La flessibilità concessa all’Italia dall’Unione europea viene salutata come «un successo» dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il tono è sollevato perché, in una fase difficile per il governo, alle prese con margini di spesa risicati, «permetterà di avere maggiore capacità di manovra sulla crisi dei prezzi dei prodotti energetici causata dal blocco di Hormuz». Insomma, è una boccata d’ossigeno. 14 miliardi, da spendere in due o tre anni, per investimenti sulle energie rinnovabili, che la Commissione – sottolinea Tajani – «conferma essere un obiettivo strategico di tutti gli Stati membri». E in questo modo, aggiunge, «liberiamo altre risorse che potremo dirottare su spese urgenti per tagliare le bollette a imprese e famiglie».
Eppure, l’impressione è che buona parte dell’impegno profuso sia nel tappare nuove falle che continuano ad aprirsi.
«Infatti la vera soluzione a questa crisi è trovare una tregua e poi un accordo politico fra Usa e Iran che permetta di liberare definitivamente il passaggio a Hormuz. Il blocco e la mancanza di sicurezza stanno limitando anche la possibilità di distribuire nel mondo i fertilizzanti che vengono prodotti nel Golfo: i problemi in regioni come i paesi africani saranno drammatici se non agiamo il prima possibile».
Lei è il più europeista al governo. Questa decisione della Commissione la legge anche come una risposta a chi critica Bruxelles per non essere vicina ai bisogni dei cittadini?
«Innanzitutto, è un successo del governo italiano che ha saputo presentare la richiesta in maniera corretta e ha lavorato a un negoziato per convincere della bontà e ragionevolezza della richiesta italiana. Dopodiché io ho sempre sostenuto che fare sforamenti di bilancio in modo autonomo ci avrebbe danneggiato agli occhi dei mercati. E che dunque una soluzione andava trovata con la Ue».
Altri, anche dentro il centrodestra, invece criticavano l’Unione.
«E l’Europa ha dato velocemente una risposta che smentisce chi continua a credere che a Bruxelles non rispondano ai problemi che arrivano dagli Stati Membri. Se si hanno proposte credibili e capacità di negoziare, la Ue ascolta. Il nostro Governo negli anni ha rafforzato la credibilità e la capacità dell’Italia di rispettare le procedure europee e quindi di farsi ascoltare».
Su quali priorità intende investire il governo?
«Questa flessibilità permetterà al Governo di dirottare eventualmente risorse da altri capitoli sui capitoli necessari».
Può essere più preciso?
«Devo dire che condivido l’idea che non vada abbandonata la strada maestra, quella di rendere anche l’Italia sempre più impegnata per avere un mix di energie seguendo un percorso concreto e realistico, non ideologico, in cui dovranno trovare spazio nuove forme di nucleare oltre alle rinnovabili».
Che tempi ci sono per vedere le prime risposte messe a terra?
«Saranno giorni o settimane, non mesi».
Questa nuova flessibilità fa venir meno l’esigenza di usare i fondi di coesione per la crisi energetica?
«L’Unione europea ha aperto anche a questa possibilità».
I governatori, anche quelli di centrodestra, si sono detti contrari.
«Discuteremo con loro il modo più proficuo per sfruttare questa apertura, sempre nel rispetto dei ruoli e delle prerogative delle Regioni».
Crede sia necessario prorogare anche il taglio delle accise?
«Penso di sì, magari modulando meglio l’aiuto per venire incontro soprattutto alle famiglie e alle imprese più bisognose, come quelle ad alto consumo energetico».
La crisi di Hormuz è legata anche al fronte libanese, dove Israele continua a bombardare.
«Stiamo incalzando il governo di Tel Aviv, e non siamo soli, sulle operazioni militari in Libano che colpiscono la popolazione civile. Non dimentichiamo che tutto è ripartito con i lanci di missili di Hezbollah sul Nord di Israele».
Roma ha finora fatto asse con Berlino per evitare a Israele forti pressioni dall’Ue. E nonostante questo, l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, parla di attriti con lei. È rimasto sorpreso?
«Abbiamo reagito con forza al comportamento inaccettabile di un ministro di Israele e di alcuni elementi delle forze di polizia da lui coordinati. E con la Germania condividiamo un approccio che mira a incalzare comportamenti del governo, non a penalizzare in maniera indiscriminata la popolazione israeliana. Vorrei poi aggiungere una considerazione».
Prego.
«Dobbiamo evitare atteggiamenti che finiscono con il rinforzare, in Israele, l’ala più intransigente e più lontana dalla posizione “due popoli-due Stati” che noi sosterremo sempre».
L’Europa ora torna a discutere anche dell’adesione dell’Ucraina. Nella risoluzione di maggioranza che dovrà essere votata dal Parlamento in vista del prossimo summit dei leader Ue, pensa sia necessario avere un passaggio in favore dell’ingresso di Kiev nell’Unione?
«L’Italia è a favore dell’ingresso dell’Ucraina nella Ue».
Lo prendiamo come un sì.
«Vanno però rispettati tutti i tempi e i parametri necessari, e anzi i tempi vanno accelerati, senza trascurare i Paesi dei Balcani occidentali che ormai da più di un decennio sono in attesa. Le loro ragioni vanno considerate quanto quelle dell’Ucraina. Ma vorrei chiarire: l’Ucraina nella Ue è un fattore potente di sicurezza, di stabilità in più».
Nelle prossime ore sarà fra Piemonte e Valle d’Aosta per la riunione annuale col Governo francese del “comitato di cooperazione frontaliera”. Quali temi affronterete?
«Incontreremo i colleghi francesi al Forte di Bard. Non ci sono solo i temi decisivi della mobilità. Parliamo di ambiente, di gestione delle risorse, di iniziative comuni per l’industria, per l’agricoltura, per i giovani. È un modo concreto di far lavorare insieme popolazioni che ormai sono profondamente unite, anche se formalmente rimane un vecchio confine che ormai nessuno ritiene più una vera linea di separazione».
Parlerete anche della “seconda canna” del tunnel del Monte Bianco?
«Sì, ne discuteremo. Auspichiamo che vengano analizzati senza pregiudizi tutti gli scenari possibili, compresa la realizzazione di una seconda canna del tunnel. I dati e gli studi disponibili indicano che questa soluzione potrebbe garantire standard di sicurezza ancora più elevati, oltre a una migliore tutela ambientale, grazie alla riduzione delle lunghe code che si registrano nei periodi di maggiore traffico. Tutto questo senza determinare un aumento del numero dei mezzi in transito, ma rendendo più efficiente, sicura e sostenibile la gestione di un collegamento strategico per le comunità e le economie dei due versanti delle Alpi».