Dall’ingresso dei Paesi dei Balcani nell’Unione Europea dipenderà la forza politica del nostro continente nei prossimi decenni. È il più importante investimento geostrategico del nostro tempo, perché sicurezza, competitività e allargamento sono ormai inseparabili: senza completare la sua riunificazione, l’Unione non raggiungerà mai la scala necessaria per competere nel mondo di oggi.
I Balcani appartengono alla storia, alla geografia e alla prospettiva politica dell’Europa. L’Italia ne ha fatto un pilastro della propria azione diplomatica: Paese adriatico e mediterraneo, sappiamo bene che la sicurezza dei nostri mari passa anche dalla stabilità della Regione. Per questo sosteniamo con convinzione l’accelerazione del loro cammino di adesione all’UE, per ricomporre la famiglia europea e ampliare lo spazio di pace e di opportunità.
L’impegno italiano si traduce in una presenza diplomatica capillare e in un dialogo politico costante: dal 2022, oltre cento visite di alto livello, incontri bilaterali e iniziative multilaterali hanno accompagnato le riforme dei Paesi candidati e sostenuto concretamente il loro avvicinamento all’Unione.
In questa prospettiva, l’Italia promuove il Gruppo informale “Amici dei Balcani”, che riunisce gli Stati membri più determinati a mantenere alta l’attenzione europea sulla Regione. La riunione che ospitiamo oggi a Roma, con i Ministri degli Esteri dell’area, conferma la forte volontà politica italiana di dare nuovo slancio al percorso europeo dei Balcani.
L’adesione richiede riforme profonde: Stato di diritto, efficienza della pubblica amministrazione, digitalizzazione, qualità delle istituzioni. L’Italia sostiene questi sforzi con strumenti operativi concreti. Siamo leader nei gemellaggi amministrativi e nell’assistenza tecnica di breve periodo, Twinning e TAIEX, che sono al cuore del processo di adesione, perché trasferiscono competenze, esperienze e capacità istituzionali ai Paesi candidati.
Nei Balcani l’Italia è il primo Stato membro per numero di esperti mobilitati in questi programmi: crediamo infatti che l’integrazione debba produrre benefici concreti e percepibili nella vita quotidiana di cittadini e imprese già prima dell’adesione, rafforzando la fiducia nel progetto europeo. Per questo motivo riteniamo miope rinviare i passi per il processo di adesione di Paesi come la Serbia, che ha già compiuto progressi in molti dossier chiave.
Investire nella crescita dei Balcani significa investire nella forza dell’Europa. L’Italia, anche attraverso le nostre numerose imprese presenti nell’area, è già oggi uno dei principali partner economici dell’area, con oltre 10 miliardi di euro di interscambio e circa 800 imprese attive sul territorio, che contribuiscono alla crescita locale, all’occupazione qualificata, alla modernizzazione produttiva e alla transizione verde e digitale. Attraverso la cooperazione allo sviluppo interveniamo in settori decisivi, dalla sanità alle infrastrutture, dall’energia alla formazione.
Un capitolo altrettanto rilevante riguarda la connettività. I Balcani sono una cerniera tra l’Adriatico, il Mediterraneo orientale e l’Europa centrale. Sosteniamo perciò lo sviluppo dei grandi corridoi infrastrutturali, a partire dal Corridoio VIII, che collegherà l’Adriatico al Mar Nero, e il potenziamento delle reti ferroviarie, portuali, energetiche e digitali. In questa chiave guardiamo anche al corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC), su cui lavoriamo con partner come l’India e i Paesi del Golfo. Grazie alla sua posizione geografica, l’Italia vuole affermarsi come terminale europeo di queste nuove rotte, facendo dei Balcani il ponte naturale verso l’Europa centrale e i corridoi euro-asiatici. Il tema della connettività è legato a doppio filo a quello dell’autonomia strategica del nostro continente, alla sicurezza delle catene di fornitura e alla sicurezza alimentare: per questo abbiamo invitato alla riunione di oggi anche il Vice Direttore Generale della FAO, Maurizio Martina.
Integrazione europea, sviluppo economico e connettività richiedono un quadro di sicurezza solido. Anche su questo terreno l’Italia ha responsabilità di primo piano: abbiamo guidato quattordici volte la missione NATO KFOR in Kosovo, due volte la missione EULEX Kosovo e tre volte la missione europea EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina, contribuendo con strumenti civili e militari alla stabilità regionale e all’attuazione degli Accordi di Dayton.
L’integrazione dei Balcani è una scelta geopolitica per l’Europa: portarli pienamente nell’Unione significa consolidarne il fianco sud-orientale, rafforzarne la stabilità e darle maggiore capacità di incidere nel mondo. L’Italia continuerà a lavorare affinché il percorso europeo della regione resti credibile e fondato sul merito, ma diventi anche più rapido, più prevedibile e più vicino ai cittadini e alle imprese. Per il nostro continente è una questione di coerenza storica, prima ancora che una necessità strategica.