Traduzione di cortesia. Per l’originale in lingua inglese clicca qui.
L’azione internazionale dell’Italia si fonda su un principio chiaro: la stabilità e la crescita globali si costruiscono attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la cooperazione concreta tra gli Stati. È in questo quadro che si svolge la mia terza visita in Cina in qualità di Ministro degli Affari Esteri, che segna un passo significativo nel rilancio della nostra partnership strategica bilaterale.
Negli ultimi mesi, le relazioni tra Italia e Cina hanno registrato un’intensificazione significativa, sostenuta dalle visite del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, nonché da numerose missioni governative. Questo slancio riflette la volontà condivisa di consolidare un dialogo strutturato, continuo e orientato ai risultati, come ribadito dalla firma del Piano d’Azione triennale.
In un contesto internazionale caratterizzato da crisi e conflitti, è essenziale preservare un dialogo franco e costruttivo con i principali attori globali. Il dialogo con la Cina va oltre la dimensione bilaterale.
Si inserisce infatti — e soprattutto — nel più ampio quadro delle relazioni tra l’Unione europea e Pechino, nel quale sono richieste chiarezza, coerenza e pragmatismo. L’Italia ritiene che la Cina possa svolgere un ruolo significativo nell’affrontare le principali crisi globali, dal conflitto in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, inclusi i delicati equilibri legati alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
La capacità di influenza di Pechino rappresenta un fattore importante per favorire soluzioni sostenibili e contribuire alla riduzione dell’incertezza internazionale, con effetti positivi sulla stabilità dei mercati energetici e delle catene di approvvigionamento globali. Tali temi sono stati al centro dei miei colloqui con il Ministro degli Affari Esteri Wang Yi, in uno spirito di impegno pragmatico volto all’individuazione di concrete aree di convergenza.
Accanto alla dimensione politica, il rapporto tra Italia e Cina si fonda su una solida e articolata cooperazione economica.
La Cina rappresenta un mercato prioritario per la strategia italiana di espansione verso i Paesi extra-UE ad alto potenziale ed è attualmente il principale partner commerciale dell’Italia in Asia, nonché il secondo tra i partner extraeuropei. Nel 2025, l’interscambio bilaterale ha raggiunto quasi 75 miliardi di euro, e si conferma in crescita anche nei primi mesi del 2026.
Il Made in Italy è sempre più apprezzato in Cina, dove cresce la domanda di qualità e innovazione, in particolare nei settori della moda, della meccanica, della farmaceutica e della chimica.
Questi comparti riflettono l’eccellenza produttiva italiana e offrono significativi margini di ulteriore sviluppo.
Per questo motivo, è essenziale proseguire lungo un percorso volto a un rapporto economico più equilibrato, promuovendo condizioni di accesso al mercato più eque e trasparenti. In tale contesto, la Commissione Economica Mista, che ho co-presieduto con il Ministro del Commercio Wang Wentao, rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare in modo strutturato le questioni ancora aperte.
Continueremo a lavorare con le autorità cinesi per ridurre le barriere non tariffarie, in particolare nel settore agroalimentare, rafforzare la tutela della proprietà intellettuale e migliorare le condizioni operative per le imprese straniere, incluso l’accesso agli appalti pubblici. Al contempo, intendiamo rafforzare ulteriormente le opportunità offerte dal mercato cinese attraverso una partecipazione qualificata alle principali fiere internazionali, quali la CIIE e la CIFTIS.
Oltre alla dimensione economica, le relazioni tra Italia e Cina si fondano su una solida base culturale, caratterizzata da profondi scambi tra due civiltà antiche, entrambe espressione di un patrimonio culturale e naturale di eccezionale rilievo riconosciuto dall’UNESCO. Tale ricchezza si riflette nelle numerose mostre realizzate in collaborazione con importanti istituzioni culturali italiane, tra cui le Gallerie degli Uffizi, nonché nella mostra in corso a Pechino dedicata ad Andrea Palladio — la prima mai realizzata in Asia sull’opera dell’architetto italiano.
Si registra inoltre un crescente interesse per l’Italia, testimoniato dall’aumento dei flussi turistici, dalla crescente attenzione per le nostre tradizioni umanistiche e scientifiche e dal forte interesse per la lingua italiana. I corsi di lingua italiana presenti in oltre 50 università cinesi, insieme alla presenza di oltre 15.000 studenti cinesi nel nostro sistema universitario, rappresentano un investimento strategico di lungo periodo. Questi giovani costituiscono un ponte tra le rispettive società e contribuiscono a rafforzare la reciproca comprensione con effetti duraturi.
In linea con i valori fondanti della Repubblica e con i principi guida della nostra politica estera, l’Italia considera il rapporto con la Cina una componente essenziale della propria azione internazionale, che intendiamo perseguire con equilibrio, chiarezza e spirito costruttivo.
Rafforzare la presenza dell’Italia in Cina significa non solo cogliere opportunità, ma anche contribuire allo sviluppo di una relazione più solida e matura. È un obiettivo che perseguiamo con determinazione, nella consapevolezza che dialogo e cooperazione restano strumenti essenziali per affrontare le sfide del nostro tempo.