PALERMO – Arriva a Palermo per indicare una rotta estera alle imprese, anche in un momento in cui il ciclone ha messo in ginocchio interi settori. E per questo motivo assicura che il governo nazionale sarà rapido nel finanziare la ricostruzione e nel trovare nuove case per gli sfollati di Niscemi. E troverà le risorse senza definanziare il Ponte sullo Stretto, sperando anche in un aiuto da Bruxelles. Antonio Tajani era stato a Palermo due settimane fa in veste di leader di Forza Italia per rilanciare il partito. Ora torna da ministro degli Esteri nel pieno di una crisi ambientale ed economica senza precedenti.
Trova una regione, devastata dal ciclone e dalla frana di Niscemi, che attende dal governo nazionale l’invio degli aiuti. Quanto può davvero stanziare Roma per le emergenze in Sicilia?
«Il governo ha effettuato un primo stanziamento d’urgenza di 100 milioni per le tre regioni che ha lo scopo di avviare i primi interventi in maniera veloce, godendo di procedure rapide per l’assistenza alla popolazione. Penso per esempio alla popolazione di Niscemi, che in alcuni casi ha avuto bisogno di tutto subito. Il presidente Schifani ha già stanziato 90 milioni di fondi regionali per far fronte alle prime emergenze, 23 dei quali come plafond al bando per ristori e attività commerciali sulle coste colpite dalle mareggiate. Da questa settimana a Roma inizieremo a valutare l’entità dei danni strutturali più importanti e le modalità per intervenire».
Quale è lo scopo della sua visita a Palermo?
«Il ministero degli Esteri è anche ministero del “commercio estero”, lavoriamo sull’export e sosteniamo con le agenzie dello Stato le aziende italiane che esportano. Le regioni del Sud – anche la Sicilia- stanno avendo negli ultimi mesi i maggiori incrementi percentuali di esportazioni. Questo trend non va interrotto. Per questo arrivo a Palermo con i responsabili di Ice, Simest, Sace e della Cdp. Ciascuna di queste agenzie organizza fiere all’estero, invita acquirenti in Italia, assicura i nostri esportatori. Ogni azienda siciliana anche piccola non dovrà essere lasciata sola, non dovrà rallentare la sua capacità di esportare. Attenzione, anche questa è emergenza: se l’economia dell’Isola rallenta tutto il resto rallenterà».
Pensa che Stato e Regione riusciranno a salvare la stagione turistica in Sicilia?
«È uno dei primi obiettivi per quanto riguarda gli aspetti economici di questa catastrofe: il mare ha distrutto molti stabilimenti, ha colpito altri esercizi commerciali e devastato strade e strutture. Assieme agli altri danni inferti ad attività economiche, queste azioni saranno decisive per non far franare anche l’economia dell’isola. La mobilitazione sarà massima per salvare il turismo, componente strategica del Pil nell’isola».
Si parla tanto del Fondo di solidarietà europeo, che lei conosce molto bene. Può aggiungersi alle risorse che stanzierà il governo Meloni?
«È un fondo per gli interventi d’urgenza di Protezione civile che viene attivato su richiesta del nostro dipartimento. Secondo i calcoli dei funzionari di Bruxelles, attualmente ha una disponibilità di un miliardo per tutti i Paesi Ue. Di sicuro un contributo europeo per l’emergenza potrebbe essere importante».
Al di là della necessità o meno di prelevare anche i fondi oggi assegnati all’appalto del Ponte sullo Stretto, secondo lei resta l’opportunità politica di puntare su questa infrastruttura in un momento in cui un’area enorme della Sicilia va ricostruita quasi da capo?
«Il Ponte è una infrastruttura strategica per Sicilia, Calabria e Italia. Dobbiamo dedicarci alla ricostruzione di quello che è stato danneggiato ma anche alla costruzione del futuro economico dell’Isola. Per questo non dobbiamo definanziarlo. I finanziamenti per i danni provocati dal maltempo al Sud seguiranno altri percorsi».
Sempre sul caso Niscemi, lei è favorevole a costruire una new town? O ci possono essere altre soluzioni per chi evidentemente perderà la casa in modo definitivo?
«Ho visto che uno dei primi temi strategici sulla ricostruzione a Niscemi è questo della possibilità di una new town. Noi dobbiamo aiutare al più presto chi ha già perso la casa o è destinato ad abbandonarla. Seguirò il dibattito nei prossimi giorni: insisto, l’importante è essere veloci. Si cercherà di utilizzare al massimo l’esistente inutilizzato, integrando eventualmente con nuovi interventi edilizi nello stesso contesto urbanistico. Come governo nazionale dobbiamo correre per ricostruire quello che è stato distrutto, dobbiamo farlo evitando ritardi e ruberie».