Inserito in un contesto regionale in rapida evoluzione, l’Uruguay si distingue per un’economia altamente integrata nelle catene del commercio globale, con un tasso di apertura commerciale che ha raggiunto il 57% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Le esportazioni, in particolare, sono alimentate dalle abbondanti risorse agricole e forestali, che incidono per circa il 70% sul paniere estero principalmente attraverso la vendita di carne bovina, cellulosa e soia.
Per accrescere la propria competitività, il Governo uruguaiano ha varato un Piano di sviluppo pluriennale che prevede investimenti infrastrutturali per 9,63 miliardi di dollari nel periodo compreso tra il 2026 e il 2029, affidandosi ampiamente allo strumento dei partenariati pubblico-privati (PPP). Circa il 45% delle risorse è destinato ai trasporti e alla logistica, con l’intento di consolidare i principali corridoi per l’esportazione. Le Istituzioni hanno programmato l’ammodernamento e il raddoppio della viabilità stradale nazionale, la ristrutturazione di oltre cento ponti e il potenziamento dei poli portuali e ferroviari. Tra gli interventi di maggior rilievo spiccano l’estensione della rete ferroviaria fino all’interno dell’area portuale di Montevideo e la costruzione di un nuovo bacino galleggiante a Puerto Capurro.
In ambito ferroviario, l’Uruguay ha realizzato uno dei più importanti interventi infrastrutturali degli ultimi anni con l’estensione e l’ammodernamento del Ferrocarril Central, i cui 273 km di linea ferrata uniscono un sito di produzione di cellulosa di livello mondiale – la località interna di Paso de los Toros – allo sbocco sull’oceano costituito dallo scalo della capitale. L’infrastruttura, destinata principalmente al trasporto merci ma adatta anche ai treni passeggeri, ha richiesto un investimento di quasi un miliardo di dollari e ridurrà i tempi di percorrenza del 50%.
Per quanto riguarda i piani futuri, poi, a maggio 2025 il Ministero dei Trasporti e dei Lavori Pubblici (MTOP) ha firmato con la Banca di sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi (CAF) e la Corporazione Nazionale per lo Sviluppo (CND) un accordo di cooperazione tecnica per lo sviluppo di un master plan incentrato sull’espansione e l’ammodernamento dell’intera rete ferroviaria nazionale, incluso il collegamento delle linee ai principali porti e nodi logistici, in modo da attrarre i flussi di traffico internazionali e migliorare i collegamenti multimodali. L’intesa contiene anche la definizione di una tabella di marcia pubblico-privata per guidare lo sviluppo del settore e un sistema di finanziamento per ampliare le operazioni lungo tutta la catena di approvvigionamento.
A livello regionale, si segnala, poi, l’accordo siglato a luglio tra l’Amministrazione del dipartimento di Salto e l’Amministrazione delle Ferrovie dello Stato (AFE) finalizzato al recupero del patrimonio ferroviario per lo sviluppo logistico e turistico. Dal 2021, il dipartimento sta collaborando con diverse parti interessate, sia pubbliche che private, per consolidare il corridoio logistico nel nord del Paese, sfruttando la posizione del ponte sulla diga di Salto Grande come collegamento tra Argentina e Uruguay.
Verso una mobilità sostenibile e connessa per Montevideo
Sempre in ambito di mobilità, il presidente Yamandú Orsi ha annunciato che i lavori per la realizzazione di un sistema di trasporto rapido su autobus (BRT) elettrico a Montevideo inizieranno nel 2027. Il costo dell’opera è stimato in almeno 590 milioni di dollari.
Il progetto prevede la costruzione di due linee, lunghe rispettivamente 23 e 30 chilometri, e saranno comprese stazioni, corsie dedicate separate, attraversamenti a livelli sfalsati in corrispondenza dei principali incroci, un tratto sotterraneo su Avenida 18 de Julio e un capolinea di interscambio a Tres Cruces, punto di collegamento tra i due assi.
