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Terre rare e miniere sottomarine, la strategia di Tokyo per diversificare gli approvvigionamenti

Terre rare e miniere sottomarine, la strategia di Tokyo per diversificare gli approvvigionamenti
Terre rare e miniere sottomarine, la strategia di Tokyo per diversificare gli approvvigionamenti

Le risorse minerarie terrestri e i fondali oceanici rappresentano due degli assi strategici su cui il Giappone sta costruendo il proprio futuro industriale. In questo percorso ha trovato spazio anche l’Italia, che con il Paese asiatico condivide la vulnerabilità in campo energetico. I due Paesi hanno infatti rilanciato la cooperazione nell’ambito della sicurezza economica attraverso una dichiarazione siglata il 16 gennaio a Tokyo.

L’intesa si inserisce in una strategia più ampia che Tokyo sta definendo per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento nazionali. In questa cornice si collocano anche i colloqui con Stati Uniti e Commissione europea per la creazione di un’area di scambio di minerali critici basata su standard condivisi, sussidi coordinati e accordi di off-take, ossia contratti di fornitura a lungo termine che definiscono preventivamente quantità, prezzi e durata degli approvvigionamenti, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione di acquirenti e fornitori alla volatilità dei mercati.

L’attivismo giapponese trae origine dalla crisi del 2010, quando la Cina sospese le esportazioni di terre rare in seguito alle tensioni nelle acque dell’arcipelago delle isole Senkaku. Questo episodio impose a Tokyo una rapida revisione delle proprie strategie di approvvigionamento. A partire dall‘adozione, nello stesso anno, del Rare Earths Comprehensive Plan e attraverso misure quali il rafforzamento della JOGMEC (Japan Organization for Metals and Energy Security), in soli due anni la dipendenza da Pechino è passata dal 90% al 58%. Tuttavia, la crescente domanda legata alla trasformazione digitale e alla transizione energetica ha riportato la quota delle importazioni dalla Cina al 70%, con picchi del 100% per le terre rare pesanti. Una vulnerabilità che il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI) sta affrontando attraverso una strategia di ulteriore diversificazione degli approvvigionamenti.

Il quadro normativo relativo alla sicurezza energetica si è evoluto rapidamente negli ultimi anni, dalla New International Energy Strategy del 2020, al settimo Energy Basic Plan del 2025. La dottrina giapponese si fonda su quattro pilastri interdipendenti: la costruzione di catene di forniture resilienti, grazie ad acquisizioni estere e allo sviluppo della produzione nazionale; un sistema flessibile di riserve strategiche (stockpiling); investimenti nella ricerca in materia di raffinazione, riciclo, efficienza e risparmio delle risorse; e il rafforzamento della diplomazia delle risorse e della cooperazione multilaterale.

Nell’ambito dell’Economic Security Promotion Act (2022), i minerali critici sono stati classificati come beni strategici e sono pertanto destinatari di sussidi specifici e finanziamenti a tassi agevolati. Litio, nichel, cobalto, grafite, terre rare e altri elementi hanno visto riconosciuto il loro ruolo prioritario per l’innovazione tecnologica e la transizione elettrica. Per ciascuna materia prima sono stati definiti specifici obiettivi di approvvigionamento e l’elenco delle risorse strategiche potrebbe essere ulteriormente ampliato. Gli obiettivi sono ambiziosi: entro il 2030 il Giappone punta a una capacità produttiva nazionale di batterie pari a 150 GWh, che richiederà circa 100.000 tonnellate annue di litio e 90.000 tonnellate di nichel.

L’impegno volto a rafforzare la disponibilità di questi minerali si sviluppa su più fronti. Uno dei compiti affidati alla JOGMEC è, ad esempio, la gestione delle scorte strategiche che, con orizzonte temporale compreso tra 60 e 180 giorni e l’applicazione di rigorosi protocolli di rilascio, costituisce oggi un modello di riferimento a livello internazionale nella governance delle risorse. Parallelamente, sono stati incrementati gli investimenti nel riciclo. Per l’anno in corso, il Governo ha stanziato 37,9 miliardi di yen (oltre 200 milioni di euro), puntando sulle capacità di imprese come Mitsubishi Materials nel recupero di metalli dalle batterie esauste. Si tratta di un aumento del 63% rispetto all’anno precedente.

Un ulteriore ambito di intervento riguarda la produzione nazionale e, in particolare, lo sviluppo delle attività estrattive sottomarine nelle Zone Economiche Esclusive (ZEE). Al largo dell’isola di Minamitorishima, a circa seimila metri di profondità, sono stati individuati sedimenti che potrebbero soddisfare la domanda di ittrio e terbio per decenni. Il successo dei test condotti dalla nave scientifica Chikyu apre la prospettiva di una produzione industriale entro il 2030, con il coinvolgimento di gruppi industriali quali IHI e Kawasaki Heavy Industries. Il progetto rappresenta uno dei più avanzati tentativi a livello internazionale di sviluppare un modello tecnicamente, economicamente ed ecologicamente sostenibile per l’estrazione di risorse minerarie dai fondali oceanici profondi.

Infine, il Giappone sta valutando un potenziale rafforzamento della diplomazia delle risorse e delle attività di intelligence ad essa collegate. Sul piano diplomatico, Tokyo sta consolidando una rete di partenariati che coinvolge Australia, Canada, India, America Latina e mercati emergenti. In Europa, dopo la Competitiveness Alliance dell’agosto 2025, l’interesse giapponese si è esteso ai progetti strategici previsti dal Critical Raw Materials Act. È in questo contesto che si inserisce il dialogo con l’Italia: il coordinamento tra JOGMEC, JBIC (Japan Bank for International Cooperation) e le controparti italiane potrebbe favorire investimenti congiunti in Paesi terzi, contribuendo a ridurre i rischi politici e finanziari.

Sono inoltre allo studio incentivi agli investimenti privati nei cosiddetti mercati di frontiera, ossia in aree ancora poco sviluppate ma caratterizzate da elevate potenzialità di crescita nel medio-lungo periodo, come la Repubblica Democratica del Congo, lo Zambia, l’Argentina e il Perù. Allo stesso tempo, il Governo punta a rafforzare gli investimenti pubblico-privati in società minerarie impegnate in progetti ad alto rischio, come quelli localizzati in Arabia Saudita. Nel campo dell’intelligence, si segnala l’annuncio, nel mese di dicembre, della creazione di un think tank presso il RIETI (Research Institute of Economy, Trade and Industry), sotto la supervisione del Segretariato nazionale per la sicurezza, con il compito di analizzare in modo trasversale le catene di approvvigionamento dei beni strategici, inclusi i minerali critici.

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