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Argentina, il rinnovo infrastrutturale per unire risorse strategiche e competitività

Argentina, il rinnovo infrastrutturale per unire risorse strategiche e competitività
Argentina, il rinnovo infrastrutturale per unire risorse strategiche e competitività

Argentina, il rinnovo infrastrutturale per unire risorse strategiche e competitività

Un mercato interno di ampie dimensioni e risorse naturali di rilevanza strategica globale rendono l’Argentina un attore di primo piano nel panorama economico sudamericano. Il Paese si distingue come produttore agricolo, con posizioni di vertice nelle esportazioni mondiali di soia, grano e carne, a cui si aggiungono enormi riserve di minerali critici come litio, oro e rame, oltre a vasti giacimenti di petrolio e gas di scisto, in particolare nel bacino di Vaca Muerta.

Dal punto di vista macroeconomico, l’Argentina sta attraversando una fase di stabilizzazione: nel 2025 il Prodotto Interno Lordo (PIL) è tornato a crescere registrando un incremento del 4,4%, mentre l’inflazione è scesa al 31,5%, il livello più basso degli ultimi otto anni. Il settore pubblico nazionale ha inoltre registrato un avanzo di bilancio pari allo 0,2% del PIL, un risanamento fiscale che non si registrava da oltre un decennio.

Il forte potenziale produttivo si scontra tuttavia con reti di trasporto e distribuzione locali ancora inadeguate. Per rilanciare la propria competitività internazionale, il Governo ha quindi varato un imponente rinnovo infrastrutturale. Al centro di questa strategia figura il Regime di Incentivazione per i Grandi Investimenti (RIGI), uno strumento normativo che sta già mobilitando ingenti capitali privati in settori prioritari.

Nel comparto energetico, le iniziative attualmente promosse includono l’ampliamento del Gasdotto Perito Moreno, con un investimento di 550 milioni di dollari, e l’Oleodotto Vaca Muerta Sur, un’opera da tre miliardi di dollari. Quest’ultima iniziativa rientra nel più ampio progetto Argentina LNG, che prevede investimenti complessivi fino a 50 miliardi di dollari nell’area di Vaca Muerta per la produzione e l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL). Contestualmente, è stato annunciato un piano di investimenti pubblico-privati dedicato alla trasmissione di energia elettrica, in base al quale dovrebbero essere realizzati oltre 5.000 chilometri di linee ad altissima tensione – suddivisi in 17 progetti chiave – mettendo in campo una somma compresa tra i 6,6 e i 9,9 miliardi di dollari.

 

Per diventare una potenza energetica globale, l’Argentina si affida al saper fare italiano

È di agosto la notizia che Argentina LNG – il progetto integrato di gas naturale liquefatto (GNL) promosso dalla compagnia a maggioranza statale YPF, dall’italiana Eni e da XRG, ramo dell’emiratina Adnoc – ha presentato domanda di adesione al RIGI a sostegno dello sviluppo del giacimento di Vaca Muerta, tra i più importanti al mondo. La presentazione della domanda di adesione al regime speciale rappresenta un’importante tappa verso la decisione finale d’investimento (FID) del progetto, prevista entro la fine dell’anno.

“Il nostro ingresso nel bacino non convenzionale di Vaca Muerta assieme a YPF e XRG rafforza la capacità di Eni di sviluppare risorse di gas su scala mondiale e di convertirle in GNL competitivo destinato ai mercati internazionali. Vaca Muerta è uno dei bacini non convenzionali più ricchi di risorse al mondo: la nostra partecipazione ci posiziona lungo l’intera filiera, dall’upstream argentino fino alla fornitura di GNL ai clienti internazionali, creando valore e contribuendo alla sicurezza energetica mondiale”, ha dichiarato Guido Brusco, Direttore Generale Global Natural Resources di Eni.

