«Nel rispetto della Costituzione e dei diritti previsti, noi dobbiamo dare risposte efficaci ai cittadini sul fronte della loro sicurezza. Non possono essere accettate impunemente violenze come quella di Torino o aggressioni di giovani a scuola o di chiunque negli ospedali, nelle stazioni, nelle strade delle città». Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani è netto: «Il sentirsi sicuri è condizione essenziale delle libertà democratiche. E il garantire la sicurezza è un obiettivo del centrodestra da sempre. Politicamente è un segnale che diamo ai cittadini, alle forze dell’ordine, ai medici, ai professori, a tutti coloro che si trovano a rischio aggressioni o violenza per svolgere il loro lavoro».
A che cosa servono le nuove misure approvate? Non bastavano le norme esistenti?
«Servono per garantire ancora di più la sicurezza nelle nostre città, anche di fronte a quello che è successo di recente. Pensiamo al caso dell’accoltellamento a scuola: ebbene, è necessario che si adottino tutte le misure per impedire che si ripetano episodi simili e che la delinquenza giovanile abbia la meglio. Da qui pure interventi che impongono anche ai genitori di avere maggiore responsabilità per le azioni dei figli. Così come Prevenzione e repressione «L’obiettivo è contrastare la violenza giovanile» s si prevedono tutele rafforzate e aggravanti anche per chi aggredisce il personale docente».
La violenza giovanile richiede, però, anche attività non solo repressive.
«Certo. E infatti la scuola ha un ruolo decisivo nelle attività formative e educative, ma, sul piano preventivo, ha una funzione pure il divieto di vendere armi o oggetti atti a offendere. L’obiettivo è contrastare la delinquenza giovanile».
L’altro capitolo rilevante del pacchetto riguarda la violenza politica. Il fermo preventivo suscita più di una riserva.
«II fermo di prevenzione di fatto permette di fermare per dodici ore, sotto la supervisione del magistrato, persone che vanno a una manifestazione con caschi, mazze, bastoni. Non possiamo accettare che esista il diritto dei violenti di partecipare alle manifestazioni, aggredire le forze dell’ordine, distruggere negozi, devastare le città. Questo non ha niente a che vedere con il diritto di manifestare. Quest’ultimo è sacrosanto, ma non c’entra con il commettere atti violenti».
Non è stata prevista, invece, la norma sulla cauzione per le manifestazioni. Voi eravate contrari?
«Non era prevista nel testo arrivato in Consiglio dei ministri. Ha prevalso la linea di Forza ItaIia. Era difficile identificare chi deve darla e c’era il rischio di limitare il diritto di manifestare».
Come è stata risolta la questione dello scudo penale per i poliziotti?
«Non c’è alcuno scudo penale per le forze dell’ordine. Non c’è più, invece, l’obbligo di scrivere nel registro degli indagati, automaticamente, i cittadini, tutti i cittadini, che reagiscono a un’aggressione. Sarà facoltà del magistrato decidere di volta in volta se ci sono le condizioni per iscrivere o no. E questo vale per il poliziotto, come per il medico o l’infermiere o il professore, che reagiscono a un’aggressione. Questo per evitare che l’iscrizione nel registro degli indagati equivalga a un’accusa di colpevolezza».
Si è detto che il Capo dello Stato avesse mosso più di un rilievo alle norme e che alla fine il governo si sta adeguato.
«No, nessun rilievo. Il rapporto con il Quirinale è stato sempre più che positivo, con tutte le interlocuzioni che ci sono sempre».
Le opposizioni sono, però, sulle barricate. Vi accusano di aver messo in campo interventi incostituzionali.
«Non c’è nessuna violazione della Costituzione. Tutti possono manifestare in Italia, ci mancherebbe altro. Ma un conto è manifestare, un altro è andare con caschi, bastoni e mazze ferrate. Non penso che questo sia andare a manifestare. E lo stesso discorso vale per le scuole, per gli ospedali, per le stazioni o per le strade delle nostre città: non penso che ci sia una violazione della Costituzione impedire che si vada in questi luoghi a aggredire altri ragazzi o i professori, i medici, o il personale delle ferrovie».
Il governo, secondo qualche osservatore, sembra rincorrere la cronaca.
«Il pacchetto, come è noto, era in preparazione da mesi. Non inseguiamo i fatti. Ma, più complessivamente, la sicurezza una delle priorità del centrodestra: ricordo che fu Berlusconi a istituire il poliziotto di quartiere».
In definitiva, però, non pensa che intervenire con norme penali sia in contraddizione con il garantismo?
«No, no, io sono sempre stato e rimango garantista. Ma essere garantisti significa che bisogna rispettare le leggi. Significa che nessun innocente deve andare in galera, ma i colpevoli sì. Non è che garantista vuol dire che ognuno può fare come gli pare. E anche tutti questi provvedimenti sono garantisti. Ogni passaggio è sotto il controllo della magistratura».