Si sono svolti a Palermo, presso l’Aula Magna del Palazzo di Giustizia, gli incontri di coordinamento investigativo in onore di Giovanni Falcone dal titolo “Cooperazione giudiziaria internazionale e processi di integrazione delle organizzazioni criminali transnazionali: analisi e prospettive di lavoro”.
L’iniziativa, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo con l’Istituto italo latino americano (IILA), ha confermato la centralità del metodo italiano nel contrasto alle reti criminali globali.
Ai lavori di Palermo hanno partecipato rappresentanti delle magistrature inquirenti di numerosi Paesi ed i Procuratori Distrettuali Antimafia di diverse sedi nazionali, che si sono confrontati sull’espansione delle mafie albanesi, sulla proiezione in Europa delle reti criminali latinoamericane, sulle ramificazioni della ‘ndrangheta in America Latina e sulle nuove forme di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Particolare rilievo ha assunto la sessione speciale organizzata dal MAECI con l’Ufficio della Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) sulla gestione, destinazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata e alla corruzione che ha riaffermato il valore del modello italiano, che non si limita a sottrarre ricchezza alle mafie, ma mira a restituirla alle comunità. UNODC ha illustrato il rapporto dell’ONU sul crimine organizzato transnazionale che statuisce che il numero delle morti violente derivanti dal crimine organizzato è pari a quello dovuto alle guerre.
La Farnesina, nel quadro della propria azione di diplomazia giuridica, curata dalla competente Direzione Generale, continua a sostenere la proiezione internazionale del modello italiano, valorizzando nei fori multilaterali, nei partenariati regionali e nei programmi di cooperazione – tra cui EL PACCTO 2.0, ITAJUS e Falcone Borsellino – un approccio integrato fondato sullo Stato di diritto, sulla capacità istituzionale e sulla sicurezza condivisa.
Nel coniugare memoria e azione, Palermo si conferma non soltanto luogo simbolico della lotta alle mafie, ma laboratorio internazionale di cooperazione giudiziaria. L’eredità di Giovanni Falcone continua così a tradursi in un metodo operativo: costruire fiducia tra istituzioni, colpire la dimensione economica del crimine e rispondere insieme a minacce che nessuno Stato può affrontare da solo.