New York, 21 maggio 2026
Siamo profondamente preoccupati per una recente serie di passi indietro che contrastano il movimento globale verso l’abolizione universale della pena di morte, come evidenziato nel Rapporto Globale sulle Condanne a Morte e le Esecuzioni 2025 recentemente pubblicato da Amnesty International. Ciò comprende un forte aumento delle esecuzioni nel mondo, dovuto principalmente a un significativo incremento delle esecuzioni in un numero limitato di Stati mantenitori. Altri Stati membri delle Nazioni Unite hanno ripreso a fare ricorso alla pena di morte dopo periodi di sospensione oppure hanno adottato misure volte a reintrodurla nella legislazione nazionale o ad ampliare le tipologie di reati per cui essa può essere comminata, talvolta creando un quadro suscettibile di discriminazioni basate sull’appartenenza a gruppi specifici.
Questi arretramenti rappresentano un duro richiamo alla persistente attualità e urgenza della lotta per l’abolizione universale della pena di morte.
La pena di morte è inumana e degradante, contraria alla dignità umana e priva di qualsiasi effetto deterrente. Deploriamo il fatto che il ricorso alla pena di morte comporti violazioni dei diritti umani delle persone condannate e di altre persone coinvolte, comprese violazioni del diritto alla vita e del divieto di tortura sanciti dagli strumenti internazionali, tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Per questo motivo ci opponiamo alla pena di morte in ogni caso e in ogni circostanza. Il suo rigetto costituisce un principio fondamentale che ci unisce.
Chiediamo l’abolizione universale della pena di morte ed esprimiamo apprezzamento per gli sforzi compiuti nel mondo a favore di questo obiettivo. Il numero dei Paesi che fanno ricorso alla pena di morte continua a diminuire: oltre due terzi degli Stati membri delle Nazioni Unite l’hanno abolita per legge o nella prassi.
Esortiamo tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a sostenere la prossima risoluzione dell’Assemblea Generale sulla moratoria dell’uso della pena di morte, presentata a nome della Task Force Interregionale, nonché la risoluzione biennale del Consiglio dei Diritti Umani sull’abolizione della pena di morte.
Ribadiamo il nostro pieno sostegno al lavoro delle Nazioni Unite, dei pertinenti organi previsti dai trattati e dei titolari di mandato delle procedure speciali, così come delle organizzazioni della società civile impegnate nel perseguimento di tali obiettivi.
Attendiamo con interesse il 9º Congresso Mondiale contro la Pena di Morte, che si terrà a Parigi dal 30 giugno al 2 luglio 2026. Tale Congresso rappresenta un’opportunità per riaffermare il nostro impegno verso l’abolizione universale.
L’abolizione della pena di morte è una battaglia universale per la dignità umana. Invitiamo tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a unirsi a noi per raggiungere questo obiettivo.