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Tajani: «Abbiamo evitato una tassa. Così il sistema Paese si dimostra responsabile» (Il Messaggero)

Tajani: «Abbiamo evitato una tassa. Così il sistema Paese si dimostra responsabile» (Il Messaggero)
Tajani: «Abbiamo evitato una tassa. Così il sistema Paese si dimostra responsabile» (Il Messaggero)

Ministro Tajani, oggi si tiene la riunione d’emergenza di Assopetroli. È possibile che altre società mettano il tetto al prezzo del carburante come ha fatto l’Eni?

«L’Eni ha dato un segnale importante, che va nella direzione auspicata da Forza Italia. Tanto è vero che il nostro partito è riuscito ad impedire la tassazione degli extra-profitti. Alla quale siamo contrari per principio perché non esistono né nel diritto né nell’economia».

Il segnale dell’Eni può diventare virale oppure, come dice Assopetroli, è una scelta popolare ma insostenibile per altri operatori?

«Ieri pomeriggio anche Ip ha deciso che applicherà dei limiti al prezzo dei carburanti su tutto il territorio italiano. È una notizia molto positiva. A inizio settembre avevo chiesto a Rovshan Najaf, presidente di Socar, azienda energetica dell’Azerbaijan che controlla Italiana Petroli, di andare in questa direzione. Nessuna imposizione dall’alto, nessuna nuova tassa per le imprese, ma un contributo volontario per aiutare i cittadini italiani. Bene così. E bisogna andare avanti in questa direzione. Come governo, dobbiamo dialogare con tutte le aziende petrolifere. Invogliarle a trovare una posizione positiva. Anche perché ogni soluzione è migliore rispetto a una tassazione sugli extra-profitti».

Politicamente, che importanza ha il tetto al prezzo dei carburanti?

«È un’iniziativa molto rilevante. Perché dimostra che quando il Sistema Paese e le sue imprese si assumono una responsabilità, si possono ottenere risultati tangibili e concreti senza ricorrere a misure dirigiste e punitive. Se gli italiani alla pompa di benzina pagano meno, è un risultato che dobbiamo valutare come un grande successo».

È come un volano da campagna elettorale? 

«Guardi, queste sono cose concrete e nell’interesse dei cittadini, e sbaglia chi riduce tutto alla competizione propagandistica. Dobbiamo seguire con attenzione le preoccupazioni di Assopetroli, che comprende imprese anche piccole che non dispongono della filiera di Eni, e non possiamo dimenticare i gestori degli impianti, migliaia di piccoli imprenditori che garantiscono il servizio sul territorio e vanno messi nelle condizioni di continuare a svolgere il proprio lavoro con una giusta sostenibilità economica, preservando la concorrenza e il pluralismo della rete. L’obiettivo dev’essere quello di trasformare l’immediato beneficio dovuto alle iniziative di Eni e di Ip in un risultato sostenibile per tutto il sistema».

L’Europa come può aiutarci in questa emergenza energetica?

«Ci ha dato una flessibilità nel campo ambientale che equivale a 15 miliardi. Che non potranno essere utilizzati per la riduzione delle accise ma solo per progetti di energia pulita. Quindi presenteremo al più presto una serie di progetti. In più, abbiamo fatto un nuovo accordo con il Venezuela sulle attività estrattive. Abbiamo anche autorizzato la possibilità di estrarre più petrolio in Basilicata».

Lei nella settimana dell’assemblea Onu ha incontrato il rappresentante dell’amministrazione Trump per il Nord Africa, Massad Boulos. Che cosa vi siete detti?

«Ha ribadito il ruolo importante che svolge l’Italia in Libia. Ed è un ruolo, ovviamente, che comprende l’aspetto energetico. Ho anche incontrato in quell’occasione il ministro iraniano degli Esteri. Gli ho detto, e l’ho detto pure al segretario di Stato, Rubio, che l’Italia sostiene tutte le iniziative di pace, anche perché la questione del petrolio va superata al più presto. Purtroppo non è facile».

Da Hormuz alla sicurezza in Italia. Non crede che le sue ultime uscite siano un po’ estreme sui magistrati e anche poco garantiste?

«Non lo credo affatto. Il garantismo e lo stato di diritto teorizzano che neanche un innocente deve stare in carcere. Ma chi commette reati deve starci. Garantismo non è difesa dell’impunità, è anche grande severità ma severità giusta. Lo stato di diritto garantisce che la libertà dei cittadini non possa essere messa a repentaglio dalla criminalità organizzata ma neanche dalla micro-criminalità. L’altro giorno ho detto semplicemente che non si devono ripetere episodi come quello di Torino, dove un molestatore di una ragazza di 13 anni è stato rimesso in libertà dal magistrato. E poi è andato in prigione solo in seguito alla reazione dei cittadini e dell’opinione pubblica e un altro magistrato ha deciso di arrestarlo».

E allora perché hanno fatto scandalo le sue parole?

«Perché ormai si cerca la polemica in ogni sillaba. E così non va proprio bene. Io ho detto soltanto che se una persona viene fermata dalla polizia in flagranza di reato, non può essere rimessa immediatamente in libertà da un magistrato perdonista. Perché così si crea sfiducia nelle istituzioni, si delegittimano le forze dell’ordine e si crea allarme sociale. Un magistrato ha tre possibilità».

Sceglie sempre la peggiore?

«O libera il fermato, o conferma l’arresto, o procede per direttissima. Purtroppo, molte volte si sceglie la prima. Io non attacco mai i magistrati. Ho consigliato loro di mettersi una mano sulla coscienza e di applicare la legge».

Quanto alla campagna elettorale, lei è d’accordo con il lodo Barachini sullo stop all’uso dell’intelligenza artificiale nella propaganda?

«Sono d’accordissimo. Ho dato disposizione a Forza Italia di non usare in alcun caso l’IA per criticare gli avversari. Questa rischia di essere una campagna elettorale fortemente inquinata da manipolazioni. Anche da parte di Paesi stranieri, come denuncio da tempo. Non ci sono prove che la Russia voglia fare attacchi all’Italia con droni o altre armi. Ma la Russia sta effettuando attacchi cibernetici. E punta il mirino sulla campagna elettorale, anche utilizzando fake news costruite con l’IA. L’uomo perde il pelo ma non il vizio, perché la disinformazione era una delle armi predilette dai sovietici».

  • Autore: Mario Ajello
  • Testata: Il Messaggero

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