A sostegno del nuovo sistema di trasporto nella capitale, la Banca Interamericana di Sviluppo (IDB) ha approvato una linea di credito condizionata per progetti di investimento (CCLIP) di 500 milioni di dollari. Il Consiglio dei direttori esecutivi dell’istituto, inoltre, ha deliberato un’operazione iniziale di dieci milioni di dollari per agevolare la preparazione del progetto, migliorare il coordinamento istituzionale e garantire un approvvigionamento e un’esecuzione efficienti. Tra le altre cose, sarà supportata la preparazione dei progetti necessari per l’appalto dei lavori.
Un capitolo di particolare rilievo nell’economia uruguaiana è rappresentato dall’industria IT. L’Uruguay sta dando un notevole impulso allo sviluppo del comparto connesso alle tecnologie dell’informazione, che, come riportano i dati della CUTI (Cámara Uruguaya de Tecnologías de la Información), contribuisce per il 4,5% alla formazione del PIL nazionale con prospettive di crescita al 10% sulla base del recente Piano Strategico dell’Industria IT 2025-2030. Le imprese locali sono fortemente orientate all’esportazione dei servizi e le vendite nel resto del mondo (Stati Uniti in testa) portando introiti per circa 2,3 miliardi di dollari. Il Paese sta lavorando per proporsi come base e piattaforma di sviluppo per l’intera regione e le potenzialità del comparto stanno già attirando investimenti considerevoli da parte di vari colossi stranieri, tra cui Microsoft e Google; quest’ultimo, per esempio, è impegnato nella costruzione di un grande centro dati poco lontano da Montevideo, nella free zone del Parque de las Ciencias de Canelones.
L’innovazione è stata anche uno dei temi toccati dalla delegazione di Confindustria e Assolombarda, in visita in Uruguay i primi di settembre. Durante gli incontri, sono stati sottolineati l’impegno del Paese nell’innovazione tecnologica e nell’intelligenza artificiale e le opportunità per le imprese operanti nel settore di creare connessioni grazie al nuovo accordo tra Mercosur e Unione Europea.
I programmi nazionali destinano poi il 21% delle risorse alla transizione energetica. L’installazione di pannelli fotovoltaici, in particolare, sta incontrando un’attenzione crescente, come dimostrano l’avanzamento delle operazioni per la costruzione del parco di Melo (che con circa 140.000 pannelli solari e una potenza installata di 100 megawatt di picco si presenta come il più grande del Paese) e la presentazione da parte del Governo, a fine agosto, di una nuova iniziativa che prevede l’impianto, a Fray Bentos, di un parco da 30 MW.
Nella produzione energetica, uno spazio importante è occupato dal comparto idroelettrico, a cui si ascrive ben il 55% del mix energetico nazionale. In quest’ambito si inserisce il programma di Rinnovamento di Salto Grande (RSG), un piano strategico trentennale gestito congiuntamente con l’Argentina e volto a estendere la vita utile del complesso idroelettrico di ulteriori 40 anni. Sostenuto finanziariamente dal Banco Interamericano di Sviluppo (IDB), il progetto richiede un investimento complessivo stimato in un miliardo di dollari, strutturato su tre fasi principali fino al 2045.
Parallelamente, il Governo ha posto enfasi sullo sviluppo territoriale e sulle opere idrauliche, allocando fondi specifici per la sicurezza idrica al fine di contrastare in via preventiva le recenti e severe siccità. Rientrano in questo segmento la costruzione di nuove stazioni di potabilizzazione e di importanti dighe, oltre alla creazione di infrastrutture all’avanguardia dedicate all’irrigazione agricola.
Un’altra area di interesse è costituita dai combustibili sintetici e dall’idrogeno verde, al cui interno le Autorità mirano a posizionare il Paese come polo produttivo di livello internazionale. Tra i progetti promossi per lo sviluppo degli e-fuel, c’è l’imponente complesso di Paysandú, che sarà realizzato in collaborazione con HIF Global. I lavori richiedono un investimento di oltre 5,3 miliardi di dollari e includono l’alimentazione della struttura attraverso energia elettrica ottenuta da fonti eoliche e solari; l’idrogeno verde così ricavato dovrebbe portare a una produzione annua di circa 880.000 tonnellate di biocarburanti, che saranno trasportati via ferrovia al porto di Montevideo per l’esportazione. Europa e Asia saranno le principali destinazioni delle esportazioni.
