Il Brasile è uno dei Paesi più ricchi di risorse al mondo, potendo contare su un apparato produttivo ben diversificato e su una base demografica stimata in oltre 214 milioni di abitanti. I fondamentali macroeconomici, inoltre, si presentano solidi: il tasso di crescita medio calcolato dal 2023 e includendo le previsioni stimate per l’anno in corso, si attesta intorno al 2,6%-2,7%; il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi storici, registrando un 5,4% nel secondo trimestre 2026; l’inflazione accumulata tra il settembre dello scorso anno e agosto 2026 ha segnato un 4,22%, in rallentamento rispetto agli anni precedenti. Restano da monitorare i costi di produzione elevati, l’attuale contesto commerciale con gli Stati Uniti e l’andamento del debito pubblico.
A livello internazionale, è indiscutibile la rilevanza del Brasile. Il Paese è, ad esempio, il primo fornitore di prodotti agricoli dell’Unione Europea e destina ai mercati europei il 42% delle proprie esportazioni.
Il Governo ha inoltre varato una vasta serie di politiche economiche articolate su diversi Piani strategici che puntano a stimolare lo sviluppo infrastrutturale, la transizione energetica e l’industrializzazione. Tra questi piani figura il Nuovo Programma di Accelerazione della Crescita (Novo PAC), uno strumento concepito per ammodernare la logistica e le reti urbane. Non meno di 1.700 miliardi di reais (circa 289 miliardi di euro) sono stati mobilitati per questa strategia, che include una componente verde dedicata alle opere pubbliche con vincoli socioambientali. Obiettivo delle iniziative è quindi favorire lo sviluppo di infrastrutture resilienti e la gestione sostenibile delle risorse idriche. Il programma ha anche stanziato 61 milioni di reais (circa 10,4 milioni di euro) per indagini geochimiche e aerogeofisiche volte a rafforzare le filiere minerarie e agroalimentari.
| ACQUA PER TUTTI
Garantire un accesso sostenibile all’acqua di qualità e in quantità adeguata |
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| CITTÀ SOSTENIBILI E RESILIENTI
Preparare le città ad affrontare l’emergenza climatica e ottenere condizioni di vita migliori |
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Un altro pilastro è rappresentato dal Piano di Trasformazione Ecologica (PTE), guidato dal Ministero delle Finanze e pensato per trasformare l’economia locale in una potenza globale a basse emissioni. Il Piano, infatti, non si limita ad affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, ma, attraverso le numerose azioni intraprese, punta ad ampliare la capacità del Brasile di crescere, innovare, creare posti di lavoro di qualità e distribuire prosperità in maniera equa, come dimostrano gli obiettivi fissati: occupazione e produttività, giustizia sociale, sostenibilità ambientale. Il Piano è sostenuto da veicoli finanziari dedicati, come il Fondo per il Clima, le cui risorse sono state aumentate fino a raggiungere 27,5 miliardi di reais (circa 4,7 miliardi di euro). Il Fondo promuove la crescita urbana resiliente, l’industria verde, l’efficienza energetica, l’acquisizione di macchinari ecologici e la conservazione delle foreste. Al Fondo si affianca Eco Invest Brasil, un meccanismo di blended finance che impegna 140 miliardi di reais (quasi 23,8 miliardi di euro) nella protezione dei capitali esteri dal rischio di fluttuazione valutaria.
Il Governo ha anche lanciato il piano decennale Nova Indústria Brasil (NIB), centrato sull’innovazione tecnologica e sullo sviluppo di filiere produttive a basso impatto ambientale. Inizialmente concepito con una dotazione di 300 miliardi di reais (51 miliardi di euro), il Piano è stato costantemente aggiornato e ampliato grazie all’intervento di numerosi istituti di credito e di sviluppo nazionali, raggiungendo un obiettivo complessivo di oltre 751 miliardi di reais (più di 127,7 miliardi di euro). La porzione più consistente di questi fondi, pari a 546 miliardi di reais, è stata destinata alla modernizzazione delle catene agroindustriali sostenibili, combinando linee di credito pubbliche e capitali privati. Le Autorità stanno indirizzando tali incentivi anche verso la digitalizzazione del settore manifatturiero, l’automazione delle fabbriche, le biotecnologie e il potenziamento del complesso sanitario e medicale locale, offrendo margini di inserimento per la fornitura di beni strumentali.
