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Antonio Tajani «Dazi e nuovi mercati le imprese del Sud decisive per la svolta» (Il Mattino)

Antonio Tajani «Dazi e nuovi mercati le imprese del Sud decisive per la svolta»
Intervista Tajani

Il ministro degli Esteri: così sosteniamo la crescita del Made in Italy Mezzogiorno strategico per qualità dell’offerta e apertura all’innovazione.

Napoli, Gioia Tauro, Taranto e la Sicilia snodi importanti per i flussi commerciali e le rotte delle merci. Sul fronte dazi Italia più competitiva di altri paesi per varietà di prodotti e qualità dell’offerta.

 

Ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, il Cdm ha approvato la riforma dell’organizzazione della Farnesina, un provvedimento di questa portata mancava dal 2010. Perché proprio ora e che cosa cambia?

«In questi anni si sono ampliati il ruolo, le aree di competenza e di influenza del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Va promosso e sostenuto il ruolo internazionale dell’Italia che passa anche attraverso il rafforzamento delle nostre imprese e dei nostri interessi economici, commerciali, strategici all’estero, basti pensa re che oggi l’export vale tra il 30 e il 40 per cento del Pil».

Tra punti salienti della riforma l’istituzione di una Direzione generale per la crescita…

«La riforma tocca vari aspetti: le parole chiave sono sburocratizzazione e semplificazione con un obiettivo importante, rafforzare la competitività del Paese. Il Ministero avrà due teste, una politica e una economica, tra i pilastri abbiamo inserito una forte attenzione alla sicurezza informatica e digitale. Poi c’è tutta l’area operativa che è volta a rafforzare la competitività dell’export, del Made in Italy e a implementare la nostra rete consolare e delle scuole italiane all’estero per i sette milioni di connazionali nel mondo. Puntiamo molto sulla diplomazia della crescita».

Quali sono gli obiettivi a medio termine?

«Sostenere l’attività delle nostre aziende, rafforzare le esportazioni, rendere l’Italia competitiva su più mercati grazie a opportunità e accordi che abbiamo già costruito e stiamo costruendo al di là delle relazioni con i Paesi europei. Mediante questa strategia contiamo di raggiungere, entro il 2027, quota 700 miliardi di export, attualmente siamo a 623,5».

Ci sono interlocutori privilegiati in questo percorso?

«Il Made in Italy ha un brand forte, apprezzato e riconoscibile in tutto il mondo. Guardiamo con grande interesse al mercato asiatico, India e Giappone, ma anche al Messico, al Brasile. Poi da mesi l’Italia ha stretto partnership economiche e commerciali con i Paesi arabi. Giovedì scorso ho incontrato il collega saudita Faisal bin Farhan Al Saud: i rapporti commerciali tra Italia e Arabia Saudita sono molto positivi, ho inserito l’Arabia Saudita nel piano per l’export italiano e le imprese del nostro Paese sono pronte a condividere il loro saper fare».

In termini concreti tutto questo come si traduce?

«Le faccio solo un esempio: in autunno si aprirà anche a Riad il Salone del mobile ma abbiamo rapporti avviati nell’ambito della Via del Cotone, il corridoio Imec, considerando il ruolo fondamentale che l’Arabia Saudita può svolgere per la realizzazione di questo progetto».

Quando sarà operativo il patto del Mercosur?

«La Commissione Ue ha già firmato il patto con i Paesi dell’America Latina, credo che le ultime difficoltà individuate da alcuni Paesi europei saranno superate. Si tratta di un mercato importante. Stiamo – giustamente – trattando garanzie per le nostre imprese agricole in particolare a tutela di produzioni di qualità come riso e carne».

Quali prospettive ha il Mezzogiorno in questo scenario?

