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Tajani: «In Iran lotta di potere. Le minacce alla premier? Non ci faremo intimidire» (Corriere della Sera)

«In Iran lotta di potere Le minacce alla premier? Non ci faremo intimidire»
«In Iran lotta di potere Le minacce alla premier? Non ci faremo intimidire»

Il vertice di Ankara, tanto temuto per la solidità dei rapporti tra Usa e Paesi europei, ha invece «consolidato l’alleanza occidentale, rafforzando il legame tra Stati Uniti e Nato». Lo dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, per il quale «si sono fatti grandi passi avanti» e l’Italia sta avendo un ruolo centrale nelle crisi che scuotono gli equilibri internazionali: «Martedì si terranno colloqui tra i mediatori libanesi, israeliani e americani proprio a Roma, che diventa capitale della pace rispetto al teatro mediorientale. Un fronte sul quale siamo attentissimi, il più vicino a noi: abbiamo guidato la missione Unifil in Libano e siamo pronti con i francesi a continuare a presidiare l’area, vedremo se con mandato Onu o Ue». E sulle minacce iraniane a Meloni — ritratta da un giornale di Teheran in tuta arancione e considerata tra i maggiori responsabili dell’omicidio di Khamenei — dice: «Tutta la nostra solidarietà a Giorgia Meloni, che certamente non si fa intimidire». E non solo, domani — annuncia Tajani — «a Parigi parteciperò a un vertice tra Paesi europei che sancirà la nascita di una Coalizione anti-missili balistici, mirata alla creazione di una collaborazione industriale e di capacità tecnologiche in grado di offrire protezione a tutta l’Europa a partire dall’esperienza ucraina».

Quanto preoccupano le tensioni che restano fortissime tra Usa e Iran? Il figlio di Khamenei minaccia praticamente tutto l’Occidente di ritorsioni per gli attacchi, anche la premier è considerata «tra i responsabili» della morte del padre.

«Preoccupano, certo, perché a soffiare troppo sul fuoco si rischia di scottarsi… Oltretutto, è in atto una lotta per il potere in Iran che rende tutto più difficile e fa alzare i toni. Nelle trattative in corso, il nodo resta lo stretto di Hormuz. Trump trova inaccettabile, e anche noi, che si debba pagare un pedaggio per passare. Noi siamo per il libero commercio ovunque, poi una cosa sono gli stretti che sono opera dell’uomo, come quelli di Suez e Panama, e altra quelli naturali: se ponessimo dazi ovunque sarebbe la fine del commercio mondiale».

Quale può essere il ruolo dell’Italia in queste crisi internazionali? Intanto contribuire con più fondi alla Nato?

«Manterremo gli impegni presi, a partire da quello del 5% del Pil per spese di difesa e sicurezza entro il 2035. Ma lo faremo come decideremo noi, senza subire alcun diktat sull’acquisto di anni o sistemi militari Usa. Noi investiremo soprattutto in imprese italiane come Leonardo, Finmeccanica, Fincantieri, e altre più piccole ma importanti. Sarà anche un modo per far crescere la nostra tecnologia specializzata. E saremo in prima fila sul Libano. Già dopodomani, martedì, si terranno a Roma colloqui a livello di ambasciatori e mediatori. E c’è un altro interesse europeo e italiano che difenderemo in ogni modo».

Quale?

«Come deciso al vertice degli amici dei Balcani, che presiediamo, noi chiediamo a tutte le istituzioni europee di favorire e accelerare l’ingresso nell’Ue dei Paesi del Sud dei Balcani: Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo. Stiamo anche riavvicinando l’Ungheria. Non possiamo permetterci di lasciare fuori Paesi come la Serbia, con cui siamo amici, per la rigidità di alcuni burocrati a Bruxelles, perché il rischio per tutti è che cadano sotto l’influenza russa, o cinese».

L’opposizione vi contesta di essere troppo presi dalla corsa al riarmo che, secondo Conte, è totalmente inutile perché la Russia non è un pericolo per noi.

«Sarò molto chiaro: noi non sottovalutiamo il fatto che diversi fronti sono ancora aperti e molte battaglie vanno ancora combattute, per quanto ci riguarda con la diplomazia, con gli accordi, con i tavoli per la pace, senza stancarsi mai. Ma alla sinistra pongo una domanda».

Quale?

«Vorrei sapere dal “Campo stretto”, visto che il Campo largo non l’ho visto sul palco di Napoli, c’è solo una sinistra? Loro da che parte stanno? Da quella della democrazia, accanto all’Ucraina invasa, o della Russia e della Cina, regimi autoritari? È cruciale che rispondano con una sola voce se vogliono essere un’alleanza. L’Italia non può avere un governo filorusso. È in gioco la nostra credibilità internazionale. Una risposta ambigua spaventerebbe gli alleati, ci isolerebbe, sarebbe un danno gravissimo per il nostro sistema Paese».

Lo chiede a Elly Schlein?

«Abbiamo visto come la pensa Conte: l’accordo per la Via della Seta con la Cina, ora addirittura la Russia che “non è un pericolo”, mentre siamo spesso vittime di cyber-attacchi dai quali ci difendiamo anche grazie alla riforma della Farnesina che ci permette di controllarli in tempo reale, e con le spie russe che abbiamo appena cacciato. Quanto alle minacce ai Paesi baltici — che affronteremo tutti insieme a partire da domani con il vertice per rafforzare la difesa aerea da droni e attacchi aerei — loro da che parte stanno?».

Il Pd però in Europa ha votato come voi sulla risoluzione per l’ingresso dell’Ucraina al più presto nella Ue…

«E allora perché non prendono le distanze da Conte? E Avs e Verdi? C’è un’ambiguità pericolosa, la politica estera nel mondo che ci attende è decisiva. La loro timidezza, storica, verso la Russia è un problema».

Anche a destra comunque c’è Vannacci che è dichiaratamente filo-russo.

«Non è un problema nostro. Si è posto da solo fuori dal centrodestra, non ci riguarda». Non avete davanti un tempo infinito, tra un anno si voterà. Intanto, con quale legge elettorale? Siete divisi sulle preferenze. «La legge elettorale è necessaria perché dà governabilità e stabilità. Le preferenze sono un particolare di qualcosa di molto più importante. Deciderà il Parlamento non il governo, sono sicuro che una soluzione si troverà. La stabilità serve per programmi coerenti, soprattutto sul fronte economico: noi siamo per l’abbassamento delle tasse, la semplificazione delle procedure amministrative in tutta Italia, l’assunzione dei giovani sgravata dai contributi, la possibilità di detrarre le spese sanitarie dalla dichiarazione dei redditi già nell’anno di spesa e non in quello dopo. Loro invece? Parlano di patrimoniale e tassa di successione. È sui programmi che si concentrerà il confronto elettorale, e anche su quelli chiediamo loro chiarezza».

Si voterà anche per le Amministrative: pensate ancora che a Milano e a Roma serva un candidato civico?

«Assolutamente sì, perché il centrodestra, che sfida chi sta già governando, deve allargare i propri confini. Non ci serve un candidato che faccia incrementare solo i voti per la propria lista, ma chi può permetterci anche alleanze vincenti con altri partiti».

Cottarelli a Milano per dire, sponsorizzato anche da Calenda?

«Sarebbe un ottimo candidato, sì. Se invece fosse un politico, anche noi ne avremmo da mettere in campo».

 

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