Un primo bilancio del Piano Nova Indústria Brasil
Il 5° rapporto Radar dell’Industria, recentemente pubblicato dalla Confederazione Nazionale dell’Industria (CNI), traccia un bilancio positivo dei primi anni di operatività del NIB. Attraverso il suo principale strumento di finanziamento, il Piano per una Produzione Aumentata (P+P), sono stati approvati oltre 700 miliardi di reais (119 miliardi di euro) in crediti nell’arco di quattro anni per sostenere le sei missioni individuate (infrastrutture, agroindustria, trasformazione digitale, decarbonizzazione ed economia sostenibile, difesa, sanità), e di questo totale, oltre 650 miliardi di reais sono già stati destinati a 428.000 progetti.
Un asse portante della strategia è il Programma di ammortamento accelerato, ideato per rinnovare un parco macchinari la cui età media è di 14 anni. Le Istituzioni hanno approvato 6.363 richieste, consentendo finora alle imprese un risparmio fiscale stimato in 2,6 miliardi di reais (442 milioni di euro), con conseguente miglioramento del flusso di cassa aziendale.
Questo massiccio afflusso di risorse si sta traducendo in progressi tangibili sul fronte dell’innovazione tecnologica e della ricerca. Secondo i dati estratti dalla Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale (BNDES) e dal Servizio Nazionale di Formazione Industriale (SENAI) in riferimento alla sezione Innovazione Tecnologica del piano NIB, i fondi hanno permesso la realizzazione di 15 impianti industriali e l’acquisizione di 86.230 apparecchiature destinate all’industria 4.0, oltre alla costruzione e all’ammodernamento di 216.313 metri quadrati di laboratori e centri di ricerca e sviluppo. I risultati includono lo sviluppo di 25 programmi software basati sull’intelligenza artificiale, la produzione di 611 farmaci, vaccini o principi attivi e la creazione di 223 nuovi prodotti o servizi, dimostrando la forte capacità di attrazione di capitali privati del Piano governativo.
L’interscambio bilaterale con l’Italia
Nei primi otto mesi del 2026, l’Italia si è attestata come nono fornitore del Paese sudamericano, detenendo una quota di mercato del 2,5%, e si è posizionata al dodicesimo posto come mercato di destinazione delle esportazioni locali, ricevendo l’1,7% delle merci vendute. Nella prima metà dell’anno, il Paese sudamericano ha invece rappresentato il 20° fornitore dell’Italia, di cui occupa l’1% del mercato, e il 26° cliente, con una quota dello 0,9%.
D’altro canto, l’andamento dell’interscambio evidenzia flussi di grande entità. Nel 2025, le esportazioni italiane hanno quasi raggiunto i 5,8 miliardi di euro, segnando una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente. Le importazioni italiane dal Paese sudamericano hanno invece mostrato una dinamica crescente, passando dai 4,6 miliardi di euro del 2024 ai circa 5,3 miliardi del 2025. Nei primi sei mesi del 2026, poi, si osserva una lieve flessione delle esportazioni italiane, attestate a circa 2,9 miliardi di euro rispetto ai tre miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un marcato incremento delle importazioni, salite a quasi 3,2 miliardi di euro, con un balzo in avanti del 23,5%. Questo andamento ha generato un saldo commerciale negativo per l’Italia di 358 milioni di euro, in inversione di tendenza rispetto agli ampi surplus registrati nel triennio precedente.
