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Tajani: «Il generale? Non mi pare serva. Noi possiamo vincere da soli. Il voto utile è per il centrodestra» (La Stampa)

Tajani: «Il generale? Non mi pare serva. Noi possiamo vincere da soli. Il voto utile è per il centrodestra» (La Stampa)
Tajani: «Il generale? Non mi pare serva. Noi possiamo vincere da soli. Il voto utile è per il centrodestra» (La Stampa)

Roma – «Doveva essere la nostra Sassonia, è stata quella di Vannacci». L’elezione di Fabio Roscioli alle suppletive per il leader azzurro Antonio Tajani ha un valore più ampio: ha dimostrato che «per gli italiani il voto utile è per sconfiggere il centrosinistra, è quello per la nostra coalizione». Il leader azzurro non sembra dar peso neanche alla terribile affluenza che ha caratterizzato il voto per le suppletive di Reggio Calabria: «Abbiamo vinto anche se tutti ci davano in difficoltà, e per me contano solo i fatti». A turbare l’umore del ministro degli Esteri, ieri, pare riuscirci solo la condanna di tre dei quattro agenti delle forze di polizia egiziane per l’omicidio di Giulio Regeni, vicenda su cui – sollecitato – preferisce non intervenire.

Ministro, è arrivato il momento di dire «mai con Vannacci»?

«Non serve. Il centrodestra ha dimostrato di saper vincere autonomamente, con un risultato superiore a ogni aspettativa. È stato Vannacci a candidarsi contro di noi e a cercare di farci perdere, non c’è molto altro da aggiungere. Il voto utile tanto invocato è stato quello alla nostra coalizione, utile per sconfiggere la sinistra. Futuro Nazionale si è schierato contro di noi, ci ha attaccati e insultati, dicendo che sarebbe stata la nostra Sassonia. Alla fine è stata la loro».

Affluenza al 22 per cento: c’è davvero da festeggiare? Forse calare un candidato romano a Reggio Calabria non ha aiutato…

«Le suppletive hanno fisiologicamente un’affluenza bassa, e questo dato è in linea con le precedenti. Contava vincere e lo abbiamo fatto, smentendo anche alcuni sondaggi. Ma questi si sa che non sempre raccontano la realtà. Quella di Roscioli è una scelta fatta con serietà, coinvolgendo un candidato credibile, un avvocato che in questa fase può essere utile alla Calabria grazie ai suoi rapporti a Roma».

Vannacci ha preso il 10 per cento e per i sondaggi è sopra FI. Vi preoccupa?

«Non mi pare sia così, un solo sondaggio su dieci lo ha dato sopra a FI e Reggio Calabria lo dimostra. C’è chi ci spera, come la sinistra, ma i dati reali sono un’altra cosa».

Seggi vuoti e code ai distributori: sono fotografie dello stesso Paese in difficoltà?

«Non vedo questo collegamento. L’affluenza alle suppletive è quella che conosciamo. Le code ai distributori, invece, sono anche il risultato della ricerca di un prezzo più basso: grazie alla moral suasion del governo, quasi tutte le compagnie stanno mettendo un tetto al prezzo. Non è che manchi la benzina e comunque il prezzo del gasolio dipende dalla situazione a Hormuz e in Medio Oriente, non dalle scelte del governo. L’Italia, peraltro, sta meglio di altri Paesi e le agenzie di rating continuano a indicare una situazione di crescita. Parlano i dati. La sinistra spera sempre che le cose vadano male, ma così spera che vadano male all’Italia».

Si voterà a fine legislatura? I provvedimenti recenti sembrano raccontare altro.

«Andiamo avanti fino alla fine. I provvedimenti li facciamo perché sono giusti, non perché sono elettorali. Siamo coerenti. La verità è che l’opposizione è rimasta di stucco perché noi siamo stati capaci di aiutare concretamente i cittadini».

Da ministro degli Esteri, dopo la condanna degli uomini della National security egiziana per l’omicidio Regeni appena arrivata, il governo lavorerà perché la richiesta di estradizione dall’Egitto vada a buon fine o, almeno, per un risarcimento? Servirebbe un segnale politico nei confronti di Al Sisi.

«Non ne ho ancora parlato con nessuno, perché sono stato occupato tra un vertice internazionale a Roma e diversi collegamenti. Comunque non è il ministro degli Esteri che si occupa dell’estradizione ma quello della Giustizia. Più avanti valuteremo le carte, ma su Regeni abbiamo sempre fatto quello che serviva».

Oggi Silvio Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni. A più di tre anni dalla morte si parla ancora di rinnovamento e volti nuovi per il rilancio di FI, e pure di risorse della famiglia che ancora non arrivano…

«Da quando sono segretario, FI ha vinto in tutti gli appuntamenti elettorali e ha sempre aumentato i consensi. La porta è aperta, ci sono i congressi e chiunque può candidarsi. La famiglia, invece, ci è sempre vicina anche se c’è chi semina zizzania. Il loro sostegno non manca mai, è volontario e non condizionato a richieste. E infatti FI raccoglie fondi anche con iscritti e imprenditori, perché siamo grati ma siamo autonomi».

 

  • Autore: Francesco Malfetano
  • Testata: La Stampa

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