Traduzione di cortesia. Per la versione originale in lingua inglese clicca qui.
Il rifiuto degli Emirati Arabi Uniti di reagire con un’escalation alle settimane di attacchi missilistici iraniani è stato accolto positivamente dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, che in un’intervista a The National ha definito la decisione «contenuta e misurata». «La diplomazia è sempre una scelta da compiere nei tempi di guerra», afferma Tajani in dichiarazioni scritte. «La possibilità e l’incoraggiamento al dialogo rappresentano in realtà un principio fondamentale degli Emirati Arabi Uniti. Apprezziamo l’atteggiamento estremamente contenuto e misurato adottato dagli Emirati».
Teheran ha iniziato a lanciare droni e missili contro Paesi vicini dopo che Israele e gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran il 28 febbraio. «L’Italia segue con profonda preoccupazione gli sviluppi in Medio Oriente», afferma Tajani. «L’Iran ha attaccato illegalmente Paesi vicini, che avevano dichiarato di non consentire l’uso del proprio territorio per operazioni militari. Per quanto la situazione appaia estremamente complessa — e lo sia per i nostri amici sotto attacco — resto fiducioso che insieme riusciremo a superare questa crisi e a uscirne più forti». Ieri un cittadino palestinese è stato ucciso da un missile ad Abu Dhabi. I voli sono stati interrotti all’aeroporto internazionale di Dubai dopo che un drone ha provocato un incendio in un serbatoio di carburante. Un vasto incendio è inoltre scoppiato nella Fujairah Oil Industry Zone, un importante sito di rifornimento navale.
Un ruolo di sostegno
Tajani, come numerosi altri ministri degli Esteri riuniti ieri a Bruxelles, ha seguito da vicino gli sviluppi ed è intenzionato a fornire il massimo sostegno possibile. L’Italia ha co-presentato la scorsa settimana una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condanna i «gravi attacchi» dell’Iran contro gli Stati del Golfo. Anwar Gargash, consigliere diplomatico del Presidente Sheikh Mohamed, ha ribadito il diritto degli Emirati Arabi Uniti all’autodifesa e ha sottolineato la decisione di mantenere moderazione di fronte a un vicino aggressivo.
Migliaia di italiani sono stati coinvolti nella crisi quando è iniziata la campagna di bombardamenti statunitense e israeliana e l’Iran ha iniziato ad attaccare Paesi vicini che ospitano basi statunitensi. Gli sforzi delle autorità locali e del personale per mantenere aperti gli aeroporti e garantire la continuità delle operazioni di volo sono stati lodati dai Paesi europei. «Siamo profondamente grati per la rapida assistenza fornita dalle autorità emiratine ai nostri cittadini, inclusi residenti, turisti e altri italiani in transito», aggiunge Tajani. Circa 20.000 italiani vivono negli Emirati Arabi Uniti. Alcuni alleati europei degli Emirati, tra cui l’Italia, hanno fornito sostegno sin dall’inizio della guerra, anche attraverso sistemi di difesa aerea.
Italia ed Emirati Arabi Uniti hanno firmato un nuovo accordo di difesa durante la visita a Roma dello Sheikh Mohamed lo scorso anno. Tajani ha inoltre ospitato a Roma il Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri Sheikh Abdullah bin Zayed il 5 marzo e ha parlato nuovamente con lui al telefono nei giorni scorsi. Il Ministro degli Esteri italiano ha inoltre convocato a Roma una riunione degli ambasciatori della Lega Araba. Anche le truppe italiane presenti nella regione hanno risentito degli effetti del conflitto. Una base utilizzata per attività di addestramento nel nord dell’Iraq è stata colpita la scorsa settimana da un attacco missilistico. Tajani ha inoltre ribadito che l’Italia resta «pienamente impegnata nella cooperazione con il Kuwait» dopo che la base militare italiana nel Paese è stata colpita domenica da un drone. Non sono state segnalate vittime. «Siamo naturalmente pronti a valutare eventuali forme di assistenza da parte dell’Italia per rafforzare le capacità difensive del Kuwait», afferma. Durante i colloqui di lunedì a Bruxelles, l’agenda dei 27 ministri degli Esteri dell’Unione europea è stata dominata dal conflitto in Medio Oriente e dal rafforzamento della risposta europea agli attacchi iraniani contro le navi nello Stretto di Hormuz.