Per quanto riguarda la composizione merceologica dell’interscambio, le esportazioni italiane sono fortemente trainate dai settori ad alto valore aggiunto e dalla tecnologia industriale. Nel 2025, i macchinari e le apparecchiature hanno rappresentato la prima voce dell’export, con circa 1,9 miliardi di euro, pari a oltre il 32% del totale esportato. Un ruolo di rilievo è ricoperto anche dai mezzi di trasporto, che hanno raggiunto gli 869 milioni di euro, coprendo il 15% delle vendite. Seguono le sostanze e i prodotti chimici (553 milioni di euro, pari al 9,5%) e gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (535 milioni di euro, 9,2% del totale). Anche i metalli di base e i prodotti in metallo mantengono una posizione significativa, totalizzando 394 milioni di euro.
Sul versante opposto, le importazioni italiane si concentrano primariamente sulle materie prime e sui prodotti dell’agroindustria. I prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca costituiscono la categoria principale, avendo raggiunto nel 2025 un valore di quasi due miliardi di euro, pari a quasi il 37% dell’import totale. Seguono il settore del legno, della carta e della stampa, che ha totalizzato 923 milioni di euro (17,5%) e i prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere, i quali hanno generato flussi per 889 milioni di euro, corrispondenti al 16,8% del totale.
Oltre ai flussi puramente commerciali, la solidità della cooperazione economica è confermata dagli investimenti diretti esteri (IDE). Lo stock netto degli IDE italiani nel Paese ha raggiunto i 15,2 miliardi di euro nel 2025, dimostrando un radicamento profondo e strategico del tessuto produttivo italiano sul territorio, mentre lo stock degli investimenti locali in Italia si è attestato a 566 milioni di euro.
Il Brasile nel MERCOSUR
Il Brasile rappresenta l’economia più grande all’interno del Mercato Comune del Sud. Il suo commercio estero, tuttavia, è orientato solo in minima parte verso gli altri tre partner: nel 2025, appena il 7,4% delle esportazioni e il 6,5% delle importazioni totali del Paese, ha riguardato l´area, mentre la parte restante è stata destinata ai mercati extra-blocco.
Tra i Paesi membri, l’Argentina è il principale partner commerciale del Brasile, seguita da Paraguay e Uruguay. Gli scambi con l’Argentina riguardano principalmente prodotti manifatturieri e autoveicoli, mentre con Paraguay e Uruguay assumono un peso significativo anche i prodotti agricoli e industriali.
Il Brasile, inoltre, partecipa attivamente allo sviluppo infrastrutturale dell’area attraverso il Fondo per la Convergenza Strutturale del Mercosur (FOCEM), concepito proprio per ridurre le asimmetrie tra i Paesi del blocco finanziando opere strategiche. Il Brasile contribuisce per il 70% al capitale del Fondo (che dispone di un bilancio annuale di base pari a 100 milioni di dollari) ma le risorse vengono redistribuite favorendo in primo luogo le economie più piccole, come il Paraguay, che riceve la maggior parte dei fondi, e l’Uruguay. Al Brasile e all’Argentina spetta una quota del 10% ciascuno. Sul territorio brasiliano, i finanziamenti sostengono principalmente progetti di integrazione transfrontaliera, reti di trasmissione e programmi di sviluppo tecnologico volti a rafforzare la competitività complessiva delle Istituzioni e delle imprese del blocco.
Intervista all’Ambasciatore d’Italia in Brasile, Alessandro Cortese
Quali suggerimenti darebbe a un’azienda per approcciare un Paese grande quanto il Brasile? E come si muove l’Ambasciata nell’accompagnare le imprese nel Paese?
Innanzitutto è bene tener presente che il Brasile è un Paese di dimensioni continentali ed è di gran lunga la prima economia del Sudamerica, con oltre 214 milioni di abitanti, in cui convivono realtà molto differenti tra loro. È fondamentale quindi affrontare il grande mercato brasiliano con un’adeguata preparazione e un’attività preliminare di ricerca e analisi avvalendosi, se possibile, del sostegno di consulenti affidabili.
