli altri partner europei che saranno presenti al summit». Il filo tra i due è diretto, è possibile che la decisione su chi partirà venga presa soltanto all’ultimo momento. Intanto la diplomazia è al lavoro, Palazzo Chigi e Farnesina preparano la missione.

Davanti alle critiche delle opposizioni che parlano di un’Italia asservita a Trump, Tajani va all’attacco: «Mi sembrano accuse senza senso. Allora anche la Commissione europea, che sarà presente con la responsabile del Mediterraneo Dubravka Šuica, è asservita all’America? E Cipro che ha la presidenza di turno? Non capisco cosa ci sia da strepitare». Il Vicepremier e Ministro degli Esteri martedì sarà in Parlamento per le comunicazioni con voto su questo argomento. «Sarà un voto di indirizzo politico sulla presenza dell’Italia nel ruolo di osservatore nel Consiglio di pace, sapendo che non possiamo entrarvi per i noti motivi di incompatibilità costituzionale». Sarà un voto che al momento sembra essere scontato per il sì, visto che la maggioranza appare compatta sulla necessità di mantenere il filo diretto con il presidente degli Stati Uniti.  La posizione di Fratelli d’Italia, così come quella della Lega, è sempre apparsa chiara rispetto all’amministrazione statunitense. Qualche malumore, sembra un paradosso, si registra proprio all’interno di Forza Italia, il partito di cui Tajani è leader e segretario. Soprattutto dopo la presa di posizione netta di Marina Berlusconi che in un’intervista al Corriere si è detta «preoccupata, l’unica regola di Trump è cancellare tutte le regole. E lui la chiama libertà». Ma alla fine c’è chi scommette che anche i dubbiosi voteranno a favore.

Da ieri gli uffici della Farnesina sono al lavoro per dare sostanza giuridica, prima che politica, al testo delle comunicazioni che Tajani leggerà domani e che rappresenterà la posizione dell’intero governo. Un passaggio che viene ritenuto fondamentale, perché dovrà mantenersi nel perimetro consentito dalla Costituzione e dunque senza impegni formali ma aprendo quello spiraglio che gli Usa si aspettano. Ma cercando anche di non entrare in collisione con i partner europei.

America, Europa, Germania: sono ore intense e abbastanza caotiche. Tajani è reduce dalla Conferenza di Monaco, dove il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto e fatto tante cose: ha delineato una linea di frattura fra il Vecchio Continente e questa America dalle pulsioni Maga, si è scattato un selfie con Emmanuel Macron e Keir Starmer con la didascalia «Insieme per una Europa forte». E questo ha già scatenato l’opposizione, ma anche gli analisti di politica internazionale: è già finito o forse non c’è mai stato motore italo-tedesco? Hanno ragione le opposizioni a parlare di propaganda senza riscontri? Tajani risponde così: «Leggo molte letture sbagliate, il rapporto con Merz è saldissimo e pronto a svilupparsi ancora di più, con il nostro protagonismo. Basti pensare a cosa è successo all’ultimo Consiglio europeo informale». Nega che possano essersi create nuove distanze, anzi rilancia: «Le parole di Merz, con cui ho parlato a Monaco, mi sembra che siano state molto strumentalizzate. Il primo ad avere chiara in mente l’importanza dell’America è proprio lui che la conosce benissimo, in quanto è stato per anni responsabile del fondo statunitense Blackrock. Due sere fa stavamo alla cena con gli imprenditori americani in un clima disteso e il Cancelliere scherzava dicendo che in politica 1+1 fa 3».

 

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