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Il Ministro Tajani: «La fermezza paga. Il segnale è arrivato. Chiedo un accordo Ue» (Quotidiano Nazionale)

Ministro Tajani, come risponderà l’Italia alla posizione molto netta dell’Unione europea che dà torto al governo sullo sbarco dei migranti?

«Noi rispettiamo il diritto internazionale – afferma il titolare degli Affari Esteri nonché vicepremier. Sono le Organizzazioni non governative che devono rispettare le regole».

 Così si crea un conflitto con l’Europa.

«Non c’è nessun conflitto: noi pure siamo Europa. E molti paesi hanno il nostro problema».

 La Commissione però non è d’accordo, ed è evidente che una soluzione va trovata per il futuro.

«Lunedì prossimo, al consiglio Affari esteri, porrò ai miei colleghi il tema dell’immigrazione. Come ha scritto anche Frontex, l’Agenzia europea della vigilanza dei confini, c’è una strategia chiara. Non siamo di fronte a persone che sono in difficoltà in mare perché hanno fatto naufragio, ma a viaggi organizzati. Spesso i trafficanti partono quando sanno che c’è una Ong in giro: non è più soccorso ma una sorta di servizio taxi fatto per sfruttare la disperazione delle persone».

 Insomma, lo sbarco selettivo è un segnale?

«Certo che lo è. E la decisione del presidente Macron di aprire il porto di Marsiglia alla Ocean Viking dimostra che qualcosa si muove. Siamo grati alla Francia che si è mostrata disponibile a una decisione che riduce la pressione sull’Italia, dando prova di comprendere la necessità di un approccio concretamente solidale tra paesi Ue. E presto mi confronterò con il mio omologo greco: bisogna lavorare perché questi segnali si trasformino in accordo concreto».

 Cosa chiedete all’Europa?

«Un accordo per stabilire, in base alla popolazione, come vengono ricollocati nei vari paesi i migranti che hanno diritto all’asilo».

 Non ci sono già le regole di Dublino?

«Dobbiamo aggiornare Dublino, altrimenti non ne usciamo. Se non ci aiutano ad arginare il flusso dei migranti, l’Italia con i suoi 7 mila chilometri di coste si troverà in difficoltà. Bisogna anche intervenire a monte, cominciando dall’Africa, dove serve un piano Marshall di 100 miliardi per combattere povertà, malattie, terrorismo e guerre in modo da impedire la fuga di chi nasce lì. Quindi bisogna fare accordi con i paesi del Nord Africa per bloccare le partenze e fermare i trafficanti, distruggendo i motori delle loro barche. E poi serve una politica ad hoc per i Balcani – altra rotta di immigrazione – per il Mediterraneo, per non parlare dell’Ucraina e dei suoi profughi. Insomma, i problemi vanno risolti alla radice».

 Intanto, cosa si fa con chi è arrivato?

«Tutti quelli che potevano scendere sono scesi. Ma siccome c’è un disegno chiaro dietro questa vicenda, quello di scaricare in continuazione migranti, chi non risponde ai requisiti deve essere riportato in Norvegia o in Germania».

 Questi due Paesi non la pensano così.

«La nave è territorio nazionale. Pure il Papa dice che l’Italia non può essere lasciata sola».

 Per la Conferenza dei vescovi devono scendere tutti i migranti dalle navi.

«II Papa è la massima autorità della Chiesa. Se c’è un appuntamento tra trafficanti e Ong non siamo di fronte a un naufragio. Dobbiamo stroncare questo traffico. Salvare essere umani sì, intervenire in mare per migliorarne le condizioni okay, ma fare il gioco di chi specula sulla disperazione di queste persone no».

 Ritiene che il codice marittimo debba essere aggiornato? Non è stato scritto avendo in mente le migrazioni di massa, ma i naufragi sic e simpliciter.

«No. Le norme del codice sono chiarissime: ora servono regole sul ricollocamento. Perché, come ho detto, le Ong non incrociano per caso i trafficanti».

 Con il presidente Mattarella, lei è in missione in Olanda, paese tra i più duri verso la richiesta italiana di solidarietà.

«Parlerò con il mio collega Wopke Hoekstra anche di questo. Gli spiegherò i nostri problemi e le nostre emergenze».

 Punta a un consiglio europeo dei capi di Stato e di Governo ad hoc?

«Serve tempo per prepararlo: ma credo che nei consigli europei in agenda si parlerà di immigrazione».

 Anche dall’Ucraina, come ha ricordato, arrivano profughi. Bisogna continuare a mandare armi a Kiev?

«Intanto, c’è un testo già approvato. Quando scadrà agiremo in sintonia con Europa e Nato. È essenziale aiutare gli ucraini in ogni modo. C’è un’aggressione della Russia, noi dobbiamo impedire che ci sia l’invasione e poi sederci a un tavolo per arrivare alla pace giusta, quella che rispetta l’integrità territoriale di un paese. Non vogliamo la guerra perenne ma che si garantisca l’indipendenza dell’Ucraina e si arrivi alla pace».

 In una fase tanto delicata, era cosi impellente il problema dei rave? Il governo presenterà modifiche al decreto?

«Il problema è stato affrontato in Consiglio dei Ministri perché c’era un rave in corso. Una cosa deve essere chiara: i rave illegali non si possono fare. La confisca dei beni dei partecipanti è un modo per impedire che si organizzino. Noi di Forza Italia eravamo contrari alle intercettazioni, ma è stato enfatizzato uno scontro inesistente. Interventi del governo? II Parlamento farà le modifiche che ritiene».

 A proposito di Forza Italia: qual è il nodo fra la sua corrente e quella della Ronzulli?

«Sono contrario a qualsiasi tipo di organizzazione personale. In FI non esistono le correnti: l’unica che esiste è quella di Berlusconi».

 Resterà coordinatore del partito?

«Resterò coordinatore finché sarà giusto. Decide Berlusconi».