Oltre 1100 aziende italiane hanno seguito con successo questo approccio installandosi in Brasile anche tramite collaborazioni con partner brasiliani. Questa strategia ha certamente favorito una positiva percezione delle nostre imprese, consentendo loro di emergere. Per entrare sul mercato brasiliano, una realtà con grandi prospettive, è necessario essere ben preparati, informarsi su normative doganali, fiscali e del lavoro, temi che possono essere complessi ed anche problematici.
Il ruolo dell’Ambasciata, insieme agli altri attori del Sistema Italia in Brasile, come ICE Agenzia, SIMEST, SACE e Camere di Commercio italiane, è proprio quello di essere un punto di riferimento per le imprese che vogliono investire o esportare in questo Paese: fornendo informazioni sul contesto economico e normativo locale; mettendo in contatto le aziende con controparti brasiliane; assistendo missioni imprenditoriali, come la grande missione del Vice Presidente Tajani dello scorso settembre, alla guida di una folta delegazione di Confindustria e di decine di associazioni di categoria, in programma in questi giorni; organizzando eventi promozionali. Inoltre, quando serve, offriamo supporto istituzionale nei rapporti con le Autorità locali.
Il nostro obiettivo è quello di accompagnare le imprese, così che non debbano affrontare da sole un mercato vasto e complesso, ma indubbiamente ricco di opportunità.
Come si articola attualmente la presenza imprenditoriale italiana sul territorio e quali sono i principali settori dove operano le nostre aziende in Brasile?
La comunità imprenditoriale italiana in Brasile è tra le più consolidate dell’America Latina, frutto di forti legami storici ed anche “affettivi” tra i due Paesi (penso ai 32 milioni di italodiscendenti). Parliamo di un gran numero di aziende italiane presenti sul territorio, con una concentrazione particolare nello Stato di San Paolo, che resta il principale polo industriale e finanziario del Brasile, ma con presenze importanti anche in Stati come Minas Gerais, Rio Grande do Sul e Santa Catarina. L’ultimo censimento parla di oltre 1.100 imprese e non si tratta solo di grandi gruppi multinazionali, ma anche di imprese di dimensioni più ridotte che hanno scelto il Brasile come mercato di sbocco e, a volte, come base per estendere la propria attività nel resto dell’America Latina. Aziende capaci di offrire molto spesso tecnologie ad alto valore aggiunto.
Per quanto riguarda i settori, l’industria meccanica e la meccanica strumentale sono da sempre uno dei nostri punti di forza, insieme all’automotive e alla componentistica, dove operano diverse aziende italiane. Molto buona è anche la presenza nel settore energetico, delle infrastrutture e delle telecomunicazioni e non va dimenticato il comparto agroalimentare, sia per quanto riguarda la fornitura di macchinari e impianti, sia per l’esportazione di prodotti italiani verso il mercato brasiliano. Le nostre imprese esportano verso il Brasile macchinari industriali, apparecchiature elettriche, prodotti chimici e farmaceutici, a testimonianza di come il mercato brasiliano continui ad apprezzare i nostri prodotti.
Oltre alle tradizionali risorse naturali dell’agricoltura e del settore estrattivo, ci sono spazi economici in Brasile a cui dovrebbero guardare le aziende italiane, secondo Lei?
Credo che il Brasile stia vivendo una fase di trasformazione che apre opportunità anche in settori non “tradizionali”. Penso innanzitutto alla transizione energetica: il Brasile ha già un mix elettrico pulito grazie all’idroelettrico, ma sta investendo nell’eolico, nel solare, ed anche nell’idrogeno verde e nei biocombustibili. Per le aziende italiane specializzate nelle tecnologie dedicate alle energie rinnovabili, il mercato può offrire significative opportunità.
