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Antonio Tajani: «Spirale pericolosa, mobiliteremo i Paesi del G7» (Corriere della Sera)

Il ministro degli Esteri: «Ho parlato a lungo col mio omologo iraniano. Non si può mettere in discussione l’esistenza di Israele»

 

Venerdì pomeriggio, mentre era in autostrada da Verona a Milano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani — da ieri sera in costante contatto con la premier Meloni, il ministro Crosetto e il sottosegretario Mantovano — ha avuto un appuntamento telefonico importante: è entrato in un’area di servizio ed è rimasto fermo dentro l’auto al telefono per 50 minuti.

Ministro, lei ha parlato con il suo collega iraniano Hossein Amir-Abdollahian. Molti ministri europei e lo stesso presidente Biden avevano fatto appelli come lei per evitare una reazione iraniana. Tutto inutile, gli iraniani hanno attaccato.

«È stato un colloquio lungo. Avevamo parlato diverse volte in passato, nel 2022, per la liberazione di Alessia Piperno. Adesso la situazione è enormemente più complicata: le prime notizie che ci arrivano sugli attacchi in corso non ci permettono di valutare appieno cosa accadrà nei prossimi giorni. Una cosa è sicura e lo dico con chiarezza: nessuno potrà mettere in discussione l’esistenza di Israele, il mondo si dovrà impegnare per la sopravvivenza dello Stato ebraico».

Cosa aveva chiesto al suo collega iraniano per provare a frenare la ritorsione?

«Gli avevo chiesto di convincere il suo governo a moderazione e senso di responsabilità. Al ministro avevo ricordato la condanna unanime di tutti i Paesi Ue per l’attacco che loro hanno subito al consolato a Damasco. Questo perché la ritorsione partita ieri notte potrebbe mettere in moto una spirale pericolosissima: le prossime ore saranno cruciali».

Lui cosa aveva risposto?

«Le nostre analisi, le stesse della stampa internazionale, ci dicevano che una ritorsione sarebbe stata probabile. Avevo provato ad assicurare al collega iraniano l’impegno dell’Italia, anche come presidenza G7, per la pace e per evitare un allargamento del conflitto in Medio Oriente. Gli ho ricordato che l’Italia è a favore di un cessate il fuoco a Gaza al fine di permettere l’ingresso di aiuti alla popolazione civile palestinese e la liberazione degli ostaggi israeliani. È un momento decisivo per ritornare a una dinamica di pace nella regione».

A questo punto come teme si evolverà la crisi?

«Auspico che l’Iran si fermi ma è troppo presto per dirlo, bisognerà capire per quanto tempo si protrarranno gli attacchi, quali danni provocheranno, quanto saranno stati condotti in profondità e su quali obiettivi. È chiaro che ora le dinamiche della regione subiscono una impennata, una accelerazione che potrebbe essere pericolosissima».

Ieri gli iraniani avevano anche sequestrato una nave mercantile a Hormuz.

«Era un primo segnale di escalation, della volontà di dimostrare che hanno capacità militari e volontà di fare sfoggio del loro potere. Quando ho parlato con il ministro la nave non era stata ancora fermata, altrimenti avrei chiesto di farla rilasciare subito e di tutelare il suo equipaggio, fra cui non ci sono italiani».

L’Italia può fare qualcosa?

«Come prima cosa mobiliteremo i Paesi del G7 di cui abbiamo la presidenza di turno. Non possiamo rinunciare all’azione politica che deve viaggiare in parallelo con la valutazione della intensità dell’azione militare iraniana e dei danni prodotti. Il primo obiettivo è gettare acqua sul fuoco. Il pensiero va in primo luogo alla Striscia di Gaza ma anche al Libano dove abbiamo 1.100 militari, al confine fra Israele e aree in cui è presente Hezbollah: agiamo in ogni modo per la loro sicurezza e dall’Iran abbiamo ricevuto garanzie che non ci saranno ripercussioni. Non vogliamo una spirale che la politica potrebbe non riuscire più a controllare».

Per l’Italia che conseguenze avrebbe un conflitto?

«L’Italia è al centro del Mediterraneo: una nuova crisi rappresenterebbe una tragedia che non voglio nemmeno immaginare. Già adesso la regione del Mar Rosso è in crisi: può sembrarci un’area molto lontana, ma dal Canale di Suez passa gran parte del nostro export. Il governo è comunque pronto a gestire qualsiasi tipo di scenario».

Cosa dovrebbe fare un italiano nelle aree a rischio?

«Dal 7 ottobre abbiamo chiesto ai cittadini italiani di evitare i viaggi non necessari nella regione: è fondamentale continuare a consultare sempre il sito del ministero degli Esteri, e scaricare la app. Le nostre Ambasciate e la Farnesina sono in prima fila e sempre a disposizione. La regione in caso di massicci attacchi militari verrebbe sconvolta per giorni, e verrebbero colpiti i collegamenti aerei. Evitare categoricamente spostamenti non necessari».

C’è un innalzamento del rischio terrorismo?

«Abbiamo rafforzato i controlli degli obiettivi sensibili, è molto attenta la protezione delle comunità che potrebbero essere esposte al rischio di atti di violenza. C’è un rischio di “lupi solitari” e quello di atti di emulazione».

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