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Boniver: Italia ha sempre salvato gli ostaggi

Come mai è scoppiato un giallo sulla liberazione della cooperante italiana, Rossella Urru? Ecco come risponde, Margherita Boniver, inviato speciale per le emergenze umanitarie del ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Santagata.


«Non c’è alcuna conferma. Significa che fino a quando non c’è una certezza di verità, non si dà credito a queste notizie. E a tutte quelle circolate nel pomeriggio di ieri».


C’è stata una nuova richiesta di riscatto di 30 milioni di euro, da parte del Movimento unicità e Jihad nell’Africa dell’Ovest, per liberare due cooperanti spagnoli e l’italiana?


«Non risulta, in ogni caso non ne sono informata, perché il mio compito è stato quello di rinforzare i buoni rapporti con Paesi della Regione, come la Mauritania, ed anni fa, con il Burkina Faso e il Mali. L’Italia è impegnata per la liberazione».


Quando lei è partita per la Mauritania, due giorni fa, è accaduto un giallo a Parigi, poco prima del decollo dell’aereo per Nouakchott. L’episodio è in qualche modo collegato alla liberazione della Urru?


«No, è scoppiata una bagarre a bordo del Jumbo quando alcuni poliziotti hanno fatto salire un immigrato della Guinea, espulso dalla Francia che ha dato in escandescenze. Sono intervenuti gli agenti della sicurezza ed hanno bloccato quattro persone in tutto. Però, tutto questo, ha provocato nuovi controlli ai bagagli, con forti ritardi alla partenza. Per cui ciò mi ha impedito di incontrare il presidente mauritano, Mohamed Ould Abdel Aziz, ma ho fatto in tempo ad avere un colloquio con il ministro degli Esteri. Colloquio molto utile..».


Ovvero, è servito per stabilire la liberazione di Rossella Urru?


«Guardi, non posso esprimermi perché non ho fatto alcuna trattativa. Ma vorrei ricordare che oltre alla vicenda della Urru c’è anche lo sforzo dell’Italia per liberare, Maria Sandra Mariani, anche lei rapita l’anno scorso. In questa prospettiva, l’Italia sta attivando tutti i canali necessari».


Stava dicendo che il colloquio con il ministro degli Esteri mauritano è stato assai utile. In che senso?


«Che il ministro ha rappresentato lo sforzo del Paese nella lotta al terrorismo e a questi sequestri, avvenuti in un enorme e vasto territorio a Sud dell’Algeria, ai confini con la Mauritania e a Nord del Mali. La Mauritania ha dichiarato tolleranza zero al terrorismo. Che oltretutto procura un danno economico al turismo».


Senza entrare in alcun segreto, che idea s’è fatta del sequestro?


«I cooperanti sono eroi positivi, fanno un lavoro pazzesco. La Urru è stata presa in ostaggio, insieme a due cooperanti spagnoli, in una zona in cui la piaga dei sequestri è forte, come un tempo, in Calabria o Sardegna. Non si conoscono le modalità, ma spesso queste vicende sono definite bottini della vergogna. Nel senso che le vittime sono passate di mano in mano, da un gruppo terroristico all’altro».


Pensa che, per la Urru, la liberazione sia vicina?


«Se si guarda ai casi delle due Simone, di Giuliana Sgrena, di Daniele Mastrogiacomo, il governo italiano è sempre riuscito a portare a casa gli ostaggi sani e salvi. Si sta lavorando a 360 gradi per ottenere la liberazione».

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