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Intervista ad Antonio Tajani : “ L’Unione europea deve scongiurare i rischi di una più forte crisi energetica e alimentare“

Intervista ad Antonio Tajani su rischi crisi energetica e alimentare
Intervista ad Antonio Tajani su rischi crisi energetica e alimentare

Traduzione di cortesia

1. Ministro Tajani, sta visitando la Croazia in occasione del Forum annuale di Dubrovnik la cui edizione 2023, “Navigating the global reshuffle”, è dedicata alle conseguenze globali dell’aggressione russa all’Ucraina.  Qual è la sua prospettiva e quale la posizione del Governo italiano sulle principali questioni emerse a seguito dell’invasione dell’Ucraina, dalle sanzioni verso la Russia ed i loro effetti sull’economia europea; le prospettive di pace; e l’assistenza ai rifugiati? Come può il Forum di Dubrovnik aiutare ad individuare soluzioni per tali questioni globali e regionali?

Il Dubrovnik Forum è un appuntamento molto importante tra i principali eventi dedicati alla politica internazionale. Il tema oggetto dell’edizione di quest’anno, l’impatto del conflitto in Ucraina sull’Europa e sull’ordine internazionale, rappresenta una delle priorità dell’agenda del governo italiano. Il conflitto in Ucraina continua ad avere conseguenze drammatiche per la nazione e per il popolo ucraino, e un impatto significativo a livello europeo e globale, soprattutto in termini di sicurezza energetica e alimentare. Per questo motivo è necessario continuare a dispiegare una risposta forte e coesa a livello UE e internazionale, volta a garantire piena assistenza all’Ucraina nella sua battaglia per salvaguardare la propria indipendenza, e per affrontare efficacemente le ripercussioni della guerra sui mercati europei e mondiali e scongiurare i rischi di una più forte crisi energetica e alimentare.

L’Italia è in prima linea sotto entrambi i punti. Siamo sin dall’inizio al fianco dell’Ucraina, fornendo importanti aiuti umanitari, militari e finanziari, promuovendo un’azione compatta in sede UE e NATO a sostegno di Kiev e contribuendo alla prosecuzione degli sforzi diplomatici volti a individuare una pace giusta, che salvaguardi la piena sovranità ed integrità dell’Ucraina. Abbiamo sostenuto l’adozione di tutti i pacchetti sanzionatori nei confronti della Federazione Russa, con un approccio basato sulla necessità di adottare misure che siano realmente efficaci nel contrastare ed indebolire le capacità di Mosca di proseguire l’aggressione e che vengano applicate in maniera effettiva. Parallelamente, grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti ed al potenziamento delle infrastrutture esistenti, abbiamo rafforzato la nostra sicurezza energetica – e di conseguenza quella Europea – con l’obiettivo di renderci autonomi dalle forniture russe entro il 2024 e nell’ottica di fare dell’Italia un “hub” dell’energia. Il tutto nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione e transizione energetica ed ecologica che ci siamo posti sia in ambito UE, sia nel quadro dell’UNFCCC. Siamo inoltre protagonisti nelle discussioni a livello internazionale su temi come la sicurezza alimentare, dove abbiamo avviato lo scorso anno l’iniziativa del Dialogo Ministeriale Mediterraneo sulla crisi alimentare, e ospiteremo i prossimi 24-26 luglio presso la sede della FAO a Roma lo UN Food System Summit +2.

 

2. L’Italia ha sempre sostenuto l’allargamento verso i Balcani occidentali.  Cosa può offrire oggi l’Unione europea alla Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, e Macedonia del Nord? E quale il loro possibile contributo all’Europa? Quali le principali sfide per l’allargamento in questo periodo di grande incertezza?

