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Tajani «L’Ue a destra, ma senza Le Pen. Renzi dice lenti sulla giustizia? Ci dica cosa fece il suo governo» (Il Tempo)

In molti vi davano per spacciati senza Silvio Berlusconi. Al contrario ci sono i sintomi di una rinascita. Cosa succede?

«Succede che la straordinaria intuizione politica di Silvio Berlusconi si è dimostrata perfettamente attuale. Vede, tutto il lavoro del nostro Presidente, fino all’ultimo giorno della sua vita, è stato orientato al futuro. Il suo ultimo, emozionante scritto, parla proprio di questo, dei tanti italiani a cui si rivolge Forza Italia, in nome della libertà, del cristianesimo, del garantismo, e naturalmente dell’Europa e dell’Occidente».

In questa risalita è centrale il ruolo di Antonio Tajani. Perché gli italiani si fidano di lei?

«Io ho fatto la mia parte, ma devo dire che quella di ogni militante, di ogni dirigente, di ogni eletto, è stata altrettanto essenziale. Quanto alla fiducia degli italiani, sono onorato di quello che emerge dai sondaggi, ma non sta certo a me spiegarne le ragioni. Io posso solo continuare, con umiltà ma anche con rigore e coerenza, a parlare un linguaggio fatto di responsabilità, di ragionevolezza, di esperienza. Del resto, mi viene naturale, tutta la mia vita è stata improntata a questo».

Il ministro degli Esteri si candida in Europa. Molti la vedono come un papabile alla presidenza della Commissione Ue. Lei smentisce. Dobbiamo crederle?

«Sì, perché ho una doppia responsabilità, quella assunta verso gli Italiani, come vice-premier e ministro degli Esteri di un governo che durerà ancora tre anni a mezzo, e verso gli azzurri che mi hanno eletto all’unanimità Segretario nazionale di Forza Italia. La mia candidatura ha un altro significato, quello di esprimere il massimo impegno per l’Europa, alla quale ho dedicato trent’anni della mia vita, perché i nostri valori e i nostri interessi si difendono in Europa e con l’Europa».

In Europa è possibile davvero un’alleanza all’italiana: un centrodestra che rispecchi la maggioranza del vostro governo?

«È già accaduto: io sono stato eletto presidente del Parlamento Europeo proprio con una maggioranza di questo tipo. Però è necessaria una distinzione: con i nostri alleati italiani si può lavorare bene anche in Europa, invece con il Rassemblement National della signora Le Pen o con i tedeschi di Alternative für Deutschland non è possibile nessun rapporto di collaborazione. I valori che ci ispirano sono incompatibili. Noi lavoriamo per costruire in Europa una maggioranza fra Popolari, Liberali, Conservatori. Ma comunque vada, nessuna maggioranza in Europa sarà possibile senza il PPE, di cui noi facciamo parte. Per questo il voto a Forza Italia è il solo voto utile: rafforza l’Italia dentro il Ppe e rafforza la capacità dell’Italia di influenzare il governo dell’Europa».

Il dibattito italiano parla della sfida fra FI e Lega a queste europee. È un tema reale? E che conseguenze può avere?

«Nessuna sfida. Io lavoro per far crescere Forza Italia, ma non a discapito degli altri partiti della coalizione. Se Forza Italia sarà più forte, l’Italia avrà più voce nell’Europa che conta. Ma non cambierà nulla per la stabilità del governo».

Lei non era fra gli entusiasti per il duello Tv Meloni Schlein. Perché?

«Da liberale, non ho nessuna obiezione al fatto che chiunque si confronti liberamente con chi vuole. Osservo però che queste elezioni non si basano sulle coalizioni nazionali, ma sui singoli partiti, che fra l’altro in Europa avranno collocazioni diverse. Quindi non aveva senso parlare di leader della maggioranza e leader dell’opposizione. Tutti i partiti dovevano avere uguale accesso».

Forza Italia, nell’ultima tornata ha aperto a Lupi, Brugnaro e Baccini. Sta pensando a un polo moderato che possa allargarsi? Magari fino a Renzi?

«Forza Italia è la casa naturale dei moderati che si riconoscono nel Partito Popolare Europeo. Esiste un’ampia area al centro dello schieramento politico che oggi è rappresentata solo da noi. Ci rivolgiamo per esempio a quelle realtà civiche che condividono i nostri valori – molte di loro hanno firmato un appello preparato da Claudio Scajola e da me per il voto a Forza Italia – ma soprattutto a quei cittadini che alla politica chiedono serietà e compostezza. Vogliamo essere una grande forza rassicurante e competente».

Negli ultimi mesi, c’è stata qualche divergenza col governo, ultimo caso il redditometro. Quel è lo stato dell’arte nei rapporti fra lei e il premier?

«Direi eccellente. Un rapporto leale fra persone che vengono da storia politiche diverse, che hanno un linguaggio diverso, ma che sono impegnate a realizzare un programma comune molto positivo per l’Italia. Se fossimo sempre d’accordo su tutto saremmo un partito unico, l’importante è che le divergenze vengano sempre risolte in modo costruttivo. Su temi importanti, soprattutto di tipo fiscale, dalla tassa sugli extraprofitti bancari, alla sugar-tax, al redditometro, le nostre legittime perplessità sono state apprezzate e accolte».

Le uscite di Salvini, talvolta, hanno finito col rendere più complesso il suo lavoro come ministro degli Esteri. Penso a guerra, Russia, Nato. Cosa vi siete detti off the records?