Un’Europa prudente
Intervenendo prima della riunione, Tajani ha ribadito il suo appello alla diplomazia e ha messo in guardia dall’estendere le attuali operazioni navali europee allo Stretto. Ha inoltre espresso sostegno al rafforzamento della missione Aspides — che in greco significa «Scudi» — lanciata nel 2024 per proteggere le navi dagli attacchi dei ribelli Houthi yemeniti nello stretto di Bab el-Mandeb. «Sosteniamo il rafforzamento dell’operazione da parte dei nostri partner dell’UE alla luce dell’attuale situazione», afferma Tajani. «Il coinvolgimento di partner non appartenenti all’UE è altrettanto importante, in particolare di quelli della regione. La libertà di navigazione e la sicurezza marittima sono beni comuni globali che richiedono uno sforzo collettivo che vada oltre l’Europa».
Insieme a Francia e Grecia, l’Italia è tra i pochi Paesi europei che questo mese hanno inviato ulteriori fregate nell’ambito della missione Aspides. Roma resta un attore fondamentale nelle coalizioni marittime incaricate di sorvegliare le rotte commerciali attorno al Medio Oriente, in particolare nello stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso. «La libertà di navigazione è un principio fondamentale ed è essenziale per il commercio globale e la sicurezza energetica», afferma Tajani.
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha suscitato forte preoccupazione a livello internazionale. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invitato gli alleati della NATO a contribuire alla riapertura dello Stretto, mentre il prezzo del petrolio è salito oltre i 105 dollari al barile. Ha inoltre avvertito che l’assenza di una risposta sarebbe «molto negativa per il futuro della NATO». Con l’aumento delle tensioni, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che intrattiene buoni rapporti con il leader statunitense, è considerata da molti osservatori una delle figure europee più autorevoli per favorire un allentamento delle tensioni.
«L’Italia mantiene uno stretto coordinamento con gli Stati Uniti. Insieme ad altri alleati stiamo contribuendo alle discussioni volte a preservare la stabilità regionale e a salvaguardare la sicurezza internazionale», afferma Tajani. «Ho avuto una conversazione telefonica con il Segretario di Stato Marco Rubio alcuni giorni fa per discutere degli sviluppi sul terreno e delle implicazioni economiche di questa crisi». Anche il Libano sta subendo le conseguenze dell’escalation del conflitto: ieri Israele ha dichiarato di aver avviato operazioni terrestri contro Hezbollah dopo una settimana di bombardamenti.
Mantenere la pace
L’Italia è il secondo maggiore contributore alla forza di pace delle Nazioni Unite dispiegata lungo il confine tra Libano e Israele. Tre peacekeeper ghanesi sono rimasti feriti venerdì in un attacco che, secondo l’agenzia di stampa statale libanese, sarebbe stato attribuito a Israele. Le Nazioni Unite non hanno commentato sulla responsabilità dell’attacco. «Invitiamo tutte le parti, in ogni circostanza, a garantire la sicurezza del personale e delle strutture di UNIFIL. I peacekeeper non devono mai essere oggetto di attacchi o intimidazioni di alcun tipo», afferma Tajani.
L’offensiva israeliana è stata lanciata in risposta al lancio di razzi contro Israele da parte di Hezbollah, milizia libanese sostenuta dall’Iran, all’inizio di questo mese in solidarietà con Teheran. La risposta israeliana ha provocato almeno 850 morti, per lo più civili, e lo sfollamento di oltre 700.000 persone. In Iran il numero delle vittime supera le 1.200 persone. I Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno condannato le azioni di Hezbollah e hanno chiesto una riduzione delle tensioni. «La decisione ingiustificata di Hezbollah di attaccare Israele a sostegno dell’Iran è stata un errore che ha provocato una massiccia risposta israeliana e ha trascinato il Libano in una guerra che non è la sua, con conseguenze umanitarie già drammatiche», afferma Tajani. «La nostra priorità è sostenere le centinaia di migliaia di persone che sono fuggite dalle proprie case per sfuggire alle ostilità». L’Italia sostiene inoltre il Presidente libanese Joseph Aoun e il Primo Ministro Nawaf Salam.
Con una decisione storica, il governo ha recentemente dichiarato illegali le attività di Hezbollah. «Questa posizione dimostra l’impegno di Beirut per la pace con Israele», ha dichiarato Tajani. Secondo alcune fonti, il Libano potrebbe essere disposto ad avviare un dialogo diplomatico con Israele nel tentativo di evitare un’invasione terrestre. I due Paesi sono tecnicamente in stato di guerra sin dalla fondazione dello Stato di Israele nel 1948. «Sosteniamo con fermezza il Presidente Aoun e il Primo Ministro Salam in questo percorso verso la piena sovranità dello Stato e una soluzione politica negoziata con Israele», afferma Tajani.