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Minister Moavero Milanesi is in Brussels to attend the EU General Affairs Council

In his speech at the General Affairs Council, referring to the proposed next EU Multiannual Financial Framework and to the funds for the EU external actions, Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi underscored “the importance in this context of concrete initiatives to address the deep-set causes underlying many migration flows; an element that is essential for a full-fledged European migration policy that the Union needs to pass urgently. However, in order to effectively invest in the Countries from which so many people depart for Europe, the required funds are more than the ones programmed. Almost 25 years ago, the 12-State European Community invested in development, especially in African Countries, a percentage of its GDP that was twice as high as it is now. Moreover, if we sum up all the development aid contributions that all the single EU States spend individually and often in competition, we come to a sum that is almost fifty times higher than the EU’s expenditure. Therefore, we need to make a quantum leap that must necessarily rely on a propositional reflection on different and innovative resources and financing instruments to allocate to the EU budget. Indeed, we must avoid that the funds for new EU policies turn out to be insufficient and to the detriment of important traditional policies like those for agriculture and regional cohesion.”

Il Ministro Moavero Milanesi a Bruxelles per partecipare al Consiglio Affari Generali dell’UE

Nel suo intervento al Consiglio Affari Generali, in riferimento alla proposta per il prossimo quadro di bilancio UE e ai fondi per le azioni esterne dell’Unione, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero ha sottolineato “l’importanza che, in quest’ambito, rivestono le iniziative concrete volte ad affrontare le cause profonde che determinano molti flussi migratori, componente essenziale di una vera politica europea delle migrazioni che l’Unione deve varare con urgenza. Tuttavia, per investire con reale efficacia nei Paesi da cui partono tante persone verso l’Europa, sono necessari fondi superiori rispetto a quelli che si propone di stanziare. Circa 25 anni fa, la Comunità europea di 12 Stati investiva per lo sviluppo, in particolare dei Paesi africani, una percentuale del suo PIL doppia rispetto all’attuale. Inoltre, se sommiamo quanto spendono in aiuti allo sviluppo, individualmente e spesso in concorrenza fra loro, tutti i singoli Stati UE, arriviamo a un ammontare totale quasi cinquanta volte maggiore rispetto alla spesa dell’Unione. Occorre, dunque, un salto di qualità che non può prescindere da una riflessione propositiva su innovative, diverse risorse e strumenti di finanziamento per alimentare il bilancio UE. Bisogna, infatti, evitare che la dotazione delle nuove politiche dell’Unione sia insufficiente e vada a discapito di importanti politiche tradizionali, come agricoltura e coesione regionale”.

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