All’impianto di HIF Paysandú si aggiungono il progetto di ENERTRAG e SEG Ingeniería per la produzione di circa 84.000 tonnellate di metanolo verde all’anno a Tambores e iniziative pilota come l’impianto di idrogeno verde del consorzio Kahirós a Río Negro, destinato al trasporto pesante nel settore forestale.
L’interscambio bilaterale con l’Italia
Lo scambio bilaterale con l’Italia mostra un andamento positivo, che si è andato rafforzando negli ultimi anni. Nel 2025, le esportazioni verso il Paese sudamericano hanno raggiunto i 393 milioni di euro, registrando un incremento del 12,6% rispetto all’anno precedente e ponendo l’Italia al 7° posto tra i principali fornitori dell’Uruguay. La vitalità della domanda locale è stata ulteriormente confermata nei primi sei mesi del 2026, periodo in cui le vendite italiane hanno raggiunto i 196 milioni di euro, in crescita del 22,4%. Colonna portante delle vendite sono i medicinali e i preparati farmaceutici, che rappresentano quasi il 40% del totale con incassi superiori ai 72 milioni di euro nel primo semestre dell’anno. Altrettanto importante è il ruolo della meccanica, le cui principali suddivisioni pesano per quasi il 30% dell’export. Il tessuto produttivo italiano si distingue anche nell’esportazione di beni dedicati alla cura della persona, con saponi, detergenti e cosmetici che apportano 8,5 milioni di euro, nonché nel settore della mobilità, fornendo parti e accessori per autoveicoli per un valore stimato di 6 milioni di euro.
Sul versante opposto, le importazioni italiane dall’Uruguay riflettono la specializzazione del Paese sudamericano nella lavorazione delle risorse naturali primarie. Nel corso dell’anno 2025, l’Italia ha importato beni per 347 milioni di euro, con una forte preponderanza del comparto cartario: pasta-carta, carta e cartone costituiscono oltre il 62% di tutti gli acquisti italiani, per un valore di 215,8 milioni di euro. La seconda voce dell’export uruguaiano è rappresentata dall’industria alimentare, in particolar modo dalla carne lavorata e conservata, che vale 91,1 milioni di euro e copre il 26,2% delle importazioni italiane. A seguire, si trovano i filati di fibre tessili per 20,5 milioni di euro, il legno tagliato e piallato per 5,4 milioni di euro e l’export di animali vivi e prodotti di origine animale.
L’Uruguay nel MERCOSUR
Il MERCOSUR svolge un ruolo rilevante nella politica commerciale dell’Uruguay, considerando che il blocco sudamericano assorbe una quota compresa tra il 20 e il 27% delle esportazioni totali del Paese. Principale partner commerciale e primo mercato di sbocco per le merci locali è il Brasile, seguito a distanza dall’Argentina.
L’appartenenza al blocco offre inoltre all’Uruguay l’accesso a strumenti di finanziamento quali il Fondo per la Convergenza Strutturale del MERCOSUR (FOCEM). Il Fondo, istituito per ridurre le asimmetrie di sviluppo tra gli Stati membri, finanzia diversi progetti infrastrutturali e logistici nel Paese, tra i quali si annoverano l’interconnessione elettrica a 500 MW tra Brasile e Uruguay, con le linee di trasmissione ad altissima tensione San Carlos-Melo e Melo-Frontera, la riabilitazione di oltre 450 km di rete ferroviaria e di 200 km di arterie stradali, e la realizzazione di sistemi di risanamento idrico transfrontaliero, come l’impianto integrato al servizio della città di Aceguá.
Intervista all’Ambasciatore d’Italia in Uruguay, Fabrizio Petri
Ambasciatore, come viene considerato il Made in Italy in Uruguay?
