Il 16° vertice tra l’Unione europea e l’India, svoltosi a fine gennaio a Nuova Delhi, ha sancito la firma dell’accordo di libero scambio tra Bruxelles e il Paese asiatico. Ospitato dal Primo Ministro indiano Narendra Modi, con la partecipazione del Presidente del Consiglio Europeo António Costa e della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, l’incontro ha offerto l’opportunità di concretizzare un partenariato strategico, ribadendo la volontà delle due aree di porsi come alleati affidabili in un ordine globale in profonda trasformazione. Secondo i dati pubblicati dalla Commissione Europea, l’intesa dà vita alla più grande zona di libero scambio al mondo, unendo quasi due miliardi di persone e coprendo circa il 25% del prodotto interno lordo globale (PIL).
Il percorso negoziale, ricostruito in una nota della Direzione Generale per l’Unione Europea, era iniziato nel 2007, sospeso nel 2013 e riavviato nel 2022, per giungere a conclusione dopo quattordici tornate di trattative.
Il documento si configura come un classico accordo commerciale, che assume però un rilievo particolare vista la tradizionale vocazione protezionista di Nuova Delhi. Il patto comporterà infatti l’eliminazione o la riduzione di oltre il 90% delle tariffe doganali complessive, con un risparmio stimato di quattro miliardi di euro all’anno per gli esportatori europei. Nello specifico, l’intesa prevede la liberalizzazione totale o parziale del 96,6% delle linee tariffarie da parte europea e del 99,3% da parte indiana. Le proiezioni di Bruxelles indicano un potenziale raddoppio delle esportazioni continentali verso l’India entro il 2032, una dinamica destinata a favorire le seimila aziende comunitarie già operative sul mercato locale e a creare nuove opportunità prestando specifica assistenza alle piccole e medie imprese.
Per prodotti chimici e farmaceutici, cosmetici, materie plastiche, carta, tessili, calzature e giocattoli, la liberalizzazione è totale; per i prodotti medicali è pari a circa il 75%. Un compromesso importante riguarda il comparto automobilistico, per il quale è stato istituito un contingente di veicoli d’importazione a dazi fortemente agevolati, a cui si aggiunge la totale liberalizzazione delle parti destinate all’assemblaggio in India. Il sistema produttivo italiano può avvalersi, in particolare, delle novità introdotte nel settore dei macchinari, per i quali è stata concordata la piena apertura. Ancora in ambito industriale, la necessità di compensare Nuova Delhi per le misure europee sull’acciaio ha impedito di tutelare pienamente gli interessi nei settori di ceramica, tessile e alluminio, sebbene sia stato previsto un sistema di salvaguardie della durata di ventidue anni per intervenire in caso di turbolenze generate dalle importazioni.
La Commissione sottolinea inoltre l’introduzione di procedure doganali più snelle e di una forte tutela dei diritti di proprietà intellettuale, inclusi diritti d’autore, marchi e design.
Nel settore agricolo le parti hanno privilegiato i rispettivi interessi difensivi. Rimangono esclusi dalla liberalizzazione prodotti sensibili per l’economia italiana come riso, zucchero, pollame, miele, carne bovina, grano tenero e prodotti lattiero-caseari, mentre risultati largamente positivi sono stati ottenuti per eccellenze come l’olio d’oliva, i superalcolici e i vini, i quali beneficeranno di una forte riduzione delle barriere doganali all’ingresso, con tagli immediati e progressive riduzioni a regime nell’arco di sette anni.
Sul fronte dei servizi, l’India ha concesso impegni di liberalizzazione inediti, includendo i servizi finanziari, il trasporto marittimo, il dragaggio e la posa di cavi sottomarini.