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Misure di trattamento del debito

Iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries)

Cenni generali

La “Iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries)” fu adottata nel 1996 al Vertice G7 di Lione per assicurare la sostenibilità del debito estero a medio-lungo termine dei Paesi a basso reddito.

Fin dall’inizio il programma si è proposto come obiettivo fondamentale quello di offrire una soluzione onnicomprensiva (la cancellazione riguarda tutti i debiti di un Paese, sia quelli nei confronti di Governi creditori, sia verso le istituzioni finanziarie internazionali e i creditori privati) per riportare il debito estero di questi Paesi ad un livello sostenibile, eliminando così il peso di impegni pluriennali di bilancio che gli Stati interessati non sarebbero riusciti ad ottemperare.

Non si tratta di una cancellazione totale, ma di una riduzione del debito tenendo conto del suo peso relativo, valutando caso per caso dove e quanto intervenire.

Il vertice G-7 di Colonia del giugno 1999 ha allargato la portata dell’iniziativa originaria, prevedendo la cancellazione del debito dei Paesi HIPC per un ammontare pari a 28,2 miliardi di USD (di cui 14,1 a carico dei creditori multilaterali e 14,1 a carico dei crediti bilaterali), dando vita così a quello che è stato successivamente denominato “enhanced HIPC (“HIPC rafforzata”).

Nel 2005, i Paesi G8, in occasione del summit di Gleneagles, hanno lanciato una iniziativa complementare alla HIPC, la MDRI (Multilateral Debt Relief Initiative) che prevede la cancellazione del 100 percento del debito dei paesi HIPC verso l’IDA, la Banca Africana e il Fondo Monetario Internazionale.

La MDRI intende principalmente assistere i paesi debitori nel raggiungimento degli Obiettivi del Millennio (Millennium Development Goals-MDGs), individuati in ambito Nazioni Unite. Il FMI, accogliendo il suggerimento di numerosi PVS, ha deciso di includere nell’iniziativa anche i Paesi non-HIPC che abbiano un reddito pro-capite annuo inferiore a 380 USD.

L’Italia, già fra i promotori dell’Iniziativa HIPC, ha sostenuto sin dall’inizio l’MDRI, dando la piena disponibilità a contribuire al relativo finanziamento.

Per poter accedere all’iniziativa HIPC i Paesi debitori devono soddisfare i seguenti criteri:

    1. essere idonei ai prestiti del “International Development Association – IDA” della Banca Mondiale (c.d. Paesi IDA-only[1]);
    2. avere un debito ritenuto insostenibile in base alle apposite analisi finanziarie effettuate dagli esperti delle IFI;
    3. aver posto in atto una serie di misure in campo economico nel contesto di un programma di riforme sostenuto dal Fondo Monetario e dalla Banca Mondiale;
    4. aver elaborato un Piano strategico di riduzione della povertà (PRSP) (o almeno un “Interim PRSP”, più breve e succinto), attraverso un processo partecipativo che coinvolga la società civile, i donatori e gli organismi internazionali.

Quando il Paese ha compiuto significativi progressi per soddisfare tali criteri viene dichiarato dal FMI e dalla Banca Mondiale idoneo (raggiungimento del c.d. “decison point”). In questa fase la comunità internazionale si impegna a fornire la riduzione debitoria necessaria a riportare gli indicatori del debito ai livelli di sostenibilità ed il paese comincia a beneficiare della cancellazione parziale del debito (c.d. “interim debt relief”).

La cancellazione del rimanente debito viene concessa dai creditori a seguito della dichiarazione del c.d. “completion point”, per raggiungere il quale il paese deve aver dato positiva attuazione alle riforme chiave concordate al “decision point”, mantenuto un certo livello di stabilità macroeconomica e attuato positivamente per almeno un anno il PRSP.

L’ultimo Paese, il 37.mo in ordine di tempo, a raggiungere il “decision point” è stato la Somalia.

A seguito alla firma dell’Intesa multilaterale da parte della Somalia con i creditori membri Club di Parigi, raggiunta il 31 marzo 2020, si è proceduto alla firma dei relativi accordi bilaterali per la cancellazione delle scadenze dovute entro il 31 dicembre 2020.

L’Italia, da sempre in prima linea a sostegno del consolidamento politico e della ricostruzione economica e finanziaria della Somalia, ha ritenuto opportuno procedere con la negoziazione dell’Accordo bilaterale con il Governo somalo, di recente concluso ed entrato in vigore l’11 marzo 2021, concedendo al Paese la cancellazione in un’unica soluzione dell’ammontare totale del debito in arretrato (costituito dalla somma degli importi in conto capitale più interessi dei crediti commerciali, gestiti da SACE, e di quelli concessi a titolo di aiuto allo sviluppo dall’attuale Cassa Depositi e Prestiti). L’Italia ha anche svolto un ruolo di primaria importanza nel conseguimento di tale risultato attraverso l’erogazione di un prestito ponte, che ha consentito di portare a termine la cancellazione dei debiti arretrati della Somalia verso il Fondo monetario (operazione indispensabile per permettere l’accesso ai programmi di assistenza del FMI).

Siti correlati:

Factsheet – Debt Relief Under the Heavily Indebted Poor Countries (HIPC) Initiative (imf.org)

Heavily Indebted Poor Countries (HIPC) Initiative (worldbank.org)

 

Iniziativa G20 per la Sospensione del servizio del debito

(Debt Service Suspension Initiative – DSSI)

L’Italia è stata fra i promotori dell’Iniziativa per la sospensione del servizio del debito (DSSI), lanciata dal G20 nell’aprile 2020, quale risposta alla crisi pandemica.

