Traduzione di cortesia. Per la versione originale in lingua inglese clicca qui.
In occasione del secondo anniversario della morte di Alexei Navalny in una colonia penale russa, esprimiamo ancora una volta le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia. Sottolineiamo che le autorità russe rimangono le uniche responsabili. La sentenza del 3 febbraio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha inoltre evidenziato che la Russia è responsabile del trattamento inumano e degradante riservato a Navalny durante la detenzione e della mancata risposta adeguata alle sue richieste. Tenuto conto in particolare delle recenti risultanze pubblicate da Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Paesi Bassi, ribadiamo la necessità di un’indagine approfondita e trasparente sulle circostanze che hanno portato alla sua morte.
La situazione dei diritti umani in Russia si è rapidamente deteriorata prima e dopo questo tragico evento, come hanno dimostrato i rapporti del Relatore Speciale delle Nazioni Unite. Il Cremlino ha consolidato e ampliato il suo repertorio di tattiche repressive e l’uso improprio della legislazione sulla sicurezza nazionale, in particolare, ha portato a dure condanne contro difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati e medici, tra gli altri. Mentre l’eredità di Navalny continua a vivere, noi sosteniamo i coraggiosi difensori dei diritti umani russi e gli attori indipendenti della società civile che continuano a operare nonostante i rischi personali sempre maggiori.
Secondo l’osservatorio indipendente sui diritti umani OVD-Info, oltre 1.700 persone sono attualmente detenute in Russia per motivi politici, compresi i prigionieri politici ucraini in cattività russa; molti di loro per aver denunciato e agito contro l’invasione illegale dell’Ucraina da parte della Russia. Le relazioni del Relatore Speciale delle Nazioni Unite illustrano come molti prigionieri politici siano torturati, privati di cure mediche adeguate e sottoposti a detenzione psichiatrica forzata. In Ucraina, lo Stato russo ha intensificato la violenza e l’aggressione contro il popolo ucraino. La repressione all’interno della Russia favorisce ulteriormente l’aggressione. Rimaniamo fermi nella nostra posizione: le autorità russe devono rispettare pienamente tutti i loro obblighi internazionali e rilasciare tutti i prigionieri politici.
Australia, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Svezia e Regno Unito.