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Tajani: «Cyber attacchi: i sospetti portano a Est. Noi pronti a difenderci» (Quotidiano Nazionale)

Tajani: «Cyber attacchi: i sospetti portano a Est. Noi pronti a difenderci» (Quotidiano Nazionale)
Tajani: «Cyber attacchi: i sospetti portano a Est. Noi pronti a difenderci» (Quotidiano Nazionale)

Roma – Ministro Tajani, una ventina di allarmi bomba nei cieli d’Europa solo in queste ore. Una decina in Italia. Il caos nei cieli. Siamo alla guerra ibrida? Come la combatterete?

«Con la guerra ibrida facciamo i conti almeno dall’inizio di quella combattuta sul campo in Ucraina. Con gli alleati europei stiamo prendendo tutte le contromisure necessarie. Lo abbiamo fatto anche alla Farnesina, con una direzione generale della sicurezza e una sala operativa ad hoc».

Chi c’è dietro? I sospetti portano tutti a Est.

«Hacker filorussi hanno già rivendicato gli attacchi dei giorni scorsi ai supermercati. Per questi ultimi allarmi non abbiamo ancora le prove. Sappiamo bene che Mosca non dichiarerà mai una guerra militare all’Europa. Ma sappiamo anche che tenterà di destabilizzare, creare panico e problemi alla vita quotidiana. Si è parlato perfino di ospedali a rischio: ecco, quella sarebbe davvero un’azione criminale».

Ma il governo come si sta muovendo per affrontare l’emergenza?

«Sono coinvolti tutti i ministeri. L’agenzia per la cybersicurezza e i nostri servizi. Il campo è soprattutto quello della prevenzione».

Voto negli Usa. Perché ha perso Trump?

«Non tocca a me entrare nelle vicende americane. Premesso che per noi non cambia nulla, gli Stati Uniti si confermano la più grande democrazia al mondo. E lì sta la differenza con le autocrazie: nelle prime i governi e le maggioranze cambiano, nelle seconde no. Perché ha perso? L’America si è posta in questi mesi tanti interrogativi sulla guerra in Iran, che noi non abbiamo condiviso né sostenuto. Forse non è la guerra che gli americani avrebbero voluto combattere. La crisi economica ha fatto il resto».

Mai stati trumpisti, ha detto. Ma quel cappellino Maga col quale è stato immortalato tempo fa?

«La storia del cappellino va chiarita: partecipavo da osservatore alla conferenza americana su Gaza, il Board of peace. Mi hanno regalato quel cappellino rosso, ma l’ho lasciato sul tavolo. Mai portato in Italia e tantomeno mai indossato. Culturalmente sono lontano dai Maga. E poi sono il ministro degli Esteri della Repubblica italiana…».

È il tramonto del sovranismo? O è stata solo una parentesi, con possibile riscatto dei nazionalisti di Afd in Germania, del Fn in Francia e magari di Vannacci in Italia? La partita ora si sposta in Europa.

«Ci saranno prima le elezioni spagnole. E sono convinto che il Partito popolare le vincerà. Siamo noi popolari europei l’alternativa agli estremismi di sinistra e di destra, in Francia come in Germania e in Italia. Le pulsioni populiste sono destinate a fare solo danni».

Meloni ha scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo Costa per chiedere che l’Europa scelga entro dicembre un negoziatore per la pace in Ucraina, pena l’irrilevanza. Roma è rimasta fuori dai vertici di Bruxelles sulla pace, di questi giorni.

«L’Europa deve parlare con un interlocutore unico se vuole contare nelle trattative, non solo sull’Ucraina, ma in tutti i tavoli. L’unica speranza per noi è restare uniti. Diversamente resteremo un gigante con i piedi di argilla».

A proposito, che fine ha fatto il tredicesimo pacchetto di aiuti italiani a Kiev?

«Nei prossimi giorni il ministro Crosetto andrà al Copasir per presentarlo. Andrà avanti».

Nonostante le perplessità della Lega?

«Servono le firme di tre ministri: Difesa, Esteri, Economia. Io l’ho già firmato. E immagino anche Crosetto. Gli aiuti arriveranno».

Manovra. Anche i governatori di centrodestra sono in rivolta contro i tagli alla sanità. Per non dire della scuola. Contate di cambiare il testo?

«È una buona manovra. Ci sono aiuti al ceto medio, ai giovani, agli anziani, alle imprese. Come accade sempre, poi, la manovra durante il dibattito parlamentare potrà essere modificata. Contiamo di farlo soprattutto su pensioni e scuola. E sulla previdenza di forze dell’ordine e forze armate».

Il fine vita resta una spina nel fianco del centrodestra. In cdm avete impugnato la legge veneta.

«Ho voluto far mettere a verbale che secondo Forza Italia è necessaria una normativa nazionale per impedire la frammentazione di leggi regionali anche in contrasto tra loro su una materia così delicata. E poi bisogna dare attuazione alle indicazioni della Corte Costituzionale. Queste decisioni spettano al Parlamento».

Quando si andrà al voto?

«Noi siamo perché la legislatura vada a scadenza naturale, dunque dopo la prossima estate».

Con Vannacci la partita dell’alleanza è chiusa?

«Era un dirigente del centrodestra. Ha deciso di andarsene e di allargare i confini del campo largo. Noi non lo abbiamo cacciato».

E lei che farà da grande? Dopo le Politiche?

«Sono un militante. Mi interessa far vincere il partito e affermare i valori in cui crediamo. Non è il grado che mi appassiona. Anche dopo le Politiche darò il mio contributo. Il prossimo congresso di FI deciderà».

I fratelli Berlusconi faranno politica?

«Seguono con interesse Forza Italia, sono un importante punto di riferimento per noi. Non credo vogliano fare politica attiva. Con loro, il rapporto è positivo».