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Tajani «L’Europa è più reattiva, sanzioni ai coloni violenti. Ora stop al diritto di veto» (Il Messaggero – Il Mattino- Il Gazzettino)

Tajani «L’Europa più reattiva. Ora superare il diritto di veto» (Il Messaggero – Il Mattino- Il Gazzettino)
Tajani «L'Europa più reattiva. Ora superare il diritto di veto» (Il Messaggero - Il Mattino- Il Gazzettino)

Antonio Tajani sta salendo sull’aereo che da Bruxelles lo riporta a Roma, dopo il consiglio dei ministri degli Esteri Ue in cui sono state decise le sanzioni contro i coloni violenti israeliani in Cisgiordania.

Ministro, qual è il significato di ciò che avete deliberato?

«E’ da tempo che era sul tavolo questa proposta. È stato finalmente superato il veto ungherese, e ora che non c’è più Orban siamo riusciti ad arrivare a una decisione pratica, importante e giusta».

Che tipo di sanzioni ci saranno contro i coloni violenti?

«Non possono fare operazioni finanziarie in Europa, e non possono venire nel nostro continente. In più, saranno congelati i loro beni in Ue, qualora li avessero».

I dazi aggiuntivi sui loro prodotti però non li avete messi.

È stata un’ipotesi di cui si è parlato e di cui parleremo ancora. Siamo d’accordo a esaminare la proposta che arriverà dalla Commissione Ue. A quel punto, entreremo nel dettaglio e valuteremo».

Senza Orban, la Ue è più forte e più agile nelle scelte?

«E’ più reattiva. Adesso però bisogna insistere sul superamento del diritto di veto delle decisioni Ue».

Meloni non è d’accordo su questo.

«Io parlo per me. Questa è sempre stata la mia posizione personale e quella di Forza Italia. Mi auguro che i nostri alleati di governo si convincano».

Vi preoccupa che l’esecutivo di Israele stia reagendo male alla decisione Ue?

«Il problema è che agiscono male i coloni. Spero che questa decisione europea li freni. E che non ci siano più violenze contro i palestinesi in Cisgiordania e contro i cristiani. L’immagine del crocifisso fatto a pezzi dai soldati israeliani, per me e per tutti i cristiani, è uno choc. Però quei militari di Idf sono stati subito condannati, così come il soldato che ha messo la sigaretta in bocca alla Madonna in Libano».

Preferisce l’immagine dei giovani palestinesi che in queste ore stanno arrivando a Roma, per studiare?

«Stiamo continuando ad aiutare Gaza, anche favorendo i corridoi universitari. Stanno arrivando da Gaza 72 studenti e frequenteranno i nostri atenei. Queste sono le cose che mi riempiono d’orgoglio».

Domani lei con Crosetto sarà alla Camera per parlare della missione delle nostre navi nello Stretto di Hormuz. L’opposizione chiede su questo un voto parlamentare. Non sarebbe il caso?

«Per ora le navi partono, e poi andranno ad Hormuz ma solo se ci sarà la pace. Non serve ancora un voto parlamentare perché, appunto, non è detto che andranno ad Hormuz. E comunque nel Mar Rosso c’è già la missione Aspides e c’è la missione Atlanta, vicino ad Hormuz, contro la pirateria. I cacciamine che partiranno saranno aggregati ad Aspides».

Che cosa si aspetta, per la guerra in Iran, dal summit di Trump in Cina?

«Due settimane fa, ho chiesto ai cinesi di svolgere un ruolo positivo per il cessate il fuoco e per proteggere il Paesi del Golfo. La posizione cinese non è uguale alla nostra a proposito dell’Iran, però credo che la Cina potrebbe svolgere un ruolo fondamentale e convincere l’Iran a raggiungere un accordo. Tutti dovrebbero essere stanchi della guerra, ma c’è una linea rossa invalicabile, che è l’arma atomica iraniana. Una volta per tutte, l’Iran deve accettare di non costruire l’arma atomica».

L’altro scenario è l’Ucraina. Putin vuole smetterla sul serio con la guerra o le sue sono moine?

«Ha detto che la guerra deve finire e già questo è un passo in avanti. Ma alle parole devono seguire i fatti, sennò rimangono uno slogan. Per ora, non vedo ancora fatti concreti da parte della Russia. C’è stato solo un accordo per la liberazione dei prigionieri».

Putin ha comunque problemi interni sempre maggiori?

«Pensava di vincere la guerra in tre settimane e invece la sta perdendo. Perfino in un Paese autocratico, queste cose contano. Deve fare i conti con la stanchezza, e con i dubbi, delle forze armate e con la popolazione che non ne può più. Con un milione di morti, a dire poco, anche un autocrate va in difficoltà. La festa del maggio è stata infatti un clamo- roso segno di debolezza».

Come vede l’ex cancelliere tedesco, Schroder, mediatore di pace Ue con la Russia?

«Chi ci deve rappresentare nell’interlocuzione con Putin non deve deciderlo Putin ma l’Europa. All’inizio del conflitto, quando ancora si pensava che si potesse evitare il peggio, proposi all’Onu per questo ruolo Merkel e Berlusconi. Perché entrambi saldamente occidentali, amici degli Stati Uniti e molto capaci di parlare con la Russia. È stata un’occasione mancata, da parte delle Nazioni Unite, non aver scelto loro».

Ora si fanno come nomi possibili Merkel, Prodi e Draghi. Vanno bene secondo lei?

«Qualcuno fa il nome del presidente del Consiglio europeo, Costa, portoghese e socialista. È una personalità di prestigio. Ma gli europei decideranno tutti insieme».

Le piacerebbe che la Biennale venisse vinta dall’Ucraina?

«La linea del governo è nota: la Biennale sbaglia a riammettere i russi. Se io facessi parte della giuria popolare, voterei senza dubbio in Laguna per la proposta artistica dell’Ucraina. Se gli italiani e tutti gli altri votanti della Biennale premiassero un Paese aggredito e martoriato qual è l’Ucraina, sarebbe un grandissimo segno di come tutti noi siamo affezionati alla libertà e la vogliamo difendere in ogni modo e con ogni mezzo».

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