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Tajani: «Lo dico a chi ora si illude: quei sovranisti nemici dell’Italia. Ma alla Ue serve il rilancio» (Corriere della Sera)

Tajani: «Lo dico a chi ora si illude: quei sovranisti nemici dell’Italia, ma alla Ue serve il rilancio»
Tajani: «Lo dico a chi ora si illude: quei sovranisti nemici dell'Italia, ma alla Ue serve il rilancio»

«Voglio dirlo a chi nel nostro Paese coltiva sogni sovranisti: il sovranista tedesco è il peggior nemico dell’Italia. Ricordo che al tempo della crisi dell’euro, Alternative für Deutschland nacque proprio per avere una linea dura nei confronti dei Paesi del Sud e in particolare dell’Italia».

Il giorno dopo il successo di AfD nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt, il ministro degli Esteri Antonio Tajani risponde alle domande del Corriere.

Lei ha definito una «pessima notizia» la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt.

«Lo confermo. Si tratta di una forza antitetica ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce Forza Italia. Ma ci sono ragioni specificamente tedesche dietro quel successo locale. Io non credo che tutti gli elettori di Alternative für Deutschland abbiano tentazioni nostalgiche. L’hanno votata per motivi come l’immigrazione, la sicurezza, la crisi industriale, il rifiuto della burocrazia di Bruxelles, senza contare i danni provocati dal regime comunista che hanno lasciato tracce profonde».

Vuol dire che non è un segnale da cogliere in Italia?

«In Italia la situazione è diversa. A differenza che in Germania, dove la Cdu è alleata con i socialdemocratici, da noi c’è un governo di centrodestra, omogeneo, non ci sono contraddizioni interne».

Beh, proprio sul tema AfD lei e Salvini avete posizioni diametralmente opposte. Salvini è esploso di gioia. Non è una contraddizione pesante?

«Io mi riferisco all’omogeneità politica».

Ma è dirimente, anche in rapporto alle cose che lei dice sull’Europa e che non sono certo le stesse di Salvini.

«Noi e la Lega siamo due partiti diversi. Forza Italia è un partito cristiano, liberale, riformista, garantista, europeista e atlantista. Io non condivido quello che dice la Lega su questi temi, così come non condivido quello che dice AfD o il Rassemblement national, che pure hanno posizioni diverse. Le ricordo che a Bruxelles, AfD e Rn non vanno d’accordo e stanno in gruppi politici diversi».

Non sembrano questioni marginali.

«Quella che conta è la linea del governo su questi temi. Il presidente del Consiglio non è certamente antieuropeista e antiatlantico. Se fosse così non staremmo al governo».

Quale dev’essere la risposta dell’Europa?

«La risposta a livello europeo al successo di AfD non può che essere un rilancio dell’Europa. Oggi manca una vera politica industriale, poiché il Green Deal ha messo in difficoltà l’intero comparto automobilistico. Inoltre, l’Unione deve cambiare passo dal punto di vista politico. Occorre sfoltire la giungla burocratica di Bruxelles. Per ogni regola nuova, due vecchie devono essere abolite. Bisogna completare il mercato interno e fare una serie di riforme istituzionali come l’elezione diretta di un presidente unico della Commissione e del Consiglio, l’estensione del voto a maggioranza, l’aumento del ruolo del Parlamento europeo che deve avere il potere di proposta delle leggi. Voglio dire che la risposta ai nazionalismi deve combinare efficienza e visione, risolvere i problemi e far nuovamente sognare i cittadini europei».

Non mi pare però che il cancelliere Merz e il governo di Berlino condividano tutte le sue posizioni.

«È vero che sugli eurobond per la difesa il governo tedesco ha un’altra posizione. Ma sulla crescita, la politica industriale e la semplificazione burocratica Italia e Germania marciano insieme. Anche sul voto a maggioranza, sul quale dentro il nostro governo ci sono differenze, c’è un’intesa tra noi e i popolari tedeschi. Faremo presto una missione a Berlino per coordinare ulteriormente le nostre posizioni».

Nonostante la sconfitta, Merz ha appena riconfermato la cosiddetta Brandmauer, cioè l’esclusione di ogni possibilità di accordo e collaborazione con AfD.

«La condivido».

Quindi vale anche per il generale Vannacci, che è stato il più entusiasta nelle congratulazioni a AfD, come fosse l’anima gemella?

«La linea di non collaborazione con AfD nasce dal rifiuto per i valori che esprime. Detto questo, ogni Paese e ogni partito valgono per sé, ogni forza è diversa».

Ma in Italia i valori di AfD li esprime Vannacci.

«Sui valori vale lo stesso rifiuto. Fra l’altro, è Vannacci che si è allontanato dalla coalizione e ora spesso vota insieme alla sinistra».

Ma così come la Cdu dice chiaro e tondo che non farà mai una coalizione con AfD, Forza Italia — che è parte del Ppe — non dovrebbe dire la stessa cosa nei confronti di Vannacci?

«Lo diciamo tutti i giorni che non siamo suoi alleati e non c’è alcuna possibilità di collaborare. Ma mi lasci dire un’altra cosa».

Prego.

«Vannacci critica sempre i compromessi di Bruxelles. Ma io sono stato l’unico che ha battuto la sinistra al Parlamento europeo, dove sono stato eletto presidente da una maggioranza di popolari, liberali e conservatori. Che è poi la maggioranza che bisognerebbe costruire in alternativa alla sinistra, in grado di imprimere una svolta all’Europa. Non possiamo lasciare che a farlo siano i nazional-populisti, che hanno uno spirito distruttivo verso il processo di integrazione. Questo significherebbe condannare l’Europa alla marginalità, a vantaggio dell’America e della Cina».

Quando parla di conservatori, visto che li differenzia da AfD, include anche il Rassemblement national di Marine Le Pen se fosse al governo?

«Io ho parlato di conservatori, di cui il Rn non è parte. Su molti punti siamo lontani, come il mercato unico dell’energia, che noi vogliamo sviluppare e invece Rn rifiuta».

L’immigrazione è stata il combustibile più formidabile per AfD?

«Sull’immigrazione ci hanno dato ragione tardi. Il nuovo patto europeo è stata una vittoria per l’Italia, ma non è servito a pesare sulla campagna elettorale in Germania. Noi siamo riusciti a ridurre drasticamente il numero degli arrivi clandestini, siamo a meno 80% come ha mostrato il ministro Piantedosi. Ma rimane un problema di sicurezza che dobbiamo affrontare, se non vogliamo che attecchisca lo spauracchio agitato dai nazional-populisti».

Come vede il futuro del cancelliere Merz?

«Mi auguro che possa continuare a governare la Germania. La Cdu-Csu rappresenta un elemento di stabilità e un punto di riferimento per tutti i popolari».

  • Autore: Paolo Valentino
  • Testata: Corriere della Sera

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