Il Senegal sta vivendo una fase di trasformazione storica che ridefinisce il suo ruolo nello scacchiere economico dell’Africa occidentale. Il biennio 2024-2025 non segna soltanto l’ingresso ufficiale del Paese nel club dei produttori globali di idrocarburi, ma coincide con un deciso cambio di paradigma nella governance economica, caratterizzato dalla forte volontà di trasparenza sui conti pubblici. Per gli osservatori internazionali e per il sistema imprenditoriale italiano, il Senegal si conferma un hub strategico in rapida evoluzione, dove le opportunità legate alla diversificazione energetica si intrecciano indissolubilmente con le nuove necessità di industrializzazione locale.
Un quadro macroeconomico in piena accelerazione
L’economia senegalese dimostra un notevole dinamismo, trovando nuova linfa nell’avvio della produzione del giacimento petrolifero di Sangomar nel giugno 2024 e nell’imminente sfruttamento delle risorse gasiere. Le proiezioni di crescita per il 2025 delineano uno scenario di forte espansione, con stime che variano dal 7,9% previsto dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) fino al 10,3% ipotizzato dalla Banca africana di sviluppo (AfDB). Questo balzo in avanti è trainato strutturalmente dall’export di idrocarburi, mentre la crescita dei settori non petroliferi si mantiene su un percorso più graduale ma costante.
Parallelamente alla crescita, il Paese ha registrato un successo significativo sul fronte della stabilità monetaria. L’inflazione, che aveva preoccupato gli analisti nel 2023 toccando quasi il 6%, è crollata drasticamente attestandosi sotto la soglia del 2% nel biennio in corso. Questo risultato è frutto del calo dei prezzi alimentari internazionali e della stabilità garantita dall’ancoraggio del franco CFA all’euro, fattori che hanno protetto il potere d’acquisto interno in una fase delicata di transizione. Tuttavia il quadro non è privo di ombre: la recente operazione verità sui conti pubblici ha rivelato un debito superiore alle stime precedenti, portando il rapporto debito/PIL a livelli che impongono ora una gestione fiscale rigorosa e prudente per riconquistare la piena fiducia dei mercati finanziari.
Energia, industria e infrastrutture: i motori della trasformazione:
L’agenda “Senegal 2050”, presentata alla fine del 2024 dal presidente Bassirou Diomaye Faye, punta a trasformare radicalmente la struttura produttiva nazionale, superando il modello di economia importatrice per divenire un polo logistico ed energetico regionale. Il settore estrattivo è indiscutibilmente il motore attuale di questa dinamica: con quasi 17 milioni di barili prodotti già nel primo anno di attività del campo Sangomar, l’industria degli idrocarburi ha registrato un’espansione verticale, affiancata dalla valorizzazione di altre risorse minerarie come zirconio e fosfati. Le nuove normative mirano poi a garantire che questa ricchezza non resti un fenomeno isolato, ma generi indotto per le imprese locali e occupazione qualificata.
Accanto all’energia, l’agricoltura e le infrastrutture rimangono pilastri centrali della strategia di sviluppo. Il Governo persegue l’obiettivo della sovranità alimentare attraverso la creazione di poli agro-industriali, come l’Agropolo Sud, destinati a ridurre la dipendenza dalle importazioni cerealicole e a valorizzare le filiere locali. Sul fronte logistico, il Senegal consolida la sua posizione di snodo regionale grazie a investimenti strategici come il Treno espresso regionale e la modernizzazione del porto di Dakar, che ha visto incrementare significativamente la capacità di movimentazione merci di quest’ultimo. La sfida per il futuro sarà mantenere questi ritmi di investimento infrastrutturale pur in un contesto di necessario consolidamento fiscale.
