Il ministro “nato” giornalista, azzurro della prima ora, deputato a Montecitorio e poi a Strasburgo, due volte commissario europeo, domani lascia Roma per «stare accanto alla Sardegna». Nel post ciclone, Antonio Tajani, il vicepremier, ha scelto di esserci. Solo una cosa il titolare della Farnesina non fa: rispondere alle domande sulle frizioni con Matteo Salvini, incluso l’abbraccio del segretario legista con Tommy Robinson, leader inglese dell’estrema destra islamofoba. Tafani non dà nemmeno pagelle a Trump.
Ministro, torna nell’Isola per fare il punto sul passaggio di Harry: 200 milioni i danni stimati ma solo 33 quelli promessi al momento dal Governo. C’è da preoccuparsi?
«È stato chiarito che lo stanziamento iniziale è quello necessario alle prime spese urgenti che, in molti casi, in Sardegna come in Sicilia e Calabria, sono anche molto importanti. Pensiamo soltanto alle centinaia di sfollati di Niscemi e alle famiglie che immediatamente devono essere messe al sicuro».
Il 26 gennaio il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per un anno: sarà questo il tempo della ricostruzione?
«Certamente la ricostruzione complessiva avrà tempi più lunghi. Lo stato di emergenza nazionale permette alle amministrazioni dello Stato di assumere provvedimenti d’urgenza, immediati, con procedure accelerate. Già in queste ore, fra le mille polemiche scontate e dannose, si è avviata invece una discussione profondamente seria e responsabile: lo Stato italiano è di fronte a una sfida epocale, deve proteggere in maniera diversa le sue coste, le valli percorse da fiumi che ormai esondano perché il cambiamento climatico, produce “bombe d’acqua” e piene assolutamente eccezionali. È una sfida poderosa, sarebbero necessari lavori miliardari per molti anni. Dobbiamo prendere velocemente le decisioni sul progetto nazionale “Salva Italia”, che si dovrà iniziare ad applicare al più presto».
In questi giorni ha avuto contatti diretti con la governatrice Alessandra Todde?
«L’ho sentita per concordare questa prima missione nell’Isola: insieme discuteremo di quanto un ministero con le nostre competenze può fare per l’Italia. Noi favoriamo l’export, e non possiamo indebolire le aziende sarde né lasciarne indietro anche una sola: se le imprese hanno avuto danni, se il sistema ha subito rallentamenti nella possibilità di vendere le merci oltre confine, avremo un danno all’economia della regione. Ma l’Isola deve avere una propria forza economica che le permetta di affrontare questo periodo di enormi difficoltà puntando alla ricostruzione fisica e al consolidamento del tessuto produttivo».
Maltempo a parte, dopo due anni di maggioranza a trazione Pd-MSS, che idea si è fatto sulla politica dell’Isola?
«Guardi, io sono abituato a badare ai fatti. Dopo due anni, l’idea è che ci sia stata molta propaganda e poca sostanza. La Sardegna ha bisogno di infrastrutture, di una continuità territoriale vera e non di annunci, all’Isola serve una politica energetica che non penalizzi le imprese e le famiglie. Vedo una coalizione spesso divisa da veti interni tra grillini e sinistra radicale, che finisce per immobilizzare la Regione. Noi proponiamo il modello del fare, quello del centrodestra unito che mette al centro lo sviluppo e non l’assistenzialismo».
Su Todde pende ancore il rischio di una decadenza: Forze Italia sarebbe pronta per le elezioni?
«Noi rispettiamo sempre il lavoro della magistratura e le procedure istituzionali, ma Forza Italia non vive nell’attesa delle sentenze. Noi siamo pronti ogni giorno. Se si dovesse tornare al voto, sul territorio il nostro partito è già mobilitato: il movimento è in costante crescita, anche grazie al lavoro del segretario regionale Pietro Pittalis e dei dirigenti locali. Non inseguiamo le crisi altrui, ma abbiamo un progetto alternativo solido per ridare una guida sicura ai sardi». ***
A prescindere dai tempi del voto, spetta a voi la scelta del prossimo candidato alla presidenza in Sardegna?
«In una coalizione sana si decide insieme. Forza Italia rivendica il suo ruolo centrale come perno del centrodestra: siamo noi l’area moderata, liberale ed europeista. Non è una questione di bandierine o di spartizione di poltrone, ma di profili. Porteremo al tavolo della coalizione nomi di alto profilo, capaci di unire e di governare bene. Se il candidato sarà espressione di Forza Italia? Abbiamo tutte le carte in regola, l’esperienza e le risorse umane per guidare la Regione. Ne discuteremo con lealtà con i nostri alleati».