Il progetto mira, infatti, a sviluppare una catena del valore integrata del gas dalla produzione alle infrastrutture di esportazione, compresi gli impianti di trasporto e trattamento e due unità galleggianti di liquefazione del gas naturale (FLNG) con una capacità complessiva di liquefazione di dodici milioni di tonnellate all’anno (MTPA), che saranno situate al largo della provincia di Río Negro. Oltre a contribuire a rafforzare il ruolo dell’Argentina come fornitore globale di GNL nel lungo periodo, il progetto creerà decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti.

Sul fronte dei trasporti, il Governo sta portando avanti un vasto Programma di privatizzazione, il quale prevede la concessione di oltre 9.000 chilometri di autostrade nazionali e il passaggio a gestione privata delle principali società ferroviarie incaricate del trasporto merci, come la Belgrano Cargas.

I trasporti, d’altro canto, rimangono un tema centrale anche a livello pubblico. Il Piano Nazionale di Investimenti Pubblici per il triennio 2026-2028 concentra le risorse dello Stato nell’energia, che copre il 23% degli investimenti, nei trasporti (17,4%) e nella viabilità stradale (12,3%). Le iniziative pubbliche di maggiore respiro, infatti, includono la modernizzazione del trasporto per passeggeri sulle linee ferroviarie Mitre e Roca, lo sviluppo idroelettrico sul Rio Santa Cruz e l’estensione della vita utile della centrale nucleare di Atucha I.

La pianificazione è inoltre guidata dal Piano Grande Argentina, concepito per bilanciare la produzione tra le diverse regioni e migliorare la gestione delle risorse idriche, a cui si affiancano specifici Piani territoriali mirati a favorire uno sviluppo urbano sostenibile tramite la gestione oculata del suolo.

 

L’interscambio bilaterale con l’Italia

Sul fronte commerciale, le relazioni bilaterali con l’Italia confermano una forte e reciproca complementarità, posizionando la Penisola come l’ottavo fornitore dell’Argentina e il 22° mercato di destinazione nel primo semestre del 2026. Guardando ai dati consolidati del 2025, l’interscambio totale ha sfiorato i 2,5 miliardi di euro, segnando un aumento di quasi il 9% rispetto all’anno precedente.

Le esportazioni italiane hanno totalizzato lo scorso anno 1,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 3,1%. La composizione dell’export evidenzia la richiesta di beni strumentali: spiccano infatti le macchine per impieghi speciali (che valgono 169 milioni di euro, pari al 13,9% dell’export) e le macchine di impiego generale (165 milioni di euro, pari al 13,5%), che assorbono congiuntamente oltre un quarto del totale venduto nel Paese, seguite dagli autoveicoli e dalla relativa componentistica.

Le importazioni italiane dall’Argentina sono invece dominate dai prodotti agroalimentari e dalle materie prime e, nel 2025, hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2025, con un sensibile aumento del 14,6% rispetto al 2024. Gli oli e i grassi vegetali e animali costituiscono oltre la metà delle importazioni, per un valore pari a 618 milioni di euro, seguiti da prodotti ittici lavorati (127 milioni di euro) e prodotti chimici di base (107 milioni di euro).

Allargando lo sguardo all’intero panorama europeo, l’Unione rappresenta il terzo partner commerciale per l’economia argentina, forte di un interscambio bilaterale di merci pari a 17,9 miliardi di euro nel 2025. I recenti sviluppi negoziali, tra cui in primis le intese di libero scambio promosse e siglate nel contesto del MERCOSUR, delineano un quadro macroeconomico di crescente integrazione che promette di espandere ulteriormente le sinergie commerciali tra i due continenti.

 

L’Argentina nel MERCOSUR

All’interno del MERCOSUR, l’Argentina si posiziona come la seconda economia del gruppo, alle spalle del Brasile, contribuendo a generare una quota che oscilla intorno al 20% del PIL complessivo del blocco.

Il Paese è anche uno dei principali contributori ai meccanismi di integrazione regionale, come dimostra la partecipazione al Fondo per la Convergenza Strutturale (FOCEM): l’Argentina garantisce il 21% degli apporti totali del Fondo, con un contributo pari a 27 milioni di dollari annui a fronte di una quota di distribuzione delle risorse pari al 9%.