La partnership energetica strategica che lega Roma e Dakar
Le relazioni economiche tra Roma e Dakar hanno vissuto nel 2025 un cambiamento strutturale profondo, ben visibile nei dati dell’interscambio commerciale che fotografano una svolta storica. Nei primi nove mesi dell’anno il volume complessivo degli scambi ha raggiunto i 566 milioni di euro, segnando una crescita eccezionale del 160,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Senegal si è trasformato da semplice mercato di sbocco a fornitore energetico chiave per l’Italia: le importazioni italiane dal Paese africano hanno subito un’impennata del 686,1%, toccando quota 381 milioni di euro. A trainare questa dinamica è quasi esclusivamente l’acquisto di petrolio greggio, che da solo vale 238 milioni di euro, coprendo oltre il 60% dell’intero import dal Senegal.
Questa evoluzione ha portato, per la prima volta dopo anni, a un saldo commerciale negativo per l’Italia, pari a -197 milioni di euro, a testimonianza del nuovo ruolo di Dakar come partner per la sicurezza energetica nazionale. Nonostante il boom dell’import petrolifero, l’export del Made in Italy verso il Senegal continua a crescere, registrando un aumento del 9,6% e attestandosi a 185 milioni di euro. Le imprese italiane presidiano con successo la fornitura di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e di macchinari industriali, confermandosi partner privilegiati per l’industrializzazione senegalese. Dalle macchine per impieghi generali e speciali alle tecnologie per l’agroindustria, l’Italia accompagna la trasformazione produttiva del Paese, supportata da un tessuto di investimenti diretti che continua a espandersi. Il Senegal non è più dunque solo una destinazione commerciale, ma un interlocutore con cui costruire filiere integrate, in una logica di partenariato paritario che guarda al lungo periodo.
Il Business Forum di Dakar apre a nuove joint venture
Nel Paese della “teranga”, la caratteristica ospitalità del Senegal e dei suoi abitanti, la missione del nostro sistema Paese culminata del Forum Imprenditoriale Italia Senegal del 29 ottobre 2025 è stata accolta con entusiasmo e spirito di apertura da parte delle istituzioni locali.
“Questo è l’inizio di un’azione forte dell’Italia per cercare di avere una presenza sempre più importante, per portare qui le aziende italiane con il proprio saper fare, organizzare joint-ventures, importare prodotti, contribuire allo sviluppo in un’ottica di beneficio reciproco ”, ha affermato Antonio Tajani, Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che insieme al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha conferito alla missione italiana un valore altamente istituzionale.
L’Italia si è presentata in modo coeso con un centinaio di partecipanti, tra cui una settantina di rappresentanti aziendali, coordinati da Ministero degli Esteri e dall’Agenzia ICE, in collaborazione con Confindustria Assafrica & Mediterraneo e l’APIX, agenzia senegalese per la promozione degli investimenti e grandi opere. Un’occasione unica di “seminare”, come ha detto in un’intervista ad Africa e Affari Matteo Zoppas, presidente di Agenzia ICEper far crescere le relazioni e portare al salto in avanti del Made in Italy. “La cornice del Piano Mattei, che punta sul potenziale dell’Africa, ma anche su una costruzione reciproca di opportunità, rende molto opportuno l’evento svoltosi a Dakar, pivot per la regione dell’Africa occidentale” ha sottolineato. Tre le aree di cooperazione individuate per questa missione: agribusiness, energie e infrastrutture.
“Tra Italia e Senegal c’è una cooperazione esemplare, basata sulla fiducia, la co-costruzione, la ricerca di una prosperità condivisa. Questo forum incarna non solo una visione comune ma la volontà di co-edificare i nostri Paesi”, ha dichiarato, davanti alla platea di partecipanti al business forum, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e dell’Allevamento, Mabouba Diagne. L’invito da parte del rappresentante del governo senegalese è quello a costruire una crescita comune nei settori strategici come agroindustria, energie, infrastrutture fisiche e digitali. “Ma vogliamo andare oltre questo forum, e stimolare la creazione di joint-ventures, incoraggiare l’insediamento di aziende italiane nelle nostre zone industriali, costruire catene di valore comuni”, ha insistito.
