Globe trotter: in 72 ore il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani era a Washington, come osservatore del board of peace di Trump. Poi a Stoccarda al congresso della Cdu, al governo, accolto da applausi e alla fine è tomato in Italia per altri eventi. Alla domanda se dorme risponde così: «Quando posso, ottimizzando i tempi, ma ho un buon dna, da giornalista». L’intervista esclusiva con il Giornale, dove ha mosso i primi passi ai tempi di Montanelli, è a tutto campo. «La fatica più grande – ammette – è quando ho delle notizie riservate, che non posso dire alla stampa».
Lo stop della Corte suprema ai dazi di Trump cambia tutto?
«È sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma è possibile che non ci saranno grandi cambiamenti. L’amministrazione si aspettava questa decisione. Non credo che ci saranno effetti particolari sulle nostre esportazioni».
Dopo il board of peace a Washington, Hamas ha messo subito i paletti chiedendo «la fine dell’aggressione israeliana». Si arriverà a una vera pace e ricostruzione?
«Non sarà facile, ma questo è l’obiettivo. Dobbiamo arrivare a chiudere la stagione della guerra, dobbiamo creare una fase che garantisca la sicurezza di Israele e permetta al popolo palestinese di autogovernarsi. E poi ricostruire un territorio devastato. Il primo passaggio, però, è la messa in sicurezza della Striscia: bisogna formare la polizia palestinese e inviare una forza di interposizione (20mila uomini secondo il Pentagono, nda). L’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo, si è detta disponibile».
Cosa può fare l’Italia?
«Siamo pronti nel comparto sicurezza formando la polizia di Gaza, con i carabinieri, in Giordania. E pure continuare nella formazione degli agenti dell’Autorità nazionale palestinese a Gerico. Al momento l’idea è di non mandare nostri uomini dentro la Striscia. Poi ci sarà la ricostruzione, che è l’ultimo tassello, se nel frattempo la situazione con l’Iran non si complica».
Trump ha dato dieci giorni agli ayatollah per trovare un accordo non solo sul nucleare, ma pure sull’arsenale missilistico e l’appoggio ai proxy sciiti. Ci sarà una nuova guerra?
«Speriamo proprio di no. Auspichiamo che si possa trovare un accordo, prima che gli iraniani arrivino all’arma atomica. Ovvero che ci sia un vero stop al programma nucleare non solo formale, ma sostanziale, definitivo. Il problema è l’arma atomica».
Da Washington a Stoccarda per il congresso della Cdu (Unione cristiano democratica al governo nda). Il cancelliere Merz sta saldando un’asse con l’Italia?
«Assolutamente sì. Il rapporto è sempre più forte. Abbiamo una visione comune sulle riforme dell’Europa e sulla politica estera. E c’è amicizia: Merz mi ha salutato dal palco e poi è sceso, ci siamo visti con i delegati. Anche l’ex cancelliera, Angela Merkel, è stata molto affettuosa. Italia e Germania sono di fatto la vera locomotiva d’Europa, non solo industriale, ma anche politica».
Il 24 febbraio di quattro anni fa la Russia invadeva l’Ucraina. C’è uno spiraglio per uscire dal tunnel della guerra?
«Lo spiraglio c’è, ma sembra ancora un po’ stretto. Le trattative fra ucraini e russi devono procedere per arrivare al cessate il fuoco. E sempre un problema di territori: i russi vogliono più terra rispetto a quella che hanno occupato, il 18-19% dell’Ucraina. L’ “invincibile” armata di Mosca non ha ottenuto grandi risultati, dopo quattro anni. Sui territori devono decidere gli ucraini, che continueremo a sostenere».
In Francia è stato ammazzato a bastonate un giovane di destra, come Sergio Ramelli negli anni di piombo. C’è il rischio che ci scappi il morto anche in Italia?
«Il rischio esiste e basta vedere cosa è accaduto a fine gennaio a Torino con il poliziotto preso a martellate. Se lo colpivano in testa lo avrebbero ammazzato. E se spari fuochi d’artificio ad altezza d’uomo, prima o dopo, va a finire male. Il clima di violenza si sta espandendo in Europa, con l’avversario politico che diventa il nemico da abbattere. Ci sono troppi cattivi maestri in giro». Chi sono i cattivi maestri? «Quelli che predicano la violenza e spingono con l’odio verbale, che poi diventa fisico. Dal carcere escono lettere come quella della moglie di Cospito (terrorista anarchico dietro le sbarre nda), che detta la linea violenta».
Islamo-gauchisme: c’è una saldatura pericolosa fra estremismo di sinistra e islamismo anche in Italia?
«Il problema non sono gli islamici in senso lato, ma i pro-Pal e la saldatura con gli anarchici. Arrivano anche stranieri da altri paesi, come la Francia».
Siamo alla vigilia dell’incontro Italia-Francia. Perché Macron si stizzisce sempre quando parla Meloni che ha dovuto ricordare quando Parigi ospitava i latitanti del terrorismo rosso?
«Non lo so e non lo capisco. Anche se non è una novità: una volta ho dovuto annullare un viaggio a Parigi per le dichiarazioni di un ministro. Dopo la vittoria del centrodestra l’ex segretaria Boone disse “vigileremo sull’Italia…”, lo ricordo ancora. Usciamo da dinamiche minimali, e mi permetta di dire una cosa: il nostro rapporto con la Germania non è “ad excludendum”».
Lei è stato a Crans Montana. L’Italia sta ottenendo quello che voleva con il richiamo dell’ambasciatore?
«Si può fare ancora di più. Mi riferisco all’accordo sulle indagini congiunte e la cooperazione di polizia. Ci sono un po’ di resistenze. Fino a quando non riscontriamo la volontà di collaborare pienamente, il nostro ambasciatore resterà a Roma».
Per il referendum potrebbe vincere il No?
«Io sono ottimista, le ragioni del Sì sono solide, dovremo spiegarle sempre meglio e con serenità, con impegno: la campagna referendaria non sarà una passeggiata di salute. Decideranno i cittadini, ma parlando con la gente non credo che ci sia una maggioranza per il No. L’importante è che tutti vadano a votare e si rendano conto che la riforma riguarda gli italiani. Non è un giudizio sul Governo, che con qualunque risultato rimarrà in carica».
Si stanno susseguendo una serie di discutibili sentenze su migranti e Ong del mare. Cosa ne pensa?
«A pensar male….. diceva Andreotti».
Fra pochi mesi entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo su migrazione e asilo. Il governo vuole far funzionare il centro in Albania. Si prospetta un nuovo braccio di ferro con parte della magistratura?
«Ci sono oramai delle norme europee chiare, che danno ragione alla posizione italiana. Mi auguro che non ci sia ancora la voglia di travalicare i confini usando l’arma della giustizia per fare politica o andare contro il governo. Il diritto è diritto e basta».