In Uruguay il made in Italy gode di un’immagine estremamente favorevole, complice anche la storica presenza italiana che ha contribuito positivamente e in modo determinante a forgiare nel tempo la lingua, la cultura, le tradizioni, l’architettura, la società e l’identità stessa del Paese. In più settori diversi, dall’agroalimentare alla farmaceutica, dalla moda alle autovetture, viene riconosciuta la nostra capacità di innovazione, la qualità dei nostri prodotti, il loro inconfondibile design e la loro straordinaria affidabilità. Inoltre, con una popolazione di origine italiana di circa il 44% e con 140.000 cittadini italiani presenti nel Paese, al giorno d’oggi l’Uruguay è senz’altro uno dei contesti più ricettivi dell’America Latina e del mondo verso l’Italia e i suoi modelli d’eccellenza.
Ci sono specifici settori economici a cui dovrebbe guardare un’azienda italiana, secondo Lei?
Di particolare interesse per le imprese italiane sono certamente i settori della farmaceutica, dei prodotti chimici, dei macchinari industriali e agricoli, dell’agroalimentare, che oggi rappresentano la quota più rilevante dell’export dell’Italia verso l’Uruguay. Tuttavia, vi sono numerosi altri ambiti dove qui si guarda con enorme interesse all’Italia. Ad esempio, siamo un punto di riferimento in ambito di moda e abbigliamento, dove abbiamo consolidato la nostra presenza con la recente apertura del primo grande negozio a marchio OVS del Paese, in uno dei più importanti centri commerciali di Montevideo. In ambito editoriale e culturale, quest’anno abbiamo accompagnato l’apertura della prima libreria a marchio Feltrinelli fuori dall’Italia, in uno degli edifici più iconici del centro di Montevideo.
Inoltre, tra i settori più dinamici dell’Uruguay figura senz’altro quello delle nuove tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, sostenuto da infrastrutture tecnologiche avanzate, un quadro favorevole agli investimenti e sviluppate competenze tecniche nella forza lavoro. Tutto ciò ha incentivato l’arrivo di numerose imprese internazionali come Google e Microsoft, che qui hanno stabilito il centro direzionale della propria presenza in America Latina con investimenti multimilionari, trasformando l’Uruguay in una sorta di “Silicon Valley” della regione. Anche il comparto delle scienze della vita mostra prospettive interessanti, visto il forte sviluppo del settore primario nel Paese – con alcune aziende italiane qui attive in ambito biotecnologico e agro-veterinario – e quello delle energie rinnovabili, tenendo presente che l’Uruguay si è affermato come il Paese più avanzato della regione con il 99% della propria energia prodotta da queste fonti. Infine, sono da segnalare senz’altro il settore della logistica legato alle attività del porto di Montevideo, dove è presente anche il gruppo MSC, e il settore cinematografico con numerose iniziative volte ad attirare le produzioni internazionali e varie collaborazioni, tra cui spicca quella con Cinecittà.
Può parlarci dei Piani di sviluppo o di grandi progetti attualmente allo studio da parte del Governo che potrebbero interessare in particolar modo le nostre aziende?
L’Uruguay sta promuovendo diverse iniziative in settori che possono creare nuove opportunità per le imprese italiane, in particolare in ambito di energia, infrastrutture e nuove tecnologie digitali. Anzitutto, l’Uruguay sta avanzando speditamente nel proprio processo di transizione energetica, grazie anche a una solida strategia governativa e ad un sistema regolamentare particolarmente favorevole. Nei prossimi anni è prevista una fase di decarbonizzazione ulteriore dell’economia, in particolare di trasporti e industria, oltre alla possibile produzione ed esportazione di nuove fonti d’energia innovative. Degna di nota è anche l’esplorazione offshore di idrocarburi, che conta sulla presenza delle altissime competenze italiane attraverso l‘ENI.
In ambito infrastrutturale è in corso di definizione un consistente progetto di modernizzazione della rete ferroviaria del Paese, settore dove storicamente l’Uruguay si è avvalso del contributo di imprese italiane, oltre ad un importante programma di modernizzazione del complesso idroelettrico binazionale di Salto Grande, al confine settentrionale con l’Argentina, che prevede interventi di rinnovamento progressivo nei prossimi anni delle infrastrutture elettromeccaniche, dei sistemi di controllo e degli impianti di generazione, da cui possono emergere opportunità per aziende specializzate in queste tecnologie.