La DSSI prevede la moratoria temporanea sul pagamento del debito dei Paesi più poveri e maggiormente indebitati (potenzialmente 77 Paesi, ovvero tutti gli IDA[2] e/o LDCs- Less Developed Countries[3]). Per accedere all’iniziativa, il Paese candidato deve avere in corso un programma di finanziamento del FMI o averne fatto richiesta. L’obiettivo è di liberare risorse per la spesa sociale e sanitaria. È prevista la partecipazione di tutti i creditori ufficiali ed è auspicata, su base volontaria, quella dei creditori privati.

La moratoria include i pagamenti di capitale e interessi del debito dovuti dai Paesi beneficiari dell’Iniziativa, dal 1° maggio al 31 dicembre 2020.

Ad ottobre 2020, i membri del Club di Parigi e il G20 hanno deciso di estendere l’iniziativa DSSI (c.d. “DSSI Extension”) al 30 giugno 2021, mentre ad aprile 2021 è stato approvato anche un ulteriore (e ultimo) prolungamento di sei mesi (fino al 31 dicembre 2021).

Fra i Paesi beneficiari della DSSI, dieci sono debitori nei confronti dell’Italia. A maggio 2021, con Angola, Etiopia, Gibuti, Pakistan e Yemen risultano già conclusi i relativi accordi bilaterali di attuazione, mentre con il Kenya si è in attesa della firma. Ghana, Guyana, Honduras e Nicaragua non ne hanno sinora fatto richiesta.

Siti correlati:

Debt Service Suspension Initiative (worldbank.org)

Questions and Answers on Sovereign Debt Issues (imf.org)


Common Framework  for debt treatments beyond  the DSSI

Il G20 e il Club di Parigi hanno approvato, il 13 novembre 2020, un “quadro comune per il trattamento del debito oltre il DSSI” (Common Framework for debt treatments beyond the DSSI), a seguito di una riunione straordinaria dei Ministri delle Finanze del G20.

L’iniziativa nasce per rispondere all’esigenza di molti Paesi a basso reddito di affrontare, a seguito della pandemia globale, gli accresciuti problemi di sostenibilità del debito e di liquidità a medio termine.

Il “Common Framework” è basato su un approccio multilaterale, ispirato ai principi e alle prassi consolidate del Club di Parigi. Il “quadro comune” va attuato anche in coordinamento con i creditori non membri del Club: un aspetto quest’ultimo che andrà valutato caso per caso.

Fondamentale in questo tipo di iniziativa è anche il coordinamento con i creditori privati. Possono accedere all’iniziativa i Paesi che rientrano nei criteri previsti per la DSSI (potenzialmente 77 Paesi, ovvero tutti gli IDA e/o Less Developed Countries -LDCs).

I debiti ammissibili al trattamento includono tutti i debiti pubblici e/o pubblicamente garantiti (public and publicly guaranteed debt) aventi una scadenza originaria superiore a un anno.

La definizione di un accordo per il trattamento del debito con il Paese richiedente dovrà essere coerente e in linea con il programma che lo stesso Paese ha avviato con il FMI. In proposito lo stesso Fondo dovrà ricevere delle “financing assurances” da parte dei Paesi creditori, con cui si impegnano in tal senso.

Nell’ambito del Common Framework, il primo Paese a richiedere, già all’inizio del 2021, l’accesso al nuovo programma è stato il Ciad seguito dall’Etiopia e dallo Zambia.

A differenza dell’iniziativa DSSI, che prevede una mera moratoria sui pagamenti del debito, il CF prevede invece la ristrutturazione dello stesso.

L’attuazione del Common Framework, nella pratica, richiederà la firma di 2 documenti da parte di tutti i Paesi creditori:

  • Memorandum of Understanding tra i Paesi creditori e il Paese debitore;
  • Accordo bilaterale tra ogni Paese creditore e il Paese debitore in cui verranno definiti in dettaglio le somme e le nuove scadenze del debito.

Siti correlati: https://clubdeparis.org/en/communications/press-release/endorsement-with-the-g20-of-a-common-framework-to-coordinated-debt

 

[1] I 41 paesi HIPC sono un sottogruppo della più ampia categoria di PVS (circa 78) classificati come IDA-Only (paesi poveri

con un reddito pro capite annuo fino a 925 USD), per la maggior parte facenti parte dell’Africa sub-sahariana e

dell’America Latina.

[2] Trattasi del gruppo dei Paesi che possono usufruire dei prestiti da parte dell’Associazione internazionale per lo sviluppo

(International Development Association – IDA), l’organo della Banca Mondiale che assiste i Paesi più poveri del mondo.

L’ammissibilità al supporto IDA dipende innanzitutto dal livello di povertà di quel Paese, calcolato in base al relativo livello

di  Reddito Nazionale Lordo (GNI – Gross National Income) pro capite.

[3] Dal 1971 le Nazioni Unite hanno riconosciuto i “Less Developed Countries” (LDCs) come una categoria di Stati ritenuti

fortemente svantaggiati nel loro processo di sviluppo, per ragioni strutturali, storiche e anche geografiche. Attualmente,

sono 46 i Paesi meno sviluppati rientranti nel gruppo.