I settori di potenziale interesse per le imprese italiane sono numerosi e riflettono la complementarità tra i due sistemi produttivi. Un comparto strategico è indubbiamente quello agroindustriale e agrotecnologico, dato il ruolo del Brasile come una delle maggiori potenze agricole mondiali, che offre spazio a macchinari, impiantistica e soluzioni per l’efficienza produttiva. Rilevante anche il settore delle infrastrutture e della mobilità, con opportunità legate a progetti di logistica, trasporti, ambiente, acqua e opere pubbliche, così come la meccanica strumentale e l’automazione industriale, l’economia digitale, le tecnologie per la sostenibilità e il settore delle scienze della vita. Non va sottovalutato neppure il potenziale dell’aerospazio e della difesa, settori in cui esistono già collaborazioni importanti, né quello della moda e del design, dove il Made in Italy gode di un prestigio riconosciuto.
I nostri imprenditori potranno cogliere queste opportunità anche grazie agli strumenti messi a loro disposizione da SIMEST e SACE, creati proprio per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Non dobbiamo dimenticare infine che, con la conclusione dei negoziati dell’Accordo di libero scambio tra Unione Europea e Paesi del Mercosur – di cui il Brasile costituisce il mercato principale – le imprese potranno operare con maggiore facilità nel Paese grazie alla riduzione progressiva dei dazi doganali, alla rimozione degli ostacoli agli scambi e alla semplificazione dell’accesso a questo mercato. Le aziende italiane avranno maggiori opportunità per esportare i loro prodotti e le eccellenze italiane potranno raggiungere un sempre maggior numero di consumatori.
Il mio consiglio è quindi di guardare al Brasile come a un Paese dalle grandi potenzialità e opportunità e individuare i settori e le nicchie in cui la qualità e l’innovazione italiana possono fare la differenza.
Nell’ottica di fare sistema, ci sono eventi o fiere in particolare a cui consiglierebbe di partecipare a un’azienda italiana per approcciare il mercato brasiliano?
Il Brasile ha un calendario fieristico molto ricco e parteciparvi continua ad essere uno dei modi più efficaci per conoscere il mercato nazionale e dell’America Latina, per incontrare potenziali partner e farsi conoscere. Le fiere sono una porta d’accesso privilegiata, soprattutto se affrontate con una strategia chiara.
In questo ambito, un ruolo di primo piano è svolto da Agenzia ICE, che ogni anno promuove la presenza italiana nelle principali fiere brasiliane attraverso l’organizzazione di padiglioni nazionali, vere e proprie vetrine per le nostre imprese e per il Made in Italy.
Tra i più importanti eventi fieristici vi sono senza dubbio l’Agrishow di Riberão Preto, punto di riferimento per la meccanica agricola; la LAAD, fiera che si tiene un anno a San Paolo e uno a Rio, per le tecnologie della difesa e dell’aerospazio; Rio Oil & Gas, una delle principali fiere dell’energia in America Latina; Wine South America, importante evento commerciale che si tiene ogni anno a Beto Gonçalves nel Rio Grande do Sul, per la promozione nel settore vinicolo; APAS, fiera del settore alimentare per la GDO in America Latina; Marmomac nel settore del marmo, che in precedenza si svolgeva a Vitoria, in Espirito Santo e che dalla scorsa edizione si tiene a San Paolo. Quelle che ho citato sono solo alcune delle numerose fiere che si tengono in Brasile. A questi, si aggiungono numerosi altri eventi, annuali o biennali, in settori quali plastica, packaging e tecnologia, industria tessile, ristorazione, per citarne solo alcuni.
Vi suggerirei, se possibile, di non affrontare questi eventi a titolo individuale. Credo sia molto più efficace una partecipazione insieme ad altre imprese italiane, eventualmente grazie a un padiglione organizzato da ICE o da associazioni di categoria: questo dà maggiore visibilità e opportunità di crearsi una rete locale, restituendo ai potenziali partner anche l’immagine di un’impresa ben integrata e di un Sistema Italia coordinato e affidabile.