Nonostante un mercato interno piuttosto ristretto – 18 milioni di abitanti – il Senegal gode di una posizione geostrategica di primo piano, di collegamenti diretti e veloci con l’Italia, di stabilità politica, di fonti di energia, potenziale agricolo, infrastrutture fisiche e digitali in piena espansione e rappresenta una vera porta d’ingresso verso il vasto mercato continentale dell’Area di libero scambio africano (AfFCTA), oltre che verso il blocco dell’Africa occidentale.
“L’Italia non deve esitare a posizionarsi”, ha dichiarato Aissatou Ndiaye, coordinatrice del programma di sviluppo nazionale degli agropoli, al termine di una presentazione di fronte alla delegazione di imprenditori italiani, presso la sede di Agropole a Dakar. Nonostante ritardi, lo sviluppo delle zone di sviluppo agroindustriale sta procedendo, con due poli su cinque pronti a operare, nel Centro e nel Sud. “Siamo favorevoli a joint ventures tra società nazionali e internazionali. Siamo pronti, le strutture sono sul punto di essere messe a disposizione, terreni, capannoni, celle frigorifere e altro ancora, per favorire partenariati win win”.
La stabilità politica gioca a favore degli investimenti. “Abbiamo rivisitato il nostro codice degli investimenti e il codice doganale, per rendere il clima degli affari più attraente. Abbiamo progetti strutturanti che permettono di creare partnership con le nostre migliori società nazionali. Abbiamo il gas e il petrolio, le risorse umane. La nostra posizione geografica è di primo piano”, ha insistito la referente di Agropole.
Intervista all’Ambasciatrice d’Italia in Senegal Caterina Bertolini
Oltre all’inclusione del Senegal tra i Paesi prioritari del Piano Mattei, il recente Business Forum bilaterale a Dakar ha visto la partecipazione di una cospicua rappresentanza del Sistema Italia, a cominciare dal Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani. Come possiamo interpretare questo rinnovato interesse per il Senegal, secondo Lei.
Il Business Forum ha condotto a Dakar oltre 70 imprese italiane, attive soprattutto nei 3 settori focus dell’iniziativa: l’agroindustria, le infrastrutture fisiche e digitali, l’energia, intesa sia come oil and gas che rinnovabile. Si è trattato della delegazione italiana più robusta di cui si abbia memoria in Senegal ed Africa occidentale, ed a questo risultato ha certamente contribuito la guida del Ministro Tajani, che ha permesso di mobilitare istituzioni ed imprese ad alto livello prima dal lato italiano e poi da quello senegalese. In sostanza si sono create le condizioni per un evento che ha risposto ad un interesse accresciuto del settore privato italiano per l’Africa in generale, ed in seno a questa, per i mercati più attrattivi; il Senegal unisce la stabilità politica ad una performance economica interessante e costante per vari anni, un buon livello di infrastrutture e margini di crescita potenziale elevati. Inoltre il Paese ha anche una posizione strategica in un’area geoeconomica più vasta, caratterizzata per vari paesi (UEMOA – unione economica e monetaria dell’africa occidentale) dalla comunanza linguistica e valutaria, il che consente di guardare anche aldilà dei confini del paese e di ambire ad un mercato più ampio.
Il Piano governativo “Vision Sénégal 2050” dà la priorità all’industrializzazione del Senegal, in particolare attraverso il rafforzamento delle capacità locali per trasformare le materie prime. In quest’ottica, al di là dei grandi gruppi industriali italiani, può dirci quali sono le opportunità da cogliere per le PMI italiane? Quali delle specificità del tessuto industriale italiano si adeguano meglio per operare in Senegal?
