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Antonio Tajani «Sanchez sapeva della proroga. Inspiegabile la sua ritorsione» (Il Messaggero)

Antonio Tajani «Sanchez sapeva della proroga. Inspiegabile la sua ritorsione»
Antonio Tajani «Sanchez sapeva della proroga. Inspiegabile la sua ritorsione»

«Nessun intento politico», ma la «necessità di garantire la sicurezza del nostro Paese». C’è solo questo, assicura Antonio Tajani, dietro la scelta del governo italiano di prorogare per ulteriori quindici giorni la sospensione dell’accordo di Schengen, scattata il 1° agosto scorso come riflesso della crisi migratoria nell’exclave di Ceuta.

Motivazioni che non sono bastate a impedire la reazione uguale e contraria da parte della nazione guidata dal socialista Pedro Sanchez: il prolungamento per altre due settimane dei controlli frontalieri dei passeggeri, via mare o via aerea, che accedono al territorio nazionale ma provenienti dall’Italia. Una contromossa che, a detta del leader di Forza Italia, ha il sapore di una «ritorsione».

«C’era davvero bisogno di questo nuovo rinvio?», è la domanda che in molti si sono fatti non appena le agenzie hanno cominciato a battere la notizia che fosse in corso di notifica la nota con cui Palazzo Chigi comunicava alla Ue la proroga. Il ministro degli Esteri, contattato dal Messaggero nel corso di un evento a Rieti, non ha dubbi: «Certo. Basta vedere quello che è successo oggi a Ceuta per comprendere qual è la situazione». Il riferimento è agli scontri tra migranti che si sono verificati ieri mattina nel quartiere di Loma Colmenar, con l’ingresso di centinaia di persone di origini magrebine, rimaste accampate in strada nelle ultime settimane, in una tensostruttura di accoglienza allestita dal governo. E il successivo intervento della polizia, che ha sparato in aria per disperdere la ressa. «L’emergenza a Ceuta non è una invenzione nostra, sono arrivate quasi centomila persone, la polizia è stata costretta a sparare e non si sa quanti irregolari siano rimasti». Una scelta, dunque, suffragata da ragioni tecniche: «Il comitato che si occupa della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione – spiega Tajani – ha detto che ancora la situazione non è stata risolta. Per questo abbiamo deciso di prorogare per altri 15 giorni il blocco di Schengen, sia per le navi che per gli aerei che arrivano dalla Spagna: per garantire la sicurezza interna e la sicurezza delle nostre frontiere». Poi la precisazione, quasi obbligata, considerato il vespaio di polemiche proveniente dalle opposizioni sul punto: «Lo abbiamo fatto in collaborazione con l’Europa e, naturalmente, anche con la Spagna, che è stata informata dal ministro dell’Interno. Non c’è nessun intento politico». Se Sanchez «sapeva», l’Italia, al contrario, non era stata «avvisata» della contromossa in serbo da parte dei cugini iberici. «In realtà – ammette Tajani – non si capisce il perché di questa decisione, non c’è motivazione: per fortuna i flussi migratori sono stati ridotti del 50%, con una percentuale in crescita rispetto agli anni passati, mentre la situazione a Ceuta è preoccupante. Quella della Spagna è sembrata una ritorsione, che non trova spiegazione». Alla domanda se c’entri qualcosa, nel braccio di ferro, l’orientamento del governo spagnolo e la campagna elettorale ormai alle porte, il leader azzurro frena: «Non c’entra nulla il colore politico dei governi. L’Italia agisce in un quadro di solidarietà europea, anche con la Spagna».

 

NODO TERRORISMO

Sullo sfondo, il timore di possibili infiltrazioni terroristiche: «Il rischio terrorismo c’è sempre e non va sottovalutato. Sappiamo che è forte nell’Africa subsahariana, che confina con il Marocco. E non possiamo dimenticare che non sono solo marocchini quelli che sono arrivati a Ceuta». Il ministro degli Esteri fa di conto: «Durante l’ultimo mese ci sono stati 31 provvedimenti di respingimento alle frontiere marittime e aeroportuali, di cui otto erano marocchini. Sei sono stati arrestati. Non sono pochi». Resta il riflesso politico, il rischio cioè che questo rimpallo tra paesi Ue possa indebolire la libera circolazione, ma anche la difesa dell’architettura dei Trattati. Il leader di Forza Italia, partito che appartiene alla famiglia del Partito popolare europeo – tra i più europeisti a Bruxelles – distingue i piani: «La libera circolazione non significa non combattere l’immigrazione irregolare e combattere il terrorismo». Che sia questa l’ultima sospensione necessaria, il vicepremier non lo dà per certo: «Noi ci auguriamo che lo sia perché non rinnovarla è nel nostro interesse. Prima, però, dobbiamo garantire la sicurezza».

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