Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto arriva a Ulaanbaatar come opera permanente che unisce arte contemporanea, cultura mongola e rigenerazione ambientale. Promossa dall’Ambasciata d’Italia in Mongolia, dal Ministero della Cultura, Sport, Turismo e Gioventù della Mongolia e da Fondazione Pistoletto Cittadellarte, l’iniziativa nasce dal dialogo tra il segno di Pistoletto e Narrow Path di Battogtokh Turbat, con la curatela di Francesco Stocchi.
Inaugurata lo scorso 23 agosto 2026 dall’Ambasciatore Giovanna Piccarreta e dal Ministro dell’Ambiente Sandag‑Ochir durante la 17ª sessione della Conferenza delle Parti (COP17) della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione (UNCCD), l’opera diventa un nuovo spazio di incontro tra Italia e Mongolia. Il segno del Terzo Paradiso, simbolo di equilibrio tra natura e artificio, prende forma con olivelli spinosi, specie autoctona che contribuisce alla lotta alla desertificazione e al “Billion trees movement”. Il progetto intreccia il segno universale di Pistoletto con i materiali nomadi di Turbat (ferro e osso), generando un luogo dove differenze culturali producono nuove forme di convivenza e un atto di Pace Preventiva fondato su cultura, responsabilità e cura dell’ambiente.
“L’opera è destinata a restare in Mongolia, quale simbolo dell’amicizia tra i due Paesi e quale testimonianza dell’impegno condiviso per la promozione della pace, del multilateralismo, e della sostenibilità ambientale, oltre che della comune sensibilità verso la bellezza e verso il valore della cultura e delle tradizioni, in entrambi i casi caratterizzate da un importante retaggio storico” ha sottolineato l’Ambasciatore Giovanna Piccarreta.
Il progetto è realizzato con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, del Museo Nazionale Chinggis Khaan, di MIAT Mongolian Airlines e del National Garden Park di Ulaanbaatar.