Con oltre 90 milioni di dollari di crediti assegnati finora e un tasso di utilizzo dei fondi superiore al 94%, l’Argentina ha indirizzato le risorse del FOCEM verso progetti infrastrutturali di rilievo per lo sviluppo locale, tra cui la modernizzazione delle reti di trasmissione di energia elettrica nella Provincia di Corrientes, il recupero di oltre 210 chilometri di vie ferrate per la linea ferroviaria Urquiza e il miglioramento dell’edilizia scolastica e universitaria.

 

 

Intervista all’Ambasciatore d’Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti

 

Ambasciatore, nonostante l’ampia presenza di imprese italiane attive in Argentina, ci sono specifici aspetti da tenere in considerazione quando si approccia il mercato locale? Oppure le imprese italiane sono avvantaggiate per lavorare nel Paese proprio per il gran numero di concittadini in Argentina?

La storia dell’Argentina suggerisce come questo Paese negli ultimi decenni non abbia goduto di particolare stabilità né politica né economica. Va comunque notato che l’attuale Amministrazione Milei, insediatasi a dicembre del 2023, ha perseguito sin dall’inizio un ambizioso progetto di rilancio dell’economia del Paese, fondato su un rigoroso rispetto del pareggio di bilancio pubblico, in forte discontinuità col passato. La politica economica attuale si caratterizza inoltre per un’impronta fortemente liberista, sia sul fronte interno, attraverso varie deregolamentazioni e liberalizzazioni, sia nei rapporti commerciali con l’estero, con una crescente apertura che sta creando nuove opportunità per le imprese di tutto il mondo. Per l’Europa e l’Italia, l’Accordo UE-Mercosur, entrato provvisoriamente in vigore a maggio scorso, è destinato a dare ulteriore slancio ai rapporti commerciali e di investimento con l’Argentina. Segnalo inoltre che, rispetto a pochi anni fa, oggi risulta meno complicato per un’impresa straniera operare nell’economia argentina, grazie all’eliminazione di molti degli stringenti vincoli ai movimenti di capitale e a una politica di cambio meno rigida.

Certo, il percorso di stabilizzazione economica non è ancora completato. Anche se la lotta all’inflazione ha ottenuto importanti risultati e la crescita annuale dei prezzi è passata da circa il 290 per cento ad aprile 2024 a poco più del 30 per cento negli ultimi mesi, il dato resta ancora molto elevato. Inoltre, l’avvicinarsi delle elezioni Presidenziali di ottobre del prossimo anno potrebbe portare qualche turbolenza nei mercati finanziari e valutari, a causa delle incertezze sulla continuità delle politiche economiche avviate da questa amministrazione.

Per quanto concerne un presunto vantaggio competitivo per le imprese italiane in Argentina, è evidente che in questo Paese, in cui circa metà della popolazione ha origini italiane, il Made in Italy eserciti un fascino particolare. L’esistenza di una grande affinità culturale tra i due Paesi e Popoli può facilitare anche il business, sebbene la carta vincente delle aziende italiane rimanga senza dubbio la loro eccellenza, ampiamente riconosciuta qui in Argentina come in tutto il mondo.

 

Che cosa significa il Made in Italy in Argentina? Quali sono i prodotti o servizi italiani particolarmente apprezzati e altamente richiesti nel Paese?

In tutto il mondo, Made in Italy significa appeal. In Argentina, per i motivi sopra evidenziati, questo appeal è ancora più forte e le possibilità di crescita sono enormi. Tradizionalmente, sono oggetto di grande apprezzamento i macchinari ma negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescita dell’agroalimentare e del lusso, con una presenza sempre più consistente di marchi come Damiani, Ferragamo e Dolce&Gabbana.