Occorre citare, inoltre, il settore della digitalizzazione e dell’IA. Il Governo uruguaiano ha elaborato una strategia nazionale che prevede il potenziamento delle infrastrutture digitali, della cybersicurezza e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. In tale contesto, ad esempio, è stato recentemente creato un Centro Nazionale sull’IA, per spingere l’innovazione in questo settore, e sono stati lanciati importanti investimenti pubblici e privati per la costruzione di data center e di laboratori sull’intelligenza artificiale.
Tutto ciò può senz’altro rappresentare un ottimo bacino di opportunità per gli imprenditori italiani. A ciò si deve aggiungere infine che l’Uruguay, con la sua caratteristica stabilità politico-istituzionale, rappresenta un panorama molto favorevole per gli investimenti e una porta d’accesso ideale per l’intero continente Sudamericano. A tal fine, risulta particolarmente interessante il sistema delle c.d. zone franche, vale a dire aree del Paese dove le imprese possono stabilirsi e operare in regime di esenzione fiscale (salvo per i contributi previdenziali), e potendo fare così dell’Uruguay il proprio centro operativo nella regione. Certamente, alla luce dello storico accordo UE-Mercosur da poco concluso, ci si può aspettare un importante incremento degli scambi con l’Italia nei prossimi anni.
Nell’ottica di fare sistema, ci sono eventi o fiere in particolare a cui consiglierebbe di partecipare a un’azienda italiana per approcciare l’Uruguay?
Per un’impresa italiana interessata al mercato uruguaiano, sono numerose le opportunità offerte sia dalle fiere settoriali sia dalle iniziative promosse da tutto il c.d. “Sistema Italia”. Ad esempio, ogni anno ad aprile organizziamo in Ambasciata la Giornata del Made in Italy, importante momento di promozione delle eccellenze del nostro Paese e che quest’anno si è concentrata sui prodotti e le attrezzature in ambito sportivo e del benessere personale. Ogni settembre, assieme alla Camera Mercantile Uruguay-Italia, che raggruppa numerose imprese italiane in Uruguay, organizziamo il padiglione italiano all’Expo Prado, di gran lunga la più importante fiera del Paese, che conta centinaia di migliaia di visitatori e che rappresenta un momento per gli operatori italiani per farsi conoscere al grande pubblico. Inoltre, nel corso dell’anno l’Ambasciata organizza o prende parte, anche tramite il proprio Istituto di Cultura, a numerose rassegne dedicate alla moda, allo sport, alla cucina italiana, al cinema, fornendo così una vetrina privilegiata per le aziende e interessanti momenti d’incontro. Segnalerei, infine, la fiera “Agro en Punta” che si tiene ogni anno nel mese di febbraio a Punta del Este, importante momento di scambio per il settore agroalimentare e agroindustriale e che conta la presenza di numerose imprese.
Quali consigli darebbe a un’azienda italiana interessata a entrare nel mercato locale? Come si svolge l’accompagnamento dell’Ambasciata per le imprese?
Il primo consiglio che darei a un’azienda italiana interessata all’Uruguay è quello di conoscere bene il mercato di riferimento, individuando partner locali affidabili e valutando con attenzione le specificità del contesto economico e normativo. In questo percorso, l’Ambasciata è in prima linea assieme agli altri componenti del “Sistema Italia” come la Camera Mercantile italo-uruguaiana, particolarmente attiva e rinomata nel contesto economico ed imprenditoriale locale, e l’Agenzia ICE. Tale sistema è sempre a disposizione delle imprese, sia per iniziative di carattere commerciale sia per accompagnare progetti di investimento, favorendo il dialogo con le istituzioni e gli operatori economici locali e guidando gli imprenditori nel loro primo approccio con l’Uruguay. A tal fine, abbiamo realizzato un’apposita “guida d’affari”, un documento operativo aggiornato periodicamente e volto a segnalare le principali opportunità del Paese ed a spiegare nel dettaglio come funziona l’Uruguay da un punto di vista economico, normativo, fiscale, doganale e del mercato del lavoro. Infine, l’organizzazione costante in Ambasciata di momenti di aggregazione ed eventi di networking pensati per le imprese possono fornire un valido punto d’incontro con l’intero sistema italiano nel Paese, aiutando così la nascita di proficue occasioni di scambio e di collaborazione.
