Questo sito utilizza cookies tecnici (necessari) e analitici.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookies.

Tajani: «Italia locomotiva dell’Europa. Superare i danni del Green deal»

Ministro Tajani Italia locomotiva Europa
Ministro Tajani Italia locomotiva Europa

Ministro Antonio Tajani, nella lettera ai leader europei, Ursula von der Leyen ha aperto a cooperazioni rafforzate per evitare gli stalli prodotti dall’unanimità. Dobbiamo immaginarci una coalizione di volenterosi anche sulle riforme Ue?

«Io credo che si possano fare delle riforme anche senza passare per la modifica dei Trattati, pur essendo personalmente favorevole. Bisogna agire facendo quel che si può fare oggi. Serve cambiare il metodo e prendere decisioni a livello politico».

Burocrazia, mancate semplificazioni, iter troppo lunghi rappresentano, secondo le stime citate anche dalla presidente della Commissione, un dazio indiretto del 45% per Bruxelles. In questo risveglio tardivo dell’Ue quanto pesa Donald Trump?

«Trump ha dato la sveglia all’Ue, ma ricordiamoci sempre che lui è il presidente degli Stati Uniti. Dipende da noi europei avere il coraggio di far diventare il più grande mercato economico anche un protagonista politico. Quanto al fardello burocratico, qualcosa si sta muovendo. La mia proposta è che per ogni nuova norma se ne cancellino due. Servono meno regole e più libertà. Anche dal punto di vista dell’auto serve più coraggio e scelte che mettano l’Ue nella condizione di competere».

Domani il vertice informale sulla competitività, fortemente voluto da Italia e Germania. Che aspettative avete?

«Inizia una stagione nuova: l’Italia ne è protagonista, vuole essere una delle locomotive della Ue. Il rapporto con la Germania ci fa tornare ad essere quello che eravamo all’inizio della nascita dell’Unione, con Adenauer e De Gasperi. Il fatto che Italia e Germania, i due paesi più industrializzati e con governi più stabili, si impegnino per la crescita economica dell’Europea con un documento congiunto sul tema della competitività, segna una svolta dopo anni di stalli legati al green deal che ha prodotto danni».

Fonti vicine al governo tedesco hanno riferito che ci sarebbero aspettative eccessive sul vertice…

«Ma certo, è una riunione iniziale per cominciare ad affrontare la questione del ruolo dell’Europa. Secondo noi si deve partire da temi concreti che possano dare il segno di un’inversione di marcia, da mettere in atto già a partire dal prossimo Consiglio europeo».

Ad esempio?

«La burocrazia certo, ma anche politiche di bilancio declinate sull’innovazione: l’Unione europea su questo fronte spende l’1,5% del Pil, gli Stati Uniti il  3,5%. La presidente del Consiglio porterà delle proposte. Un altro tema che andrà affrontato è quello del rapporto euro-dollaro, visto che i cinesi provano a occupare i mercati finanziari con la loro moneta».

Alla vigilia del vertice, il presidente Macron ha invocato gli Eurobond, proposta subito respinta da Merz.

«Io credo che al centro ora vada messa la competitività. Bisogna partire dagli elementi comuni che si possono trovare. Non dobbiamo fare il libro dei sogni: mettiamo le basi e lavoriamo affinché il Consiglio possa prendere delle decisioni in materia di competitività».

Lei è stato tra quelli che più ha spinto per un’intesa con Berlino, prima sui migranti, poi sulla competitività. Questo nuovo asse può far bene all’Ue?

«Ricordo che la prima visita che Berlusconi fece da primo ministro nel ’94 fu a Bonn da Kohl. Il rapporto tra Italia e Germania è antico. E poi Forza Italia e la Cdu-Csu fanno parte dei Popolari. Per il nostro governo è stato utile averci come parte della più grande famiglia europea. Quanto all’intesa tra i due paesi, l’Europa ne può trarre solo che giovamento. L’idea è di aggregare, non si tratta di costruire un rapporto esclusivo, ma di avere un’Europa che conta di più a livello commerciale e a livello di sicurezza».

Delle ultime ore la notizia che la Germania voglia sfilarsi dal progetto Fcas, portato avanti con i francesi per il caccia del futuro, a favore del Gcap, il caccia di sesta generazione che l’Italia sta costruendo con Giappone e Gran Bretagna. Che ne pensa? Un’altra mossa che indebolisce Parigi?

«Non gioisco mai dei problemi degli altri, la Francia è un paese amico, siamo lieti se potremo unirci nelle iniziative in campo».

La scorsa settimana la missione a Washington sulle materie critiche. Un tema che ieri ha affrontato in una call con il commissario Sefcovic. Ci sono degli avanzamenti?

«Ci sarà una riunione anche con gli americani nel fine settimana, stiamo lavorando con il Commissario Sefcovic, che sarà chiamato a portare avanti le trattative. L’Italia è stata tra i protagonisti di Washington, anche perché il tema delle materie critiche è fondamentale per la nostra economia. Abbiamo bisogno di materie prime a prezzi competitivi e avere strategie con chi ha i nostri stessi problemi – come americani, giapponesi e indiani – è fondamentale».

La decisione di mettere la fiducia sul decreto Ucraina è una prova di forza contro i vannacciani?

«Sono tre persone, la nostra è una scelta di coerenza».

Il fatto che ci sia un partito che possa sdoganare lo stop agli aiuti non vi preoccupa?

«Gli aiuti li abbiamo sempre mandati e continueremo a farlo. Si tratta di sostegni di ogni tipo, in primo luogo umanitari».

Commentando l’intervista di Marina Berlusconi, ha detto che l’allargamento del partito è già in atto. C’è altro oltre all’interlocuzione con Calenda?

«Stiamo rafforzando le nostre relazioni con i Radicali e ci stiamo aprendo alla società civile. Inoltre, per i 50 anni del Partito popolare europeo stiamo organizzando un grande evento per allargare i confini di Forza Italia. Tutte le sollecitazioni a fare sono positive».

Marina Berlusconi ha usato parole dure verso Trump, non crede?

«Si tratta di opinioni personali. È un’imprenditrice e deve potersi sentire libera di dire ciò che pensa» ‘

Sul referendum della giustizia ci sarà un grande tour finale?

«Abbiamo convocato la segretaria nazionale e faremo un consiglio nazionale sul tema. Siamo tutti impegnati per il referendum. Con una campagna elettorale basata sulla volontà di spiegare la riforma nel concreto».

Il prossimo passo sarà la responsabilità civile o lo stop al controllo della polizia giudiziaria da parte dei pm?

«No, facciamo il referendum. Nessuno vuole sottomettere la magistratura al governo».

Ti potrebbe interessare anche..