La cultura come «priorità della politica estera italiana». Lo dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a Verona per la riunione annuale degli Addetti culturali, che si chiude oggi.
Ministro Tajani, il ministero degli Esteri ha scelto di organizzare quest’anno a Verona la riunione annuale degli Addetti culturali: qual è l’aspetto centrale?
Oggi la promozione della nostra cultura non è più un’attività accessoria, ma uno degli strumenti più efficaci attraverso cui l’Italia rafforza la propria presenza nel mondo. E deve essere una attività centrale fra quelle della Farnesina.
Come si sviluppa?
La rete degli 88 Istituti Italiani di Cultura, presenti in 63 Paesi, rappresenta una delle più importanti infrastrutture culturali internazionali. Ogni anno realizziamo oltre 6.000 iniziative, grazie a un investimento pubblico di circa 24 milioni di euro, contribuendo a far conoscere la lingua, l’arte, la creatività, la musica, il cinema e il patrimonio culturale italiano.
Verona diventa capitale
Abbiamo riunito a Verona tutti i direttori degli Istituti di Cultura perché vogliamo rafforzare ancora di più questa rete, condividere le migliori esperienze, individuare nuovi progetti e costruire una strategia più efficace di diplomazia culturale. Abbiamo scelto il Veneto non solo per la sua straordinaria ricchezza culturale, ma anche perché rappresenta uno dei territori più dinamici e aperti al mondo: con circa 4,8 milioni di abitanti, un PIL di 200 miliardi di euro e oltre 412mila imprese attive, è una delle locomotive economiche del Paese, dove tradizione produttiva, innovazione e vocazione internazionale convivono in modo virtuoso.
La cultura è spesso stata considerata come un settore minoritario dal punto di vista economico: quale messaggio parte invece da questo vertice, su questo fronte?
Io sono convinto del contrario: la cultura è identità, è crescita ed è anche economia. Soprattutto per l’Italia. In un momento storico segnato da tensioni internazionali e profondi cambiamenti geopolitici, la cultura rappresenta uno straordinario fattore di dialogo tra popoli. E ciò che permette all’Italia di parlare al mondo attraverso il bello, il talento, la creatività e la qualità che ci vengono universalmente riconosciuti.
E sul fronte economico?
C’è anche un dato che non possiamo ignorare. Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, occupando oltre 1,5 milioni di persone e poco meno di 300 mila imprese. Se consideriamo l’intero indotto, la cultura attiva complessivamente circa 310 miliardi di euro, oltre il 15% della ricchezza prodotta nel Paese. Per questo dico spesso che la cultura è economia. Promuovere la cultura italiana significa sostenere il Made in Italy, il turismo, le nostre imprese, le filiere creative e rafforzare la competitività internazionale dell’Italia. La diplomazia culturale è parte integrante della diplomazia della crescita.
Quali sono le nuove opportunità emerse per il nostro Paese e anche per il Veneto e il territorio veronese?
Verona è diventata in questi anni un laboratorio di idee e di progettualità internazionale. Dal 2023, attraverso il Laboratorio della Crescita, realizzato insieme a Il Sole 24 Ore, portiamo il Ministero degli Esteri nei territori per mettere in contatto artisti, imprese culturali, startup, istituzioni e operatori con la rete diplomatica italiana nel mondo. Vorremmo trasformare i progetti locali in opportunità internazionali, utilizzando la rete delle Ambasciate, dei Consolati e soprattutto degli Istituti Italiani di Cultura come piattaforma di promozione globale.
Come agirà?
Accompagneremo nel mondo la stagione lirica dell’Arena di Verona; Vinitaly ha già superato i confini nazionali ed è parte della nostra programmazione di promozione del settore vitivinicolo nel mondo. Ma il nostro investimento sul territorio è più profondo: nei giorni scorsi la Farnesina ha incontrato il mondo artistico e culturale della città, dal teatro alla danza alla letteratura, offrendo agli artisti veronesi la possibilità di unirsi alla programmazione culturale della rete degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo.
Dal vertice di Verona che cosa esce?
Uno degli esempi più concreti del lavoro che nasce da questo vertice è il progetto “Territori. Racconti di architetture e vino”, presentato proprio a Verona. Il progetto racconta una delle eccellenze più rappresentative del Made in Italy: l’incontro tra vino, architettura contemporanea, paesaggio, design e identità dei territori. Attraverso dieci cantine d’autore distribuite da Nord a Sud, proponiamo una narrazione moderna dell’Italia, capace di valorizzare contemporaneamente cultura, impresa, turismo ed enogastronomia.
E ancora?
C’è inoltre un grande progetto per rafforzare la presenza e la valorizzazione della musica italiana nel mondo, sul quale stiamo lavorando da tempo e nel quale crediamo molto. Il settore dell’industria discografica ci ha chiesto il nostro supporto e siamo pronti a valorizzare ulteriormente il lavoro che già realizziamo insieme ad Assoconcerti, alla Federazione Italiana Musica e alla Siae.
Venendo al suo ruolo politico di segretario nazionale di Forza Italia: quanto è possibile che l’anno prossimo si voti per le politiche prima delle amministrative?
La politica è il mondo del possibile, ma non vedo alcuna ragione per cui la legislatura si debba interrompere anticipatamente. Il governo è stabile e la maggioranza unita sulle scelte fondamentali: abbiamo dimostrato di esserlo anche su temi sui quali avevamo sensibilità diverse, trovando sempre un punto d’equilibrio e una mediazione. Gli italiani ci hanno dato un mandato di cinque anni e il nostro obiettivo è rispettarlo.
Forza Italia porrà veti sulla eventuale presenza di Futuro Nazionale Vannacci nel centrodestra o in vista di accordi?
Forza Italia non mette veti a nessuno, ma ha una propria identità molto chiara: siamo una forza liberale, cattolica, popolare, europeista e atlantista. È su questi valori che costruiamo le nostre alleanze. Quanto agli assetti della coalizione, si decidono insieme nel rispetto reciproco. Ma noi continueremo a difendere con convinzione la nostra cultura politica e il nostro profilo moderato, che rappresenta un valore aggiunto essenziale per tutto il centrodestra. Oggi è Vannacci a porsene fuori, votando con la sinistra contro il governo e sposando contenuti e parole che divergono clamorosamente dai nostri.
Si voterà anche a Verona, il prossimo anno. Forza Italia rivendica la candidatura a sindaco, per il centrodestra – e si è sempre sinora parlato di Flavio Tosi – o il tema degli accordi politici con FdI, Lega, Noi Moderati è ancora distante?
Prima dei nomi e delle candidature, vengono il programma e il progetto per la città. Detto questo, Forza Italia è un partito in crescita e farà valere il proprio peso. L’obiettivo resta quello di vincere, presentandoci uniti e con il candidato più competitivo: penso a Flavio Tosi. E confermo quello che ripeto sempre: le decisioni saranno prese collegialmente, come abbiamo sempre fatto. La nostra proposta è quella di presentare i nomi, valutarne la capacità di riuscita sulla base di criteri oggettivi, e scegliere il più forte, chi risulterà avere le maggiori chance di vittoria.