Sacco System: l’eccellenza italiana del biotech conquista l’America Latina
La storia di Sacco System risale all’inizio degli anni Duemila e all’incontro tra Alfredo da Cunda, tecnico elettronico, e Pablo Bouchard, tecnico lattiero-caseario. I due si erano conosciuti nel 1998, quando da Cunda, attraverso Electronia SRL, forniva apparecchiature analitiche al laboratorio per il controllo della qualità del latte dell’INIA, dove lavorava Bouchard. Nel 2002 decisero di mettere insieme le rispettive competenze per sviluppare nuove opportunità nel settore lattiero-caseario locale.
Fu così che entrarono in contatto con l’allora Gruppo Clerici-Sacco, oggi Sacco System, realtà italiana fondata nel 1872 a Cadorago in provincia di Como e specializzata nello studio e produzione di micro-organismi ed enzimi per il settore lattiero-caseario. Tra il 2002 e il 2004 i prodotti Sacco furono testati presso diverse aziende uruguaiane e, grazie ai risultati ottenuti, iniziarono a essere commercializzati nel 2004 attraverso Electronia SRL. Nel dicembre 2006 nacque formalmente BioInsumos SRL e, dal 2007, la nuova società assunse la commercializzazione delle soluzioni Sacco, consolidando la presenza sul mercato locale.
La collaborazione si ampliò rapidamente: nel 2008 Sacco affidò a BioInsumos anche lo sviluppo del settore delle carni attraverso la vendita di colture per salumi stagionati e dal 2012, Pablo Bouchard iniziò a collaborare con Sacco nell’assistenza tecnica a distributori e clienti in vari Paesi dell’America Latina. In oltre vent’anni la relazione commerciale si è trasformata in una partnership sempre più forte, fino all’acquisizione di BioInsumos da parte di Sacco System nel 2025 e alla conseguente nascita di Sacco System Uruguay.
Sacco System è oggi un punto di riferimento internazionale per la produzione di colture alimentari, probiotici, microrganismi ed enzimi destinati ai settori alimentare, nutraceutico, farmaceutico e agro-veterinario. Al gruppo fanno capo Caglificio Clerici, Sacco e Centro Sperimentale del Latte (CSL), che operano in sinergia con oltre 150 anni di know-how e una presenza in più di 110 Paesi. Tra gli elementi distintivi figurano una ceppoteca con oltre 6.500 ceppi batterici e un investimento in ricerca e sviluppo pari ogni anno al 6% dei ricavi. Il gruppo ha inoltre mantenuto la propria identità di family company, guidata dalla quarta e quinta generazione della famiglia Verga.
“Siamo entusiasti di dare continuità e futuro alla nostra visione attraverso un investimento strategico in Sudamerica, un’area che consideriamo fondamentale per la crescita del nostro business. L’Uruguay, in particolare, rappresenta il contesto ideale per espandere le nostre attività: un Paese dinamico e aperto all’innovazione biotecnologica”, commenta Carlo Appennini, Executive Director Food di Sacco System.
L’America Latina è un mercato strategico per l’industria alimentare e agro-veterinaria, con una crescente domanda di probiotici, postbiotici e soluzioni naturali. L’integrazione di BioInsumos consente a Sacco System di unire competenze globali e conoscenza diretta del territorio, adattando soluzioni e servizi alle esigenze locali.
“Quando Sacco System è arrivata in Uruguay con i suoi prodotti Made in Italy, abbiamo dovuto dimostrare sul campo che qualità e servizio fossero all’altezza delle esigenze di un Paese esportatore come il nostro. Con dedizione, innovazione e vicinanza ai clienti siamo cresciuti insieme a loro. Oggi far parte direttamente della famiglia Sacco System ci riempie di orgoglio e responsabilità”, sottolinea Pablo Bouchard, General Manager Sacco System Uruguay.
Sacco System Uruguay sintetizza così un modello di crescita costruito nel tempo: relazioni di lungo periodo, radicamento locale, investimenti in ricerca e capacità di trasformare una collaborazione commerciale in una presenza diretta e strutturata. Un percorso che rafforza il legame tra innovazione italiana e sviluppo dei mercati internazionali.