Li state cercando quei volti nuovi che ha chiesto Pier Silvio Berlusconi?
«Pier Silvio e la famiglia del nostro fondatore hanno espresso un auspicio che è lo stesso di tutto il partito: aprirsi alla società civile. Forza Italia non è un circolo chiuso, è un partito aperto. Stiamo già inserendo amministratori locali, professionisti, giovani e donne che non hanno mai fatto politica attiva ma si riconoscono nei nostri valori. II rinnovamento non è rottamazione: è aggiungere nuove energie a un’esperienza consolidata. In Sardegna vedrete molti volti nuovi nelle nostre liste».
Da capo degli azzurri, se lo prende il merito di aver fatto sopravvivere il partito al Cavaliere, peraltro con ottimi risultati elettorali?
«Il merito non è mio, ma di tutta la nostra comunità che ha saputo trasformare il dolore, lo smarrimento sofferto per la scomparsa del Presidente Berlusconi, in responsabilità. lo ho solo cercato di mantenere la rotta seguendo i suoi insegnamenti. Molti scommettevano sulla nostra scomparsa, invece siamo vivi, centrali nel Governo e determinanti in Europa. I risultati elettorali dimostrano che l’Italia ha fame di serietà e di un centro moderato che solo noi rappresentiamo. Continuiamo a lavorare, umilmente, nel solco tracciato dal Cavaliere».
Forza Italia il Ponte sullo Stretto lo vuole?
«Lo vogliamo perché serve alla Sicilia, alla Calabria e all’Italia. Lo vogliamo anche perché è sempre stata una battaglia di Silvio Berlusconi. Per questo non dobbiamo de-finanziarlo. Le risorse per i danni provocati dal maltempo al Sud seguiranno altri percorsi. Il Ponte sullo Stretto, ripeto, serve al Mezzogiorno e all’Italia».
La preoccupa di più il conflitto in Ucraina o La polveriera medio-orientale?
«Ci preoccupa la destabilizzazione profonda che questi due conflitti producono su aree enormemente più allargate rispetto a quelle in cui avvengono i fatti militari. La guerra in Ucraina è una minaccia per l’Europa perché la Russia ha violato la sovranità di quel Paese ma anche una legge fondamentale della politica internazionale in Europa: i contrasti fra gli Stati non si risolvono con il più forte che invade il più debole e prova a sterminare la sua popolazione. In Medio Oriente il massacro del 7 ottobre, la guerra di Israele a Gaza con le decine di migliaia di morti, l’intervento militare di Tel Aviv e Usa in Iran ma anche le nuove minacce di guerra dopo la repressione a Teheran possono portare nuova distruzione, materiale e politica».
In Iran pare siano 30mila morti ammazzati dal regime nelle ultime proteste? Ci sarà un nuovo attacco americano?
«Il bilancio della repressione è incerto ma è sicuramente molto alto. Per questo in Europa abbiamo chiesto di dare un segnale politico forte all’Iran, aprendo la strada perché il corpo dei pasdaran venga dichiarato “organizzazione terroristica”. In queste ore ci sono nuovi segnali di movimenti militari americani: la posizione dell’Italia resta quella che si debba risolvere tutto con il negoziato. Una speranza che coltiviamo, e che lo stesso presidente Trump ha detto di preferire a nuovi scontri militari».
Crans Montana: scarcerato Moretti, avete richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera. Cosa succede adesso?
«Il Governo si è mosso immediatamente con un solo intento: essere vicino, sostenere appieno le famiglie delle vittime. Nel momento immediato del dolore, il 2 gennaio, sono andato in Svizzera per essere loro vicino. All’inizio era difficile anche avere notizie sui feriti. Adesso sosterremo quei genitori nel percorso che dovrà portarli ad avere giustizia».
È pronto per le Politiche del prossimo anno?
«Come per il voto in Sardegna, il nostro movimento è sempre pronto a presentarsi agli elettori. Stiamo costruendo un percorso di rilancio del partito, ci stiamo dedicando a scegliere le politiche giuste per risolvere i problemi dell’Italia. Questo contiamo di presentare agli elettori, nel momento in cui il popolo italiano sarà chiamato alle urne. E vedrete che tutto il dibattito interno sulle divisioni, sulle possibili correnti all’interno di Forza Italia, alla fine avrà un vero risultato utile: ci confronteremo non su questa o quella poltrona interna, ma sulle politiche da scegliere e da presentare agli elettori».