Guardiamo con molto interesse alle strategie nazionali di crescita industriale; in relazione ad esse, la tradizione manifatturiera dell’Italia è il fattore su cui le relazioni commerciali e industriali bilaterali possono irrobustirsi. L’Italia è un Paese trasformatore, abile a dare valore aggiunto alle materie prime, e mettere sul mercato prodotti di standard elevati, realizzati con processi sostenibili. È quindi un modello per un Paese come il Senegal la cui priorità oggi è quella di aumentare il valore delle proprie risorse, agricole e minerarie in primis, diminuendo la dipendenza dall’estero, creare posti di lavoro e promuovere una crescita sostenibile.
L’Italia può proporre tecnologie e prodotti per il settore industriale senegalese in molti ambiti, dall’agroindustriale alla produzione di energia, passando dalle macchine per l’edilizia alle attrezzature ospedaliere. Allo stesso tempo deve contendersi il mercato con altri players, asiatici e non solo. Sono quindi fondamentali i fattori accessori al prodotto: l’assistenza tecnica, la formazione, la finanza diventano le parole chiave e pesano molto sulle decisioni delle imprese locali. Ci favorisce il fatto che l’Italia qui goda di una ottima reputazione, e che gli imprenditori esprimano grande disponibilità e curiosità per il prodotto italiano; l’Ambasciata, insieme ad ICE, che ha aperto un ufficio a Dakar nel 2024, è impegnata costantemente in attività che mettano in evidenza le capacità italiane, a cominciare da quelle che già hanno trovato spazio sul mercato e che dimostrano l’efficacia ed il potenziale della collaborazione tra i 2 Paesi.
Con l’avvio dell’estrazione petrolifera in Senegal, pensa che ci siano nuove prospettive economiche e commerciali da aspettarsi dal Paese?
Le recenti scoperte di petrolio e gas naturale aprono nuove prospettive al Senegal, che potrà beneficiare di nuove importanti risorse al servizio della crescita del Paese. E certamente esse offriranno opportunità alle nostre imprese. È opportuno ricordare che in parte lo hanno già fatto: imprese italiane sono già state coinvolte nella fase di sviluppo di questi progetti in Senegal, ed altre lo sono oggi nelle fasi attuali di implementazione e potenziamento delle strutture dedicate a questo settore. I bisogni sono comunque ancora importanti, sia nella realizzazione e gestione delle strutture energetiche che nei servizi accessori, in cui l’Italia ha molte eccellenze da proporre. Solo pochi giorni fa ho accompagnato una delegazione di imprese italiane ad un importante evento regionale dedicato all’energia svoltosi a Dakar, il che conferma la vitalità di questo settore, e l’interesse dei nostri operatori.
La diaspora senegalese in Italia è una delle più vitali di Europa. Ritiene che si possa considerare un vantaggio in più per rafforzare ulteriormente la cooperazione bilaterale?
La presenza di una diaspora importante è indubbiamente un fattore fondamentale al servizio delle relazioni tra i due Paesi. Da un lato la sua stessa esistenza crea un legame, destinato ad irrobustirsi nel tempo, con la crescita di giovani che hanno il patrimonio culturale dei due Paesi. D’altro lato la diaspora veicola esperienze e conoscenze che incentivano concretamente i rapporti economici e commerciali bilaterali. I casi di partenariato tra imprese italiane e senegalesi mossi dalla diaspora sono numerosi, e si concretizzano nelle esperienze di imprenditori italiani che avviano operazioni in Senegal avvalendosi del supporto di dipendenti senegalesi in Italia, ed in quelle di senegalesi rientrati in patria per avviare imprese grazie al bagaglio di esperienze e conoscenze acquisite in Italia nei settori più vari, nelle quali hanno individuato opportunità di risposta ai bisogni del Senegal. La diaspora è anche un soggetto importante nei programmi della cooperazione italiana, in parte come beneficiari nelle iniziative a favore dello sviluppo del settore privato, in parte come partner nei diversi progetti diretti alla formazione di personale per il mercato senegalese e italiano.