Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, sarà l’ospite d’onore dell’evento «Obiettivo Export» che si svolge oggi a Bari. Risponde alla Gazzetta del Mezzogiorno nel giorno in cui prende corpo la notizia della firma, più volte sfumata in questi mesi, di un pre-accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Una notizia che accoglie con un sentimento di otto lettere: «prudenza».
Signor Ministro, a Bari, per «Obiettivo Export» ci saranno i direttori degli Uffici ICE di Paesi come Albania, Germania, Regno Unito, Svizzera, Turchia, ma anche di referenti diplomatico/commerciali di Paesi come Algeria, Corea del Sud, Egitto, Emirati Arabi, Kenya, Marocco, Messico, Romania, Serbia e Tunisia. Possiamo dire che il perdurare dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, assieme alle tensioni tariffarie con gli Stati Uniti, stanno valorizzando ancor più la leva strategica delle esportazioni e la necessità di aprire nuovi mercati, oltre che consolidare le posizioni con gli storici partner del nostro Paese?
«II negoziato fra Usa e Iran sta producendo notizie incoraggianti: è d’obbligo la prudenza, considerando la situazione del Medio Oriente. Una vera tregua dev’essere seguita da un negoziato diplomatico ma, volendo essere ottimisti, è possibile un percorso che porti alla pace nella regione. La riapertura di Hormuz potrebbe essere un aiuto importante all’economia sia nel Golfo sia in Europa e in tutto il mondo. Veniamo all’export con l’esplosione della crisi dei dazi, un anno fa avevamo compreso che il contesto del commercio internazionale stava cambiando profondamente. Abbiamo varato perciò un “Piano d’azione per l’export”, mettendo a sistema gli strumenti di ICE, Cdp, Sace e Simest e lanciando nuove misure per sostenere le nostre imprese sui mercati ad alto potenziale. Nel solo 2025 abbiamo organizzato 50 forum imprenditoriali in numerosi Paesi, dall’India al Giappone, dalla Turchia agli Emirati Arabi Uniti, dall’Arabia Saudita all’Algeria, al Messico, alla Corea del Sud, e in Africa al Senegal. Abbiamo coinvolto più di 7.500 imprese. E i risultati ci hanno dato ragione: nel 2025, nonostante l’incertezza, il nostro export è cresciuto del 3,3%, raggiungendo la cifra record di 643 miliardi. Si avvicina sempre di più l’obiettivo di superare i 700 miliardi».
In concreto qual è lo scopo di questa conferenza di Bari?
«II Sistema Italia incontra le aziende: a Bari i nostri diplomatici e i funzionari di Cdp, ICE, Simest e Sace avranno oltre 500 appuntamenti programmati con le imprese per accompagnarle sui mercati internazionali. Lo scopo è offrire tutti gli strumenti per individuare i mercati giusti a chi lavora per esportare. L’export del nostro Paese vale circa il 40% del Pil: è la colonna portante della nostra economia, il sostegno necessario allo sviluppo economico del Paese. Se in Italia il mondo del lavoro è dinamico e l’occupazione cresce, in buona parte è dovuto a quello che esportiamo nel mondo».
La sua presenza in Puglia rafforza il senso di prossimità della Farnesina a questi territori che scontano uno storico gap, anche infrastrutturale. Una più stretta collaborazione può valorizzare le specificità produttive del Mezzogiorno, e come?
«Quest’anno ho voluto che la Conferenza Nazionale dell’export di fine anno fosse preceduta da tre appuntamenti dedicati al Nord, al Sud e al Centro Italia. Siamo a Bari con tutto il Sistema Italia per ascoltare i territori e le nostre imprese, costruendo una strategia per l’export che tenga conto delle specificità del Mezzogiorno. Le regioni del Sud hanno tutto per competere a livello internazionale: base produttiva, giovani di talento, incentivi finanziari, startup innovative, e i suoi prodotti sono una riconosciuta eccellenza del Made in Italy. Negli ultimi mesi le regioni del Mezzogiorno hanno registrato alcuni incrementi nell’export anche maggiori rispetto ad altre aree del Paese. La capacità dei vostri imprenditori fa la differenza. Il Governo dovrà affrontare delle sfide decisive: penso all’alta velocità ferroviaria per tutto il Sud, ma anche alla modernizzazione del sistema aeroportuale e a quello dei porti meridionali. II compito dello Stato è quello di modernizzare le strutture del Sud e offrire ai suoi imprenditori la possibilità di produrre ed esportare in maniera competitiva».
In Puglia il valore delle esportazioni nel primo trimestre del 2026 è pari a 2.384 milioni di euro, in crescita del 9,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, proprio grazie a Paesi extra UE. Lei crede che l’allargamento dell’UE ai Balcani occidentali aprirà nuove prospettive di sviluppo per il Sud e per questa regione che è storico ponte tra Oriente e Occidente?
«L’export della Puglia riflette il tessuto produttivo della regione in cui a un vasto numero di PMI attive nei settori tradizionali si affiancano i distretti di eccellenza in settori di punta come l’aerospaziale, Information Technology e manifatturiero avanzato. Nel 2025 i flussi commerciali, distribuiti in modo equilibrato all’interno dell’Unione Europea e nei mercati extra-UE, hanno registrato una crescita del +2,6% rispetto all’anno precedente e raggiunto un valore complessivo di 9,9 miliardi di euro. Nel primo trimestre il valore dell’export, pari a 2,4 miliardi, ha registrato tassi di forte crescita soprattutto al di fuori dell’UE con picchi negli Usa (+31,6%) e Giappone (+75,3%) e performance elevate anche in alcuni mercati Ue. Certo, la vostra regione gode di un importante vantaggio strategico confermato dalla centralità della Puglia nel Mediterraneo e nei Balcani, per il transito di corridoi infrastrutturali strategici come Imec (l’India-Middle East-Europe Economic Corridor; ndr), progetto infrastrutturale strategico nato per collegare l’India all’Europa e per il Tap che conferisce un’importante sicurezza energetica».
Come lei sa, dal 24 maggio, sono detenuti nella Libia “bengasina” i pugliesi Dina Alberizia (maestra in pensione foggiana) e Nico Centrone (documentarista e professore universitario molfettese), entrambi volontari del Convoglio di terra della Flottilla. In Puglia c’è apprensione per loro.
«Il Governo italiano sta seguendo con grande attenzione il caso di questi due attivisti della Flotilla bloccati in Cirenaica dalle autorità locali. Avevamo sconsigliato in ogni modo i militanti di viaggiare da Tripoli verso Bengasi, attraversando la linea di cessate-il-fuoco fra Est e Ovest della Libia. Il nostro Console a Bengasi ha incontrato i due militanti e continua a fare pressioni per il loro rilascio, coordinandosi con gli avvocati. Chiediamo che i nostri due connazionali vengano rilasciati al più presto».