La cooperazione italo-brasiliana per la modernizzazione della rete stradale
La cooperazione italo-brasilana per la modernizzazione della rete stradale
Il Brasile sta vivendo un momento di grande sviluppo per le infrastrutture di trasporto, trainato da un nuovo ciclo di investimenti e dalla modernizzazione dei modelli contrattuali, volti ad aumentare l’efficienza e la sicurezza della rete viaria. Responsabile della circolazione di oltre il 60% delle merci e dell’integrazione di filiere produttive vitali su tutto il territorio nazionale, il trasporto su gomma si consolida come un vettore strategico per la competitività dell’industria, dell’agribusiness e del commercio estero.
Il percorso di EcoRodovias è iniziato negli anni Novanta, contestualmente all’implementazione del programma brasiliano di concessioni. Fin dalle sue origini, l’azienda si è distinta nella gestione di importanti assi logistici del Paese, come il Sistema Anchieta-Imigrantes, che collega l’area metropolitana di San Paolo alla Baixada Santista, dove ha sede il più grande porto dell’America Latina. A partire dal 2016, con l’acquisizione della partecipazione del controllo della società da parte del Gruppo ASTM, uno dei principali operatori internazionali nel settore infrastrutturale, EcoRodovias ha registrato un importante slancio nella propria crescita. L’ingresso del gruppo italiano ha internazionalizzato gli standard di ingegneria e governance, rafforzato la capacità finanziaria e innalzato la gestione locale alle best practices internazionali di sicurezza stradale e mobilità sostenibile.
Questa partnership strategica si è tradotta in competenze complementari: ha coniugato la presenza internazionale, la solidità patrimoniale e la visione a lungo termine di ASTM con la profonda conoscenza normativa, geografica e tecnica maturata da EcoRodovias nel mercato brasiliano. L’operatività integrata ha acquisito ulteriore valore grazie alla presenza in Brasile di altre società collegate del gruppo italiano, come Itinera, riferimento per la realizzazione di grandi opere di ingegneria civile, e Sinelec, specialista nello sviluppo di sistemi tecnologici avanzati per i trasporti e la digitalizzazione autostradale.
Attualmente, con oltre 5.000 chilometri di rete viaria distribuiti su 12 concessioni in regioni strategiche del Brasile, EcoRodovias guida il più grande ciclo di investimenti di tutta la sua storia, con circa 60 miliardi di R$ previsti nel suo portafoglio contrattualizzato fino al 2056. Dal 2022 al 2025, la società ha completato oltre 197 chilometri di raddoppio corsia, 91 chilometri di corsie supplementari e ha riqualificato più di 11.000 chilometri di manto stradale. Tra gli interventi più recenti si annoverano i lavori di raddoppio sulla Ecovias Araguaia, che attraversa gli stati di Goiás e Tocantins, i progressi nell’ampliamento del tratto sud della BR-101 nell’Espírito Santo (parte del nuovo contratto di Ecovias Capixaba) e l’avanzamento dei lavori per la costruzione del ponte sul Rio Doce a Governador Valadares, nel Minas Gerais.
Oltre al potenziamento della rete, l’azienda è alla guida di iniziative per lo sviluppo di autostrade intelligenti e data-driven. Questo modello di gestione si avvale di nuove tecnologie come il pedaggio elettronico (Free Flow), la pesatura dinamica dei mezzi pesanti in movimento (High-Speed Weigh-In-Motion o HS-WIM), i pagamenti digitali integrati e l’impiego dell’Intelligenza Artificiale per l’analisi delle immagini di monitoraggio lungo le autostrade, consentendo di individuare rischi operativi in pochi secondi e accelerare i tempi di risposta delle squadre di emergenza.
In linea con l’agenda di ASTM, la sostenibilità rappresenta un altro pilastro strategico. Attraverso l’Agenda ESG 2030, EcoRodovias persegue obiettivi chiari di decarbonizzazione, economia circolare, transizione energetica e progetti di ingegneria resilienti agli eventi climatici estremi. Unendo l’eccellenza dell’ingegneria italiana alla vocazione logistica brasiliana, la partnership tra il Gruppo ASTM e EcoRodovias genera un prezioso patrimonio di innovazione, efficienza e sicurezza destinato a durare nel tempo.