«Lo dico da suo vecchio collega: non c’è alcun off the records da raccontare. Alcune affermazioni – non di Salvini ma di certi esponenti della Lega – non le condivido e non ne ho fatto mistero. Io mi definisco un patriota italiano e un patriota europeo. Le due cose non solo sono compatibili, ma non si possono separare: oggi per essere un vero italiano bisogna essere un vero europeo!».

Parla di Vannacci. Qualcuno sostiene che il generale prima di chiudere l’accordo con la Lega abbia incontrato anche lei. È vero? E se è vero cosa vi siete detti?

«Non ho mai avuto occasione di incontrare il generale Vannacci, e se dovesse accadere, non credo avremmo molto da dirci».

Il tema delle armi è al centro del dibattito. Ucraina e Israele. Le guerre non sembrano avere fine. E l’escalation è un rischio. Cosa succederà?

«È impossibile fare previsioni in una situazione così complessa. Però ci sono alcuni punti fermi. L’Occidente, e quindi anche l’Italia, non permetterà mai che l’Ucraina soccomba ad un’aggressione come quella russa, illegittima e ingiustificata. Se accadesse sarebbe una grave ingiustizia e un precedente pericolosissimo. Questo non significa che noi vogliamo fare la guerra alla Russia, i nostri aiuti servono solo per mettere gli ucraini in condizione di difendersi. Una soluzione pacifica purtroppo non è vicina, ma continuiamo a sperarci e a crederci».

Poi c’è Gaza.

«In Medio Oriente continuiamo a lavorare per una soluzione negoziata, che forse sembra finalmente affacciarsi all’orizzonte, basata su due principi: la sicurezza di Israele, paese amico e alleato, dev’essere tutelata ad ogni costo e il diritto del popolo palestinese, che non è Hamas, a vivere come ogni popolo del mondo in pace in un proprio stato libero e democratico. Tutto questo può sembrare lontanissimo, ma è l’unica direzione nella quale possiamo andare. E nel frattempo, siamo in prima linea a tentare di alleviare le sofferenze della popolazione civile a Gaza».

Fratoianni e Bonelli hanno candidato Ilaria Salis. Il padre ha detto che lei ha fatto poco o nulla per la situazione della figlia. E che è stata la candidatura a sollevare il caso. Cosa risponde?

«Il caso è stato affrontato nella più autorevole delle sedi, l’aula della Camera dei deputati, e proprio su mia iniziativa, ben prima che qualcuno pensasse di candidare la signora Salis. Cerco di comprendere i commenti del padre, perché posso immaginare – da genitore – quale sia il suo stato d’animo, ma devo respingerli con forza non tanto per me, ma per tutelare la grande professionalità, la dedizione e l’impegno messo in atto dal personale diplomatico a tutela della signora Salis, soprattutto nel periodo della sua detenzione».

Sul premierato si alza il dibattito. Sembra un po’ il bis della famosa campagna referendaria di Renzi. Non teme che finisca allo stesso modo?

«Il paragone è insostenibile. La riforma di Renzi era sbagliata e poco democratica; quella di oggi, a cui ha lavorato il nostro Ministro Casellati, è una buona riforma che restituisce sovranità agli elettori. Saranno gli italiani a giudicare ma, come ha giustamente già chiarito il Presidente del Consiglio, non sarà un referendum sulla Premier, come era stato nel caso di Renzi, ma piuttosto su una riforma costituzionale che, per sua natura, va valutata nel merito, al di là delle logiche maggioranza-opposizione».

Fondamentale per voi è la riforma della giustizia. Perché il ministro Nordio sembra andare a rilento? Non doveva essere la priorità delle priorità? Secondo Renzi la verità è che in maggioranza non siete tutti davvero garantisti. È così?

«Veramente il governo ha varato proprio nei giorni scorsi il disegno di legge costituzionale che prevede la più importante di tutte le riforme, la separazione delle carriere, la riforma indicata a suo tempo anche da Giovanni Falcone, e per la quale il presidente Berlusconi e Forza Italia si sono battuti per trent’anni. Ad esso si accompagna la scelta per sorteggio dei componenti dei CSM, che dà un colpo mortale al sistema delle correnti organizzate. È la riforma garantista che attendevamo da decenni. Un giorno il senatore Renzi dovrà spiegarci cosa ha fatto di garantista il suo governo, e il suo ministro della Giustizia, che si chiamava Andrea Orlando».

Toti non sempre è stato in linea con il gruppo dirigente di FI. Oggi però sembra il simbolo di una inchiesta a orologeria. Come vi comporterete sulle dimissioni?

«Noi siamo garantisti verso chiunque, a prescindere da ogni considerazione politica. E se il governatore Toti ritiene che vi siano le condizioni perché la giunta continui il suo lavoro, non saremo certo noi a chiederne le dimissioni».

Vede un nuovo accanimento da parte della magistratura, come quello perpetuato nei confronti di Berlusconi?

«Credo che la persecuzione giudiziaria subita dal presidente Berlusconi non possa avere uguali. E che non abbiano uguali la forza e la serenità con cui ha saputo affrontarla. Detto questo né lui né io abbiamo mai parlato di accanimento della magistratura nel suo insieme, che anzi rispettiamo profondamente. Vi sono invece atti di singoli magistrati o di singoli uffici giudiziari che hanno agito secondo logiche politiche, gettando discredito sulla serietà del lavoro dei tanti magistrati indipendenti e corretti che compongono l’ordine giudiziario: la nostra riforma è anche a loro tutela».

Lei ha voluto Letizia Moratti in campo. Che futuro immagina per lei?

«Non sta a me immaginare il futuro di Letizia Moratti. Posso dire che il suo apporto è straordinario in termini di qualità e autorevolezza, e che le sono davvero grato».

  • Author: Tommaso Cerno
  • Header: Il Tempo

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