Il rilancio del progetto europeo passa necessariamente dall’allargamento ai Paesi dei Balcani occidentali. E’ esattamente quanto avvenne nel secondo dopoguerra, quando la nascita della Comunità Europea inaugurò una nuova era di pace, di collaborazione e di sviluppo tra Paesi per molti secoli in guerra tra loro. Per l’Italia lo sviluppo socio-economico, la stabilizzazione e l’integrazione europea della regione balcanica sono un interesse vitale, indispensabile per scongiurare instabilità e spazi vuoti che possono minare la sicurezza collettiva europea, tanto più in un momento quale quello attuale, in cui essa è già minacciata dall’aggressione russa all’Ucraina. Per i Paesi della regione la prospettiva europea è la via maestra per un futuro di sviluppo, di crescita e di pace. L’Europa è anche casa loro, una casa cui si sentono indissolubilmente legati da ragioni storiche, culturali ed economiche. Da questi Paesi proviene una forte domanda di Europa, che sia presente nella loro vita quotidiana, e che sappia dare certezze sul processo di adesione e sulla sua conclusione. L’Italia si vuole fare portavoce di queste legittime aspettative, ed è pertanto attivamente impegnata nel rilancio del processo di allargamento UE, come testimoniato dalla Conferenza di Trieste sui Balcani Occidentali dello scorso 24 gennaio e dalla riunione Ministeriale con i 6 Paesi dei Balcani occidentali che ho voluto organizzare a Roma lo scorso 3 aprile.

 

3. Nel 2022 l’Italia ha riacquisito la posizione di principale partner commerciale della Croazia. Quali le sue valutazioni sulle relazioni bilaterali e quali i principali temi d’interesse comune che necessitano di maggiore attenzione a livello europeo?

I nostri due Paesi sono legati da un forte rapporto di amicizia. L’Italia è stata a fianco della Croazia durante gli anni Novanta, e da allora è stata uno dei principali sponsor del suo ingresso nell’Unione europea nel 2013, e, più recentemente, nel gruppo dei Paesi mediterranei dell’UE, il MED9, nella zona Euro e nello spazio Schengen.

Condividiamo con Zagabria le stesse priorità strategiche a livello europeo e regionale, dal sostegno all’Ucraina alla necessità di completare il processo di integrazione europea dei Paesi dei Balcani Occidentali. Negli ultimi anni le relazioni politiche si sono ulteriormente intensificate e il Comitato bilaterale dei Ministri, principale strumento di coordinamento tra i nostri due governi, con il prossimo appuntamento che quest’anno si terrà in Croazia. Sono stato a Zagabria lo scorso marzo per consultazioni con il Premier Plenkovic e con il Ministro Grlic Radman, che accoglierò ad Ancona lunedì prossimo per la quarta riunione dei Ministri degli esteri di Italia, Croazia e Slovenia sulla cooperazione nell’Alto Adriatico.

Siamo inoltre impegnati nel rafforzamento della cooperazione economico-commerciale bilaterale. Dopo gli ottimi risultati del 2022 relativi al nostro interscambio, che ha raggiunto la cifra record di 8,3 miliardi di euro. Siamo il primo fornitore e il primo cliente della Croazia. La prossimità geografica e la consolidata presenza di importanti aziende italiane offrono solide basi per l’ulteriore sviluppo della cooperazione economica tra i due Paesi. A tal riguardo, si schiudono opportunità nei settori strategici delle infrastrutture e delle energie rinnovabili e nella collaborazione fra piccole e medie imprese. Il nuovo strumento del “Business Forum” bilaterale, inaugurato lo scorso anno in occasione del Comitato dei Ministri svoltosi a Roma, sarà uno strumento prezioso a questo scopo.

 

4. La comunità italiana in Croazia e quella croata in Italia hanno dei fortissimi legami storici. Qual è la Sua visione sulla minoranza italiana in Croazia? Come si possono rafforzare le relazioni tra le due popolazioni?

Sono convinto che le minoranze siano una fonte di ricchezza per i rapporti bilaterali, e il Governo italiano è attivamente impegnato nell’ascolto delle istanze della nostra minoranza in Croazia come in Slovenia.

Siamo in generale soddisfatti dello status della minoranza nazionale italiana in Croazia e del livello di tutela e rispetto che il governo croato accorda alla nostra Comunità nazionale, testimonianza del valore che le è riconosciuto, ma anche all’amicizia con il nostro Paese. Le nostre rispettive minoranze autoctone sono molto attive e dinamiche, pienamente integrate nei rispettivi tessuti locali, il che costituisce un valore aggiunto in termini di rapporti di collaborazione. Naturalmente ci sono sempre spazi di miglioramento, come ad esempio il pieno compimento del bilinguismo in Istria e la sua estensione a tutto il territorio di insediamento storico, come previsto dal Trattato italo-croato sui diritti delle minoranze del 1996. Sono convinto che i nostri rapporti di profonda amicizia e mutuo rispetto costituiscano la miglior garanzia che continueremo a tutelare le nostre reciproche minoranze e ad essere attenti alle loro istanze.

 

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