Le nostre esportazioni sono composte principalmente da macchinari (circa 42%), mezzi di trasporto (13%), sostanze e prodotti chimici (10%). La comunità imprenditoriale italiana è una delle più importanti dell’Argentina con circa 300 imprese, che impiegano oltre 16.500 lavoratori generando un fatturato complessivo di 2,64 miliardi di euro. I settori in cui la partecipazione italiana è maggiore sono: l’agricoltura e l’allevamento, la distribuzione di gas, l’elettricità e acqua, le costruzioni e altre industrie manifatturiere. Alcune grandi aziende italiane hanno impianti produttivi in Argentina come Stellantis, Mapei, Pirelli, Ferrero, Campari e Branca ma nel Paese le aziende italiane sono presenti in tutti i principali settori economici, da quello energetico a quello delle costruzioni, dall’economia dello spazio alla difesa.  

 

Quali grandi piani di sviluppo del Governo, gare d’appalto o investimenti strutturali sono in cantiere e potrebbero vedere un ruolo attivo da parte delle nostre aziende?

Al fine di attrarre gli investimenti esteri necessari a valorizzare il potenziale del Paese, il Governo ha varato un “Regime di Incentivi per Grandi Investimenti” (RIGI), per progetti di importo superiore ai 200 milioni di dollari in vari settori tra cui energia, estrazione mineraria, agroindustria e infrastrutture; il RIGI concede benefici e agevolazioni di natura fiscale, doganale e valutaria e mira ad assicurare la certezza del quadro giuridico di riferimento per la durata di 30 anni.

Secondo i dati del Ministero dell’Economia, sono stati approvati finora 21 progetti e altri 23 sono in fase di valutazione. I progetti presentati attiverebbero investimenti per oltre 200 miliardi di dollari, di cui quasi 50 in quelli già approvati. Le proposte si concentrano soprattutto nei settori dell’energia e dell’industria mineraria. Da segnalare che recentemente il consorzio formato da ENI, YPF e XRG ha richiesto l’adesione al RIGI per “Argentina LNG”, un progetto del valore di oltre 50 miliardi di dollari per produrre 12 milioni di tonnellate di GNL a partire dal 2031. Sottolineo con un certo orgoglio che, se realizzato, Argentina LNG sarà il più grande investimento privato nella storia dell’Argentina.

Attualmente è in discussione in Parlamento un disegno di legge che costituirebbe un’evoluzione del RIGI. Si tratta del “Regime di incentivi per i grandi investimenti in nuove industrie”, o Super RIGI. Il nuovo regime si concentrerebbe esclusivamente su nuove attività economiche — come progetti industriali, tecnologici o di infrastrutture digitali strategiche — prive di precedenti produttivi nel Paese o ancora in fase sperimentale o pilota. Il suo obiettivo principale è promuovere lo sviluppo di settori quali l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, le biotecnologie avanzate e le infrastrutture tecnologiche in una logica di trasformazione produttiva.

Tra le altre differenze rispetto al RIGI, l’importo minimo dell’investimento proposto salirebbe a 1 miliardo di dollari, mentre alcuni incentivi fiscali e doganali sarebbero ulteriormente potenziati.

 

Oltre i tradizionali settori commerciali, ci sono nuovi spazi economici in Argentina a cui dovrebbero guardare le aziende italiane, secondo Lei?

I settori in maggiore crescita del Paese sono senza dubbio il minerario e l’energia. Settori molto promettenti sono anche economia della conoscenza, start-up tecnologiche, economia dello spazio e sportiva.

Sulla parte energetica, ho già sottolineato il grande valore strategico ed economico dell’impegno di ENI in Argentina, che dischiuderà numerose opportunità per tutte le aziende della filiera energetica su cui l’Italia può vantare eccellenze riconosciute a livello internazionale. Ma lo sviluppo degli enormi giacimenti di Vaca Muerta porterà possibilità di affari anche in molti settori non direttamente collegati all’industria energetica ma comunque indispensabili per sviluppare tutta l’area di Neuquén. Penso in particolare alla necessità di costruire infrastrutture civili, alloggi, scuole ma anche hotel e ristoranti. Tutti settori in cui le aziende italiane possono certamente avere un ruolo di primo piano.

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