«Per il Sud Italia questo contesto apre grandi opportunità in una congiuntura che vede il Mezzogiorno nel suo complesso crescere più delle altre aree del Paese anche grazie al miglioramento complessivo della qualità delle imprese del Sud che si stanno rivelando molto competitive per innovazione e capacità di stare sul mercato. Sotto questo aspetto Farnesina, Ice, Simest e Sace stanno contribuendo e contribuiranno a offrire tutto il sostegno necessario per supportare questa svolta».

Quali aspetti andrebbero migliorati?

«La rete infrastrutturale prima di tutto: rendere porti, aeroporti, interporti tecnicamente adeguati a sostenere questo sviluppo. I porti di Napoli, Salerno, Gioia Tauro, Taranto, Brindisi assumono una rilevanza strategica irrinunciabile nel Mediterraneo ma anche la rete infrastrutturale della Sicilia è fortemente coinvolta in questo progetto con il piano di sviluppo dell’aeroporto di Comiso. E sono convinto che quando ci sarà il ponte il livello delle performance sarà ancora più elevato».

È preoccupato dalla partita internazionale con gli Usa che Italia e Ue stanno giocando sui dazi?

«I dazi sono di per sé un dato negativo. Fatta questa premessa credo che l’Italia abbia tutte le carte in regola per meglio reagire a questa situazione grazie a una sua più dinamica propensione a operare su nuovi mercati. E questo per almeno due motivi fondamentali: una maggiore varietà di prodotti da offrire alle esigenze di mercati diversi anche da Usa e Ue; un vantaggio competitivo dovuto alla indiscussa qualità del Made in Italy in grado di reggere all’urto di un possibile aumento dei costi e dei prezzi. La diplomazia della crescita che intendiamo portare avanti va proprio in questa direzione: sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, sterilizzare l’effetto dazi, attrarre investimenti stranieri innovativi, integrare la promozione dell’export con quella delle eccellenze del nostro saper fare in settori chiave come cultura e sport. Verrà presto inaugurata una centrale operativa esclusivamente dedicata all’export e alle internazionalizzazioni, proseguiremo nel rapporto con la Crui per l’attivazione di tirocini: siamo a 900 l’anno».

Lei è appena atterrato a Copenaghen per il Consiglio degli Affari esteri convocato dalla presidenza danese: quali sono i temi in agenda?

«Sull’Ucraina si tratta della prima discussione a 27 dei ministri degli Esteri Ue dopo i vertici in Alaska e a Washington. Tra i temi in discussione: la coesione europea e l’unità transatlantica, la sicurezza e difesa europea, la necessità di garanzie di sicurezza per l’Ucraina basate sull’articolo 5 della Nato. Sul Medio Oriente, il dibattito si concentrerà sugli sforzi umanitari a Gaza e la stabilizzazione attraverso una possibile missione a guida araba sotto l’egida dell’Onu. Sull’Iran, l’Alta Rappresentante Ue per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, e il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, forniranno aggiornamenti sull’ultimo incontro degli E3 (Francia, Germania e Regno Unito) e dell’Ue con le controparti iraniane sul nucleare, e saranno discussi i seguiti dell’attivazione del meccanismo di ripristino (“snapback”) delle sanzioni onusiane contro l’Iran, sospese nel 2016».

Lei ha sempre sostenuto l’importanza del Mediterraneo, il ruolo strategico del «Fianco Sud», anche in chiave Nato, e della cooperazione internazionale. Come è recepita la proposta italiana?

«L’Ue ha più volte dato atto all’Italia di avere per prima posto la questione strategica del Fianco Sud e della necessità di proteggere e rafforzare il bacino del Mediterraneo. Gli sforzi di cooperazione che stiamo portando avanti con il Piano Mattei per l’Africa vanno in questa direzione. Per lo sviluppo economico, commerciale e della cooperazione resta fondamentale il tema della sicurezza e della pace: il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha appena approvato l’ultima proroga della missione Unifil in Libano confermando fino alla fine del 2026 il ruolo guida dell’Italia. Ora i nostri sforzi sono concentrati su Gaza per ottenere un cessate il fuoco immediato».

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