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Dettaglio intervista

L’Italia non cambia. Anzi, con ancora più determinazione, ribadisce la propria Ostpolitik volta a una politica di inclusione dei Balcani occidentali nell’Unione europea. Lo ribadisce chiaramente il ministro degli Esteri, Giulio Terzi ieri a Brdo pri Kranju per guidare il Comitato dei ministri italo-sloveno.


La Slovenia sta vivendo una pesante crisi economica. Che impressione ha ricavato dai colloqui qui a Brdo?


La Slovenia sta agendo con determinazione su entrambi i fronti, quello interno e quello europeo. Nel 2012 il Parlamento di Lubiana ha varato un importante pacchetto di norme in materia di bilancio che dovrebbe consolidare i conti pubblici. Sul piano europeo la Slovenia ha già ratificato i recenti provvedimenti adottati dall’Ue in materia economico-finanziaria, ossia il Fiscal Compact e il Meccanismo europeo di stabilità. Il quadro è complesso, ma abbiamo fiducia che la Slovenia sia sulla strada giusta.


Dopo le tanto conclamate ma mai attuate autostrade del mare sta ora prendendo forma il Corridoio Baltico-Adriatico. Capodistria è inserita o no nel tracciato?


Lo è. Il Corridoio è destinato a fornire un forte contributo alla valorizzazione del progetto delle autostrade del mare rafforzando le connessioni tra i porti del Nord Adriatico, la rete di trasporti dell’Europa settentrionale e i collegamenti di quest’ultimi con i mercati dell’Europa orientale e dell’Asia. Il Corridoio consentirà alle zone interessate di diventare delle piattaforme collegate al Baltico da vere e proprie “catene logistiche” di trasporto, attraverso il funzionamento integrato delle attività portuali, retro-portuali, ferroviarie e stradali.


C’è poi la questione aperta della macroregione adriatico-ionica.


L’Italia è molto impegnata affinché entro l’anno il Consiglio d’Europa dia mandato alla Commissione per mettere a punto una strategia Ue per la macroregione adriatico-ionica.


Il 2014 sarà l’anno della presidenza italiana e greca e intendiamo fare in modo che per quella data l’ancoraggio di tutti i Paesi ancora non Ue dell’area (Albania, Bosnia-rzegovina, Montenegro e Serbia) al percorso europeo sia una realtà concreta in una ideale e virtuosa congiunzione con i Paesi Ue che partecipano alla strategia (Italia, Slovenia, Grecia e Croazia). Con un significato politico molto importante: nel centenario dello scoppio della Prima Guerra mondiale i Paesi adriatico-ionici devono ritrovarsi uniti e coesi nel segno dei valori europei.


Sul versante energetico la Slovenia ha costituito una società con Gazprom per la gestione del gasdotto Southstream. Qual è la strategia italiana a Nordest?


Noi intendiamo favorire le interconnessioni e l’integrazione dei mercati dell’energia, a Nordest così come verso le altre fondamentali direttrici mediterranee e sudorientali. È necessario sviluppare una rete infrastrutturale per diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento. In questa prospettiva guardiamo con interesse a quei progetti capaci di incrementare i flussi energetici verso l’Italia a beneficio della sicurezza energetica nazionale e, più in generale, europea.


Quindi Southstream è coerente con la strategia italiana?


L’Italia sostiene questo progetto al quale partecipa Eni con una quota del 20% per la realizzazione del tratto offshore. Qualora prevalesse l’ipotesi di punti di approdo del gasdotto a Tarvisio rispetto all’alternativo approdo in Austria, tale interesse sarebbe ulteriormente consolidato.


A breve la Croazia sarà la 28ma stella d’Europa, ma c’è il rischio di un veto della Slovenia relativo alla questione della Ljubljanska Banka.


Auspichiamo che le questioni bilaterali siano composte in modo concorde senza conseguenze sul processo di allargamento. Ci aspettiamo che tutti diano prova di visione strategica e lungimiranza politica.


La Germania però si sta dimostrando riottosa all’allargamento dell’Ue, per Berlino addirittura la Croazia non sarebbe pronta all’adesione.


Ho parlato spesso con gli amici tedeschi dell’allargamento e devo dire che abbiamo numerose convergenze. Penso alla visione condivisa del processo di allargamento quale strumento politico per incoraggiare i Paesi candidati ad adeguarsi agli standard europei con positive ricadute in termini di maggiore sviluppo, accresciuta prosperità e rafforzamento dello stato di diritto.


Quindi l’Italia è ampiamente favorevole all’allargamento a Est dell’Ue.


Abbiamo una strategia chiara che ritiene il percorso di integrazione europea dei Balcani occidentali un fattore fondamentale di sviluppo, stabilizzazione e riconciliazione, secondo i meriti e le singole capacità di ogni Paese.


Un allargamento che comprende anche la Turchia?


Certo, nell’interesse dell’Italia, della Turchia e della stessa Ue. La nuova “positive Agenda” della Commissione rappresenta una buona cornice che potrà dare rinnovato impulso ai negoziati con Ankara e favorire il processo di liberalizzazione del regime dei visti per i cittadini turchi.


Nell’attuale politica di risparmio quale sarà la sorte del Consolato generale d’Italia a Capodistria?


Ho deciso di nominare un nuovo console generale, la dottoressa Maria Cristina Antonelli, persona di grande esperienza nel settore consolare. Quindi, in un momento difficilissimo per le risorse della Farnesina, manteniamo Capodistria. Un forte segnale di attenzione alla minoranza italiana e alla nostra presenza culturale, politica ed economica in Slovenia.