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«La guerra in Iran? Ha un prezzo alto. Ora Xi spinga Putin ad accettare la pace»

«La guerra in Iran? Ha un prezzo alto. Ora Xi spinga Putin ad accettare la pace»
«La guerra in Iran? Ha un prezzo alto. Ora Xi spinga Putin ad accettare la pace»

Sei ore in avanti, le risposte al Giornale del ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, arrivano dopo la mezzanotte di Pechino.

Da ieri è in viaggio in Cina. Ha parlato di Hormuz e Iran?

«Certamente, abbiamo parlato soprattutto di Iran, di Hormuz, di Ucraina ma anche di Libano. Per mettere fine a queste guerre bisogna innanzitutto consolidare delle tregue che possano portare a condizioni di pace più stabili. L’annuncio del presidente Trump sul Libano, sui 10 giorni di tregua, è il modo giusto per un nuovo inizio in Medio Oriente. Ne avevo discusso lunedì scorso nel mio viaggio a Beirut. La tregua in Libano può avere un effetto positivo sul negoziato per una pace generale in Iran e nel Golfo».

Dopo quattro annidi guerra crede che la Cina abbia interesse a fermare la Russia in Ucraina?

«Ho chiesto esplicitamente al ministro degli Esteri Wang Yi, che Pechino sostenga con forza le iniziative per portare pace e stabilità anche in Ucraina. Spero che la Cina possa fare di più per convincere Putin a trattare seriamente».

Come parteciperemmo a un’eventuale missione europea a Hormuz?

«Coinvolgendo le Nazioni Unite e rivestendo lo stesso ruolo che l’Italia ha interpretato con le missioni Aspides (nel Mar Rosso nda) e Atalanta (anti pirateria, nda), salvaguardando il passaggio delle nostre navi cargo e proteggendo il commercio mondiale, che per la nostra economia, in quel tratto, è valutato del 10/20% di petrolio e gas. Bene che la Cina abbia dichiarato che lo Stretto di Hormuz debba riaprire alla libera navigazione e che nessuno può bloccarlo esigendo il pagamento di pedaggi».

Secondo lei la tregua fra Usa e Iran reggerà o andiamo verso il peggio?

«Mi auguro che regga, a beneficio della incolumità di tanti civili innocenti e per un rilancio dell’economia su scala globale. Stiamo pagando un prezzo molto alto, con ripercussioni significative sul fronte dell’approvvigionamento energetico e di altri settori come quello dei fertilizzanti, che ha ricadute negative sull’agricoltura. Sosteniamo l’impegno del Pakistan e di tutti i mediatori per trovare un accordo, ma è essenziale che l’Iran accantoni definitivamente e credibilmente il programma nucleare».

Trump le spara sempre grosse. Era prevedibile la rotta di collisione anche con Meloni?

«L’abbiamo detto dal primo momento: le critiche al Presidente del Consiglio e a Papa Leone XIV sono inaccettabili. L’Italia è e vuole rimanere un partner strategico degli Usa. L’Italia e l’Europa hanno bisogno dell’America, ma vale anche viceversa. Senza unità dell’Occidente, culla della democrazia e delle libertà, c’è davvero la possibilità che prevalgano le autocrazie».

Si parla di Nato europea. È una chimera o qualcosa di concreto?

«Ho sempre sostenuto l’idea di una difesa comune europea in sintonia e in reciproca collaborazione con la Nato, che rappresenta la pietra miliare della sicurezza dell’Occidente. Notizie su ritiri delle forze militari americane dal suolo europeo al momento li ritengo non realistici».

La sua missione e anche economica. La Cina cresce del 5% dall’inizio dell’anno: per il nostro export ci sono novità?

«Sono questioni che abbiamo affrontato durante il bilaterale con il ministro del commercio cinese Wang Wentao. Abbiamo presieduto la commissione economica mista Italia Cina alla quale hanno partecipato imprese italiane e cinesi. Dopo aver dato vita al volo Venezia-Shangai, da luglio inizierà anche la tratta Venezia-Pechino. Collegamenti facili e diretti per favorire le nostre esportazioni in Cina. Abbiamo siglato un piano d’azione sull’e-commerce e impostato una nuova strategia per incrementare le esportazioni del Made in Italy, con particolare riguardo al settore agroalimentare, alla meccanica e alla gioielleria. Fra l’altro, dalla prossima settimana, sarà possibile vedere le partite del campionato di calcio della Serie A sulle reti nazionali cinesi: una finestra aperta sull’Italia con